Nel 1961 la finanza degli enti locali (Regioni - Provincie - Comuni) ha continuato a svilupparsi secondo il ritmo progressivamente crescente degli ultimi anni e questa espansione, veramente notevole, impone una attenta e responsabile vigilanza e fa riflettere per l'aggravarsi della situazione finanziaria in quanto ad un incremento delle entrate delI'8 per cento corrisponde un incremento medio delle uscite dell'11,4 per cento. I bilanci comunali hanno avuto nel 1961 una ulteriore dilatazione con l'aumento delle entrate a 809 miliardi di lire e delle spese a L. 1.293 miliardi. Complessivamente, quindi, un disavanzo di L. 484 .miliardi di lire rispetto ai 373 miliardi dell'esercizio precedente. I gettiti più notevoli dell'entrata sono determinati dall'imposta di consumo (217 miliardi), dall'imposta di famiglia (85 miliardi) e dall'imposta industria, commercio, arti e professioni (58 miliardi). La compartecipazione ai tributi erariali ha raggiunto nel 1961 ottantatrè miliardi di lire, con aumento del 9 per cento rispetto al 1960. Le spese effettive più impegnative sono quelle di carattere sociale, pari al 29,3 per cento, seguite dagli oneri di carattere economico e produttivo e dalle spese per la pubblica istruzione. Per limitare l'indagine ai Comuni capoluoghi di provincia, solo tre amministrazioni, nell'esercizio 1961 hanno chiuso in avanzo il bilancio (Novara-Pavia-Varese); due Comuni hanno chiuso in pareggio ( Asti-Vercelli ) e ben 82 in disavanzo complessivamente ammontante, nell’ultimo esercizio a L. 141.198.391.027. E' noto che i mezzi di ripiano autorizzati per la copertura dei disavanzi sono le sovraim-poste sino al massimo consentito dalla legge e l'accensione di mutui, il cui ammontare autorizzato, mentre nel 1950 è stato di 15 miliardi, nel 1961, dopo cioè dodici esercizi finanziari, è asceso a L. 145.772.280.961, con un incremento percentuale pari al 100 per cento circa. Questo fenomeno dell'indebitamento dei Comuni non solo non tende a cessare o a stabilizzarsi ma, invece, è sorretto da una dinamica espansiva che preoccupa. In questi ultimi tempi lo Stato è più volte intervenuto per cercare di sanare, sia pure con leggi particolari, le situazioni più delicate della finanza locale. Si rammentano i recenti provvedimenti : 1) — con legge n. 1014 sono stati alleviati di oltre 60 miliardi di lire gli oneri dei Comuni per spese contratte per conto dello Stato; 2) — con legge n. 167 del 18 aprile 1962 sono stati forniti gli strumenti per i Comuni con popolazione superiore ai 50.000 abitanti o che siano capoluoghi di Provincia per favo- rire l'acquisizione di aree fabbricabili per l'edilizia economica e popolare; 3) — con legge n. 56 del 3 febbraio 1963 sono previste concessioni di contributi e mutui per il ripianamento dei bilanci comunali e provinciali deficitari per gli anni 1962-1963- 1964 e 1965; 4) — con legge n. 246 del 5 marzo 1963 è stata istituita l'imposta sugli incrementi di valore delle aree fabbricabili che, senza dubbio, offre la possibilità di migliorare la situazione finanziaria dei Comuni in relazione all'ingente sviluppo urbanistico. Dopo questa breve panoramica, è evidente che non si tratta di sanare le finanze degli enti locali con provvedimenti contingenti, ma si impone il coraggioso intervento del Governo e del Parlamento per varare una nuova — veramente aggiornata — legge sulla finanza locale. 14 Alcuni principi di riforma che trovano già consenzienti gli studiosi d^lla materia possono essere i seguenti: 1 ) — alleggerire Comuni e Provincie di talune spese proprie dello Stato; 2) — abolire definitivamente alcuni tributi di scarsissimo gettito; 3) — garantire un «minimo vitale» a tutti i Comuni mediante la considerazione del costo dei servizi che sono chiamati a svolgere in rapporto alle possibilità tributarie delle popolazioni interessate; 4) — contenere, per quanto possibile, le spese superflue, specie se relative ad interventi superati dalla situazione economica-socia le; 5) — rendere maggiamente progressive alcune imposte, capovolgendo l'attuale rapporto tra imposizioni dirette e indirette a favore delle prime e ciò con la istituzione di anagrafi fiscali, commissioni di accertamento e mediante riforma del contenzioso tributario in modo da renderlo inidpendente, sollecito e obiettivo; 6) — coordinamento dell'azione fiscale statale con quella degli enti locali; 7) — semplificazione delle procedure di accertamento e riscossione dei tributi per rendere meno onerosi gli adempimenti dei cittadini; 8) — perfezionamento del sistema d'imposizione indiretta sui consumi; 9) — semplificazione e snellimento della troppo lunga procedura relativa alla stipulazione dei mutui ed alla approvazione dei progetti che richiedono troppi visti, esami, controlli e registrazioni. Queste note hanno messo in luce alcuni aspetti del problema della finanza locale, la cui soluzione, se sembra facile nella enunciazione di taluni principi, manifesta enormi e gravi difficoltà di attuazione pratica. Il mio augurio è che il nuovo Parlamento che uscirà dalle elezioni del 28 aprile abbia la « volontà » di attuare questa invocata riforma della finanza locale in modo da assicurare una vita sufficientemente tranquilla agli Enti locali, agli Amministratori di questi e perchè no, anche ai cittadini che meritano le più vive attenzioni, non solo nel periodo elettorale. BRUNO TAMASSIA Assessore alle Finanze Nel prossimo numero sarà pubblicata un’ampia relazione sul Bilancio di previsione per l’esercizio 1963 in corso di discussione da parte del Consiglio Comunale.