IMPIAN ELETTE INDUS1 MANT Via Ori Telefone BAN Capitale taccuino carolopolitano gemellaggio ? Il gemellaggio ? Le jumelage cosa è mai ? perchè il dilagare di questa iniziativa ?... Ecco un’altra novità del dopo guerra dicevo fra me. Penso che lo si possa intendere come il desideric degli uomini d’incontrarsi, di comunicare, di conoscersi con animo sereno e riposato dopo la terribile bufera della grande guerra. L’uomo evidentemente è buono nel profondo del suo cuore e dopo la lotta, il furore, le atrocità, le distruzioni, la morte, sente, spogliatosi di ogni presunzione e superbia, il bisogno di oggettivare la sua parte migliore, quella irrazionale che porta al necessario rapporto umano, alla partecipazione di ognuno di noi alla gioia, ai propositi, alle speranze ed al dolore altrui, senza invidia. Mi piaceva pensare così al gemellaggio che mi portava in Francia, mentre superata Sciaffusa e il breve tratto tedesco, mi stavo inoltrando per il verde paesaggio delle Ardennes per giungere a Charleville. Un paesaggio dolce, ondulato, d’un verde intenso che mi procurava distensione e riposo. Il nastro asfaltico si snodava in mezzo a quelle verdi colline solitarie, dove la landa e la torbiera contendono lo spazio alla foresta di quercie, ai faggi, ai carpini e alle eleganti betulle. Non una casa, non un villaggio vi si incontrava. L’uomo evidentemente ha favorito la landa sia a motivo dei bovini che vi crescono allo stato brado e dei famosi cavalli ardennesi sobri e resistenti che traggono il loro nutrimento dal bosco ceduo e sia a motivo del dissodamento in vista di magre colture. La mia macchina seguiva la route in quel paesaggio che al tramonto sembrava estatico e filava oltre i 100 indisturbata. Una bicicletta ? una moto ? Ma neanche l'indizio. La seia poi difficilmente potevi incontrare una macchina. Per un italiano che frequenta le strade che conducono al Garda oppure alla riviera adriatica, non è roba da poco. Una meraviglia invero : direi un paradiso. grande piazza Arrivo a notte a Charleville. La città di Carlo I ci accoglie nella Piazza Ducale. Si formano crocchi fra mantovani e carolopolitani. Ci si fife harleville E’ lina piccola città di circa >30.000 abitanti, operosa, ordinata e dignitosa. L’industria vi è sviluppata da lungo tempo: sfruttamento delle cave (ardesia), lavorazione delle lane, soprattutto industria metallurgica. Gli stabilimenti di Charleville — mi diceva M.lle Claude Tainturier che mi faceva da guida — sono considerati fra i più grandi produttori di ferro, ghisa ed acciaio fucinato del dipartimento. Tutti lavorano ed il guadagno in media è più che discreto. Nessun' problema capitale grava sulla condizione e vita dei carolopolitani. Per tutta la mattinata la cittadina è animata e fervorosa come da noi nei giorni di mercato e assume l’aspetto di grande città. Le massaie saluta, ci si complimenta e convenevoli a non finire alimentati dai gentilissimi e cordiali ospitanti. La squisita Madame Lambert e suo marito mi si fanno incontro e mi chiedono come è andato il viaggio, se sono stanco e se desidero essere accompagnato in albergo. Ma io non posso fare a meno di guardarmi tutt’attomo. Un magnifico complesso archi-tettonico disposto su quattro lunghi lati, a rettangolo, mi stava dinanzi. Le costruzioni si ergevano nella loro armoniosa bellezza e, seguendoli coi miei occhi, si dipanavano senza soluzione di continuità, in perfetta simmetria, in bella disposizione classica e nella loro linea sobria e possente. Gli enormi tetti dal profilo dentellato si slanciavano nel cielo, stagliandoci a guisa di orli frastagliati. Ciò sembrava conferire ad ogni costruzione l’aspetto di una gran dama agghindata da un’alta acconciatura di merletti. Un'accoglienza questa, coi fiocchi, mie Signore ! — dicevo fra me — mentre i sigg. Lambert attendevano ancora, con il loro sguardo interrogativo, una risposta da parte mia. Oh ! c’est merveilleus, c’est vraiment éclatant, messieurs ! Sì, perchè quella Piazza che mi si presentava inaspettatamente nella sua perfezione d’insieme, di unità, di armonia, la trovavo immensamente bella, piena di fascino che solo il senso della misura e della proporzione sanno suscitare e che, della bellezza, fanno un tutt’uno con la virtù.