sunse poi la forma di « via Magistrato », è rimasto — come è noto — fino al 1931, quando è stato sostituito con la denominazione vigente di « via Roma ». Il Magistrato Camerale non restò per molto tempo nell’edificio in questione, perchè si trasferì, prima che finisse il secolo, in un palazzo della « contrada di Pradella », cioè dell’odierno corso Vittorio Emanuele II. E siccome nel 1797, durante l’assedio della città da parte dei francesi, l’ala del Palazzo Ducale ove risiedeva la cosiddetta Congregazione Delegata, ossia l’amministrazione civica, rimase gravemente danneggiata dai bombardamenti, nello stesso anno la Congregazione prese in affitto il palazzo lasciato libero dal Magistrato Camerale. Il fabbricato è perciò sede degli uffici comunali dal 1797 Può essere curioso ricordare che, con quel trasloco della Congregazione Delegata, la quale poco dopo fu chiamata Municipalità, venne abbandonata una vecchia usanza per cui ogni anno, la mattinadel giovedì grasso, cioè dell’ultimo giovedì di Carnevale, la Congregazione stessa offriva in Palazzo Ducale ai notabili della città, che dovevano intervenire tutti mascherati, un trattamento a base di rinfreschi detto « il cioccolatte ». Nel 1819 l’amministrazione civica acquistò la proprietà del palazzo per il prezzo di « lire italiane » 25.000, le quali furono versate tra il detto anno 1819 e il ’25 al conte Giacomo Mellerio junior, dato che nel 1803 la famiglia Mellerio era divenuta proprietaria unica dell’edificio. Fra il 1825 e il ’32 la Municipalità effettuò nel palazzo, internamente ed esternamente, quei lavori di generale rinnovamento che hanno determinato l’aspetto odierno. Tali lavori furono ideati e diretti dall’architetto bergamasco Gian Battista Vergani, che nel 1819 si era stabilito a Mantova come professore del Liceo e nel 1841 era destinato a ottenere la cattedra di architettura civile nell’Università di Pavia. Furono esecutori dell’opera muraria il capomastro Andrea Spiller e delle decorazioni in marmo gli scultori Giovanni Fiamberti e Antonio Bosio. Se neH’interno del palazzo il Vergani non seppe o non potè dare risultati rimarchevoli, la facciata si presenta come una buona composizione, ove l’eleganza tra gracile e retorica, propria delle creazioni verganiane, è superata da una robustezza d’impostazione che alPartista fu imposta senza dubbio dall’ossatura rinascimentale deU’edificio: ossatura che sostanzialmente permane sotto il parato neoclassico. GIOVANNI BELLA VITE Busto In bronzo di Viroilio CITTA’ di MANTOVA hanno collaborato. GIUSEPPE AMADEI, VITTORIO BALESTRA, MAURIZIO DELLA CASA, FRANCO FACCINCANI, SILVIO FERRARI, LUIGI FRACCALINI, ERCOLANO MARANI, FRANCESCO MORESE, FRANCESCO PANELLI, AURELIO VINCENZO REGGIO. N. — E’ noto che, oltre al palazzo del Municipio, sono creazioni mantovane del Vergani anche il corpo di facciata del Seminario Vescovile, le case neoclassiche di via Virgilio, il giardino dei marchesi Cavriani in via Trento, la facciata della chiesa di S. Gervasio, le chiese parrocchiali di Pietole è di S. Antonio di Porto Mantovano, il teatro di Bozzolo. Ringrazio — per avermi consentito con le loro cortesie di raccogliere ì dati esposti nell’articolo — l’On. Gianni Usvardi, il dott. Antonio Caruso, il prof. Aldo Antonioli, il geom. Aldo Signoretti, il sig. Enzo Manzotti e il sig. Maurizio Maccario. i. vt Generalmente si ignora che durante l’esecuzione il progetto primitivo della facciata fu modificato dal Vergani stesso,che eliminò un attico con fastigio i1 quale doveva coronare la costruzione, tolse pure un fregio in bassorilievo e ridusse a uno solo i cinque portoni che erano stati previsti. Tutto ciò appare dal disegno originario del Vergani, che porta la data del 29 maggio 1829 e, corredato di annotazioni del medesimo architetto, è oggi conservato dal signor Maurizio Maccario, pronipote del capomastro Spiller sopra menzionato. E’ grato rammentare infine che lungo lo scalone del palazzo sta quel iamoso busto bronzeo di Virgilio — opera di Giovanni Bellavite — che, per ordine del generale francese Miollis, fu collocato con memorabili festeggiamenti il 15 ottobre 1801 su una colonna in mezzo alla piazza Virgiliana e ivi rimase fino al 1820, quando esso venne ritirato nel palazzo municipale. ERCOLANO MARANI