I RESTAURI NELLA REGGIA DEI GONZAGA I! Genio Civile è impegnato da anni in una lotta senza quartiere con i multiformi nemici della Reggia Gonzaghe-sca : dal ’54 ad oggi sono già stati spesi 200 milioni e altre ingenti somme stanno per essere stanziate non appena il tempo si stabilizzerà sul « bello » con qualche margine di garanzia. Gli ultimi restauri hanno interessato i 30 mila me-Iri quadrati di tetto del Palazzo Ducale e del Castello di San Giorgio, di cui 7.500 sono stati interamente rifatti con particolari accorgimenti. Infatti, dopo le riparazioni dell'ossatura portante in legno e il rimaneggiamento delle parti di copertura, ci si accorse che non era sufficiente ricomporre in bell’ordine le tegole che i pur geniali progettisti delle monumentali costruzioni usarono per difendere dalle intemperie le inestimabili opere d’arte contenute nelle sale. Le tegole infatti venivano sollevate da uno dei tanti nemici della reggia : il vento. Bastav a un temporale a rendere inutile il lavoro di giorni e settimane di squadre di operai. Pertanto le tegole-chiave, quelle cioè la cui precaria stabilità comprometteva anche quella delle altre, sono state « inchiodate » con perni metallici alle strutture portanti. Per parecchio tempo quindi di tetti non si dovrebbe più parlare. Resta tuttavia il problema delle gronde di cui è imminente la risoluzione. L’acqua piovana veniva un tempo, come oggi, raccolta in canalette metalliche sistemate alla base degli spioventi dei tetti. Mentre però oggi l'acqua viene condotta fino al livello del terreno mediante tubature, una volta questi condotti non erano più lunghi di un metro e sporgevano, come bocche da fuoco, in cima ai fabbricati : corrispondono all’artiglieria del « nemico ». Infatti, lo scarico lasciato a mezz’aria lascia l’acqua di scolo in balia del vento che la fa ricadere sulle facciate con gravi danni non solo per gli intonaci esterni, ma anche per quelli interni grazie all’umidità che filtra attraverso i muri. Si è quindi studiata l’opportunità di supperire alle deficienze degli antichi costruttori : verranno applicati alle grondaie dei tubi che conducano l’acqua fino a terra. Naturalmente non sul frontespizio del Castella e del Ducale. Le nuove tubature, di plastica, saranno celate dietro gli angoli « morti » dove non potranno essere viste. Grazie a questa « quinta colonna » tutto resterà storicamente intatto, ma le « bocche da fuoco » saranno rese inoffensive. La facciata dell’edificio un tempo riservato ai Corpi di Guardia » che si inalza a sinistra di chi guarda il Castello, ha dovuto essere rifatta quasi per intero. Molte pietre si erano infatti staccate per l'erosione della malta e... per i colpi di scheggia e di mitraglia che lesionarono il castello quando durante l'ultimo conflitto l’aviazione bombardava il ponte di San Giorgio. Con pazienza e perizia sono stati sostituiti con altre pietre dell’epoca, usando anche la stessa composizione di malta rinforzata però da una percentuale di cemento. Il tutto è stato quindi ricoperto con una tinteggiatura che maschererà i rappezzi. Durante i lavori al « Corpo di Guardia » (dove furono rinvenute le pietre dell’epoca), si scoperse che sotto il pavimento dei locali, che si credeva poggiasse sulla terraferma, si aprivano, invece, dei vasti sotterranei inondati dalle acque, le stesse che colmano la fossa del Castello. Se quest’ultima aveva però un evidente motivo difensivo, l'uso dei primi non è ancora stato scoperto. Non servivano infatti per il deflusso delle acque perchè massicci sbarramenti in muratura ne impediscono lo scorrimento. Non è stata nemmeno scoperta qualche comunicazione con l’esterno che potesse avvalorare l’ipotesi che si trattasse di fognature : ipotesi del resto assai antigienica. I sotterranei sono stati scoperti per caso, nell’ottobre scorso. Si stavano infatti effettuando degli scavi per scoprire la natura delle fondamenta e poterle così rinforzare con eventuali iniezioni di cemento qual’ora si fossero rivelate pericolanti, quando : il piccone degli operai è sprofondato nel vuoto. Il lavoro veniva subito sospeso e i tecnici del Genio Civile si recavano sul posto. Il foro venne allargato e il locale sottostante esplorato. Pur non svelando il mistero della loro esistenza, ci si rese conto che era stato un vero colpo di fortuna scoprirli. Le acque infatti avevano eroso le fondamenta facendole in parte crollare. E questo era un pericolo gravissimo. I muri infatti sono fatti a «sacco », sono cioè composti da una « camicia » in muratura riempita con materiale vario. Se la « camicia » si rompe, tutto quanto contiene, favorito dall’umidità, esce come sabbia da un sacco bucato e tutta la costruzione si sgonfia. Pertanto venivano praticate altre aperture e, superato lo scoglio del terribile inverno di quest’anno, gli operai scenderanno nei sotterranei per iniziare i lavori di consolidamento. Il pericolo di un crollo, disastroso, persiste anche per il fatto che un ennesimo nemico è in agguato nei locali dove una volta si riunivano gli armigeri : tonnellate e tonnellate di pietre, di colonne tronche, di capitelli gravano sul pavimento da anni e anni. Da quando, per la piena del 1951, le finestre che guardano verso il lago furono murate per evitare inondazioni i locali rimasero nel buio più completo e, ferma la convinzione che sotto ci fosse solido terreno, nessuno vi mise più piede per dodici anni, nè si preoccupò delle micidiali conseguenze di quel deposito, accuj 35