taccuino carolopolitano Ecco, Signore —• diceva Mr. Tainterier — mentre si sprofondava in una vecchia frau ma ancora bene in assesto, —• questo è il posto mio preferito ove passo volentieri le mie ore di ■ paresse *, soprattutto quando le « Brumes » della Mosa arrivano fin quassù, attorniano la mia casa per sommergerla completamente. Ah ! esclamai — afferrando il vero significato del termine pigrizia che mi aveva lasciato pensoso — c’est — à — dire il fecondo « otium latinorum •. Precisamente, — continuò Mr. Tainturier con il suo tono pacato e profondo che mi incuteva una certa soggezione, — quell’otium che si identifica con la libertà nel senso migliore del termine ; libertà che è una cosa stessa con la vita. La moderna società industriale ha perduto il senso di questa libertà e quindi anche in parte il gusto del vivere. Il culto di un attivismo frenetico ha ucciso il valore dell’attività in se stessa rendendo schiavo l’uomo. Lo svago, il divertimento, il tempo libero di oggigiorno non sono vera liberazione, ma soltanto aspetti diversi di una medesima schiavitù. Si, ma è un modo questo, osservai, di vedere la vita odierna sotto una luce decisamente pessimistica. Ogni epoca ha sempre avuto le sue forme di vita che via via è andata migliorando proprio per i bisogni più profondamente intrinseci dell’uomo. Penso cioè che anche la società industriale trovi il modo di offrire all’uomo un’attività gradita e appassionata, che dia soddisfazione alle sue esigenze dinamiche : una specie di « otium * continuo in cui il lavoro sia desiderato, sia quasi un’attività piacevole, si da abolire la distinzione profonda fra lavoro e riposo, entrambi comunque momenti dialettici, aspetti diversi della dinamica della vita quotidiana che possa dare all’uomo la possibilità di credere maggiormente nelle sue forze interiori ed in pari tempo di poterle accrescere e potenziare con il suo operare. l a sala da pranzo con tinello è collegata da un comodo e spazioso corridoio alla biblioteca. Questi ambienti hanno in continuità ampi fine-s troni che danno tutti sul giardino di stile inglese e dal quale ricevono costantemente luce. L’arredamento presentava una varietà di stili con accostamenti garbati del moderno con l’antico. Tutto sembrava improntato a un vivo senso pratico e funzionale. Niente appariva ostentato o comunque esposto come in un museo. L’ambientazione della casa, insomma, esprimeva di per se stessa un costume di vita basato sulla praticità, affetto, gusto, lavoro e rispetto delle cose che si amano e di cui ci si serve costantemente. I Sigg. Tainturier mi accolgono con estrema gentilezza. Soprattutto la Signora squisitamente gentile, col suo modo cordiale e direi quasi affettuoso, mi permise di trovarmi a mio agio e di trascorrere un pomeriggio denso di interesse e di intima gioia, sia per le piacevoli conversazioni, quanto per tutto ciò che ho potuto ammirare e gustare in quella meravigliosa casa. IMPIAI' ELETTI INDUS' MANT Via Or, Telefoni Mr. Tainturier, direttore del giornale locale, è un tipo longilineo, molto alto, con spalle quadrale e viso bonario, più atteggiato alla meditazione che al sorriso aperto, tuttavia amabile e cortese disposto sempre alla conversazione. Coglievo in lui dal punto di vista fisico e dal modo di incedere un po’ trasandato, una strana somiglianza con il premier britannico Mac Millan. Dopo avermi fatto visitare il giardino ed osservare puntando il suo indice a Nord, dove la Mosa si fa più sottile per la notevole distanza, i boschi ove solitamente si reca a cacciare il cinghiale, mi condusse nella biblioteca. Una piccola biblioteca costituita da volumi a carattere scientifico e letterario alla quale ho subito rivolto i miei occhi curiosi allungando immediatamente le mani. Magnifiche edizioni del 700 e 800. Non mancavano opere di autori contemporanei : Claudel, Benda, J Romain, Maurois, Mauriac etc. artenza per Parigi Ti lascio a malincuore mia cara città. Ti lascio come un caro amico, cui, perchè tale, si vuole un po’ di bene. Mi eri ormai diventata familiare e coi tuoi cittadini, così cordiali e generosi, mi trovavo già a mio agio. Il dialogo con loro era sempre aperto, vivo, interessante come solo può avvenire tra interlocutori che, sul piano della libera discussione, si considerano eguali fra loro per il solo fatto che è loro comune la facoltà del pensare. Ecco, mi pare di aver capito cosa sia veramente il gemellaggio, la sua necessità, importanza, la sua funzione. E’ un incontro. Incontro di idee nuove, di esperienze diverse, di modi di vedere e pensare disparati : rapporti e forme di vita che sono la molla, un’inesauribile incentivo alla comunicazione feconda, che sollecita il proprio fervore interiore, che dà la misura delle proprie capacità e del valore altrui e che ingenera una profonda coscienza sociale e morale. Certo l’incontrarsi senza presunzione, da uomo ad uomo, al fine di scambiarsi delle idee su qualsiasi argomento, non per convincere, ma per comprendere ; non già per brillare in eloquenza, ma per conoscere e far conoscere. Non v’è chi non veda come su questo piano possano essere trattati tutti i problemi : quelli degli uomini, quelli delle città, quelle delle nazioni ed essere tutti egualmente risolti con questo mezzo assolutamente pacifico, efficace e veramente costruttivo. ALDO ANTONIOLI BAN