dal fossato dei buoi al macello comunale Il Macello Pubblico, come lo definisce VAsdrubali, è uno stabilimento comunale nel quale si abbattono e si preparano gli animali le cui carni sono destinate all'alimentazione umana. E’ un edificio di pubblica utilità che inteso nel suo significato e nella sua funzione non è certamente una istituzione recente, ma la cui esistenza almeno nella nostra città si perde nel tempo. Non ì fuori luogo quindi indagare, se pur sommariamente, suliorigine di questo servizio, per ricavare utili e preziosi elementi rivolti a stabilire l’evoluzione della sua funzione e le ragioni che sollecitarono ed influenzarono la sua creazione. (!hi vagando per corso Garibaldi si indugia davanti al Pubblico Macello non immagina che quel vecchio e sorpassato edificio di color rosa, sormontato da numerose teste di vecchi « bovi » e dall'ampio porticato con pretese di una certa eleganza, è legato ad una storia assai interessante. E’ da questa secolare costruzione che ci rifaremo nel tempo, non dimenticando che Mantova ha sempre avuto una certa tradizione per quanto riguarda il Macello. Siamo ai primordi Jel secolo XII, periodo questo che possiamo definire « embrionale » nella vi ta del macello. la citt' vecchia era circondata da mura delle quali esistono tuttora pochi resti in via Accademia e sotto le quali scorreva un largo fossato che dall'ancona paludo'a di S. Agnese percorrendo le attuali via Cavour ed Accademia congiungeoa l'/ ncona con il lago inferiore. E' appunto in riva a questo fonato, denominato « fossatum bovum et porcorum » che, a quanto ci è dato sapere, avvenivano a quel tempo le macellazioni degli animali. Dapprima fu permesso abbattere gli animali in ogni punto del fossato, poi. o per il sorgere di nuove abitazioni nei dintorni o perchè le acque non avevano più una corrente tale da allontanare il sangue ed i resti delle macellazioni, si limitarono i punti e precisamente in riva al lago inferiore e lontano dai ponti. I beccati, così erano chiamati i macellai, erano obbligati a portare le carni degli animali appena macellati in tre principali beccarie : presso la Chiesa di S. Zenone (via Ardig'') — in località S. Simone — in località ponte di S. Giacomo (piazza Felice Cavallotti). Queste beccarie avevano esclusivamente la prerogativa di depositi. Le carni quindi venivano distribuite ai vari beccari sparsi nei borghi e sobborghi della città. J beccari che erano allora in numero di cinquanta, chiamavano gloriosamente la loro arte con il nome di « Università ». La scomodità di avere dislocate nella città tre depositi di carne si fece sentire presto e l’Università dei beccari, presi i dovuti accordi col Comune, riuscì a farsi accordare nel 1281 un'area per poter erigere una casa che servisse loro da deposito unico per carni macellate. Questa casa denominata « casa delle beccarie » pare sorgesse all angolo di via Tubo, chiamate allora borgo S. Lorenzo e S. Salvatore e per questo le vie adiacenti venivano e vengono tuttora chiamate le vie delle beccherie. Sembra però che questa casa verso la metà del secolo XIV non servisse soltanto da deposito, ma pure come macello ed allora il nome fu cambiato in > Pomus mazellum ». Si sent1 infatti la necessità di abolire Vabbattimento non sorvegliato di animali lungo le rive del lago e creare un edificio speciale sotto il controllo dell'Autorità Comunale, convenientemente attrezzato il cui funzionamento venisse regolato aitraverso opportune norme. Questa ca~a ebbe una lunga vita e precisamente fino al 1536, anno in cui G. Romano, appoggiato dalla fiducia incondizionata dei Gonzaga, fece innalzare la nuova Beccaria per ordine della Camera Ducale lungo il Pio tra il ponte di S. Silvestro ed il Ponte della Pescheria. Essa era sita sulla riva destra del Rio d unita alla Pescheria formava uno splendido fabbricato. Era innalzata su marmoree colonne e come dice la « Mantova Sume rizzata » del 1839 era « l'edificio forse migliore d’ogni altro in Italia ». II « Nuovo Macello », costituito da una vastissima sala tutta in marmo, era lungo 94 metri e largo 9. Quivi si macellavano gli animali destinati all’alimentazione e nello stesso tempo si mantenevano in deposito le carni per i vari beccari della città. Come fin' la vecchia «Domus Mazellum» di preciso non si sa ; pare che la Camera Ducale nel 1542 la assegnasse al G. Romano forse coinè compenso spettantegli per la costruzione del nuovo macello std Rio. Le norme di macellazione erano molto severe. Si può ricordare a tale proposito che nessun animale, le cui carni dovessero servire all’alimentazione, poteva essere ucciso se non fosse stato riconosciuto in precedenza sano. La vendita carne si poteva effettuare soltanto nelle Beccherie e senza frode di peso ; si vietava di bagnarle o di insufflarle con aria : pena XL soldi piccoli. Nel 1843, a seguito di frequenti piene del Rio, si danneggiarono le fondamenta di questo meravgilioso edificio, che cedendo, fecero crollare la parte mediana. Restarono intatte le due parti estreme, verso la Pescheria e verso la piazza S. Silvestro che servirono ancora per molto tempo l’tina come macello vero e proprio e l'altra come deposito carni. Successivamente al disastro, numerose furono le lamentele da parie del beccari per la situazione che si era venuta a creare. Mantova che ha sempre tenuto in grande considerazione questo importante settore della vita pubblica, pensa o di ricostruirlo nella stessa zona o di trovare altro luogo più idoneo dato lo sviluppo edilizio nella città. Ma le guerre che tormentarono allora la nostra clt 33