IMPIA] ELETT INDUi MAN ì Via a Telefon BAT Capita la torre civica e i palazzi comunali L’aspetto generale del maggior centro della vita cittadina non è così profondamente mutato che non possiamo figurarcelo ancora agevolmente. Gli antichi palazzi comunali prospettavano tutti sulle due piazze ora chiamate del Broletto e delle Erbe. Veramente, di un’originaria sede propria del Comune avrebbe dovuto far parte, secondo una vecchia leggenda, la torre della Gabbia ; secondo una leggenda dotta che non ha sessant’anni, l’onere di primo baluardo delle libertà comunali spetterebbero invece alla torre dello Zucchero, innalzata, come una rivendicazione sulle rovine dell’antico palazzo imperiale. In realtà il Comune, sebbene nato per ragioni proprie, crebbe all'ombra di quelle torri rappresentanti l’antica nobiltà precomunale, ma ad un vero palazzo proprio guinse dopo. Certo nella seconda metà del secolo XII si costruì una grande casa-fortezza che si ergeva per la maggior parte sull’area dell’attuale piazza Broletto. Da allora crebbero rapidamente la forza, i bisogni, l’indipendenza del nuovo governo. Sorse cosi nel 1227 quello che, fra gli edifici pubblici medioevali rimastoci, è il più antico : il palazzo comunale con la sua torre, le cui facciate prospettano sulle attuali piazza Broletto e piazza Erbe e che si indicò come PALATIUM VETUS, mentre il successivo palazzo oggi detto della Ragione fu chiamato PALATIUM NOVUM. Dall’alto della torre del Palazzo Comunale la campana chiamava alle assemblee, spesso non specifiche, il Consiglio Generale per decidere sulle proposte avanzate dal podestà ed affisse * ad Columnas ». In palazzo vecchio si riscuotevano tasse e diritti spettanti al Comune, e c’è ragione di non credere ad un troppo spontaneo e generale adattamento a questa ineluttabile necessità. Tutte le questioni si dibattevano in pubblico, e su, nel salone aperto dei banchi, oppure sotto le volte della Ragione, come rimpetto, contro e davanti alla allora umilissima chiesa di S. Andrea, erano le botteghe o • stationes » dei notai liberi, dei banchieri, dei venditori all’in-grosso di lane, di biade, di farine ecc. Nonostante le numerose trasformazioni del Palazzo Comunale e della Piazza circostante, possiamo ancora oggi pensare, nel quadro degli edifici e della topografia attuali, ad un vociare e ad un confondersi, nel giorni di mercato ad esempio, di astiosi contendenti e di rumorosi venditori, ed a giudici e notai assordati e sudati, a mani adunche di prestatori, e a mani scaltre di lestofanti. Possiamo immaginare ancora 1 fornaciai di Mincio che venivano in Piazza con pietre e coppi al controllo della misura e cottura presso il massaro, e i mercanti e i clienti a verificare le misure delle « pertiche » dei piedi, e dei drappi sui moduli in marmo murati alle porte di S. Pietro e S. Andrea. venerdì 6 settembre dalle ore 20,30 alle ore 24 e 1963 ore 20,30 - Residenza Municipale - Sala Consiliare Concerto di Musiche Operistiche Francesi ed Italiane ore 22 - Palazzo Te - Cena ufficiale