deve continuare. Le nuove leve studentesche, alle quali l’iniziativa si rivolgeva, non sono in genere in rapporti molto intimi con l'arte musicale. Ciò non è certo da imputarsi al fatto che la musica cosiddetta « seria » sia estranea oggi alle tendenze ed alla sensibilità dei giovani, e che ogni sforzo per far breccia in questa apparente apatia sia quindi destinato inevitabilmente a infrangersi come una bolla di sapone. I motivi sono ben altri: principalmente, la carente o, per meglio dire, inesistente educazione musicale, a partire dalle Scuole. Apprendiamo che nella Media Unificata gli alunni potranno, a loro facoltà, seguire un corso di istruzione musicale. A parte il fatto che diffidiamo della efficacia degli insegnamenti « facoltativi », in base alla nostra stessa esperienza, non sappiamo fino a che punto l'apprendimento di qualche regoletta teorica o un po' di solfeggio potranno giovare all'effettiva formazione d'un gusto. Se dunque la ragione prima del distacco dei giovani dall'arte sonora risiede nella mancanza d'una preparazione sia pure larvata (e crediamo che il lettore sarà con noi quando affermiamo che qualsiasi « prodotto » artistico-culturale, per essere apprezzato e compreso, richiede il possesso di adeguati strumenti), è evidente che occorre studiare i modi e le forme in cui questa lacuna può essere colmata. Crediamo che uno dei mezzi più efficaci sia quello di tenere, con una certa frequenza, concerti-lezione come quello dei Solisti Mantovani, inquadrandoli possibilmente in una prospettiva logica e conse- guente. Il modo migliore per « capire », come si suol dire, la musica è certo il possederne le « chiavi » tecniche. Ma quando questo non è possibile, può dare ottimi risultati un dialogo aperto, serio e impegnato come quello che è iniziato il 12 maggio scorso all'Aldegatti, e che, dopo la parentesi estiva, ci si augura verrà proseguito. La scarsa collaborazione del pubblico dovrebbe finire cosi con lo schiudersi in una attenzione più cordiale e responsabile, e la musica comincerebbe ad avere un suo posto fra gli interessi culturali dei giovani. Che però, siamo franchi, non è che in genere facciano faville nemmeno in altri campi, per cui il nostro discorso potrebbe benissimo allargarsi in futuro anche al teatro, alla letteratura, alle arti figurative, all'informazione politica e via di questo passo. L'importante è aiutare le nuova leve a « scoprirsi », gettar loro dei ponti. E il Comune, crediamo, è deciso a farlo. Basti pensare alla nuova sala di cultura che si aprirà in via Oberdan, e che rappresenta un primo, sensibile passo nella direzione che abbiamo indicata. O al concerto studentesco dei Solisti Mantovani, dei quali, per concludere, vogliamo sottolineare la bravura e la preparazione: da Piero Toso a Omar Ca-prioglio, da Ferruccio Sangiorgi a Gualtiero Caprioglio. Le scuole stanno per chiudere i battenti. C'è tutto il tempo, sino all'autunno prossimo, per gettare le basi d'una attività unitaria, di respiro franco e disteso. MAURIZIO DELLA CASA 38 cesare lazzarini scultore A soli 25 anni di età Cesare Lazzarini ha esposto alla Biennale d’arte veneziana del 1956 un grande pannello di sbalzi su rame dal titolo: * omaggio a Shakespeare ». E’ questa la massima rassegna internazionale d’arte figurativa nella quale il nostro artista, pur cosi giovane, ha ottenuto un riconoscimento che di solito corona una valida carriera artistica. L’opera esposta è fondamentale per un’esatta valutazione dello scultore, il quale dimostra, con un materiale non facile, un’eccezionale capacità d’espressione che solo la difficoltà del soggetto poteva permettere di realizzare in pieno. Il rame diventa duttile strumento nelle sue mani, creando un linguaggio originalissimo di estrema efficacia. La tecnica non ha segreti per l’artista e le difficoltà di realizzazione non si avvertono nella precisa capacità di espressione : il dire, così, per lui diventa facile, come d’altronde è facile a chi legge capire la sua opera. Le più astruse ed ermetiche esperienze del moderno linguaggio figurativo sono filtrate e superate, perciò la chiarezza fa della sua opera una realtà accessibile con relativa facilità, anche allo spettatore sprovveduto. Non si creda tuttavia di trovare in luì un’opportunistica ricerca di adesione al gusto convenzionale. Niente di tutto ciò nell’opera del Lazzarini che sotto certi aspetti è perfino brutale nell’espressione. Tra l’altro la scelta del soggetto è già di per se stessa indicativa di un carattere austero e aristocratico e chiaramente non convenzionale. nato a mantova il IO gennaio 1931 - diplomato all’ Istituto d'arte di modena e abilitato all'Insegnamento del disegno -attualmente insegna sbalzo e cesello presso la scuola d'arte di mantova.