a) Nessuno deve mancare dì una patria. Evitare quindi, fin che è possibile, il tristemente frequente fenomeno dell'apoi¡dia che è il prodotto del conflitto negativo fra le leggi di due Stati, in quanto nessuno di essi Stati attribuisce la propria cittadinanza a quel dato individuo. In Italia l'apolide è soggetto alla legge italiana per quanto si riferisce all'esercizio dei diritti civili ed agli obblighi del servizio militare; egli dunque, limitatamente però ai diritti privati, è equiparato ai cittadini italiani; b) Nessuno deve avere due patrie. Fenomeno questo della doppia cittadinanza che è inverso a quello dell'apoi¡dia. Anormalità anche questa alquanto frequente e che non è possibile eliminare completamente dati i creteri diversi e contrastanti che disciplinano nei vari paesi il rapporto di cittadinanza. Ci sono infatti degli Stati che considerano loro cittadini tutti coloro che nascono nel loro territorio; altri che dichiarano loro cittadini tutti coloro che, in determinate circostanze, dimorano per un determinato periodo, nel loro ter-rtiorio, ed altri ancora che considerano loro cittadini tutti i figli nati da madre loro cittadina anche se andata in moglie ad uno straniero. Ma di fronte allo Stato italiano la doppia cittadinnaza non ha alcun valore. Tutti coloro che si vengono a trovare nelle condizioni stabilite dalle nostre leggi, finché risiedono in Italia, sono considerati cittadini italiani a tutti gli effetti; c) Ciascuno deve poter mutare la propria cittadinanza. Lo Stato italiano vuole vedere i propri cittadini: liberi, cioè convinti, e non sudditi. Questi sono i criteri cui si ispira la nostra legislazione ed ai quali dovrebbero ispirarsi anche tutti gli altri Stati. In effetti succede, invece, che molti Stati, in materia di cit- tadinanza, fanno le leggi che reputano più opportune secondo propri criteri soggettivi ed ambientali, così avviene che quando per necessità di affari o per lavoro i cittadini dei vari Stati si spostano da uno Stato all'altro o si uniscono in matrimonio con i cittadini di altri Stati, ecco sorgere i cosidetti conflitti di cittadinanza. E per scendere nel particolare e nel pratico della casistica verificatasi nel nostro Comune ricordo i casi di quei nostri concittadini che sono nati in certi Stati del Sud America, dove vige il ¡us loci, per cui sono stati dichiarati cittadini di quegli Stati con tutti i diritti e doveri conseguenti, compreso quello del servizio militare obbligatorio, mentre per la nostra legislazione sono pur tuttavia cittadini italiani a tutti gli effetti e come tali li teniamo iscritti in tutti i nostri atti d'ufficio. Altri casi di doppia cittadinanza ci sono venuti per parte della legislazione francese: infatti le cittadine francesi che hanno sposato nostri cittadini sono divenute cittadine italiane secondo la nostra legislazione (art. 10), ma la Francia continua a considerarle come francesi; quelle donne hanno e avranno auindi sempre due patrie: l'Italia e la Francia. E la citazione potrebbe continuare varia e interessante. Ma, come abbiamo già osservato, oltre il fenomeno della doppia cittadinanza abbiamo anche il fenomeno inverso, apolidia, che si verifica quando l'abbandono di una cittadinanza non viene subordinato all'acquisto di un'altra. E degli apolidi, pochi in verità, ne abbiamo anche nel nostro Comune. Ma, questi, non per un conflitto negativo della nostra legislazione con quella di un altro Stato, bensì per altri speciali fattori trattandosi, per lo più, di cittadini stranieri che, in questo dopoguerra hanno perduto o rinunciato alla cittadinanza d'origine senza aver voluto o potuto acquistare quelle italiana. In queste brevi e facili note non è possibile addentrarsi nella delucidazione della non facile tecnologia delle pratiche per l'individuazione, l'acquisto o la perdita della cittadinanza, oppure elencare accordi o convenzioni stipulate con Stati esteri per disciplinare i conflitti di cittadinanza, ma è ovvia, comunque, la difficoltà da parte dei Comuni di dare sempre una 8 isatta risposta giuridica per ogni singolo caso. Provvida è arrivata quindi la decisione della Suprema Corte di Cassazione che ha risolto una delicata questione di diritto da tempo dibattuta affermando l'esclusiva competenza del Ministero deM'Interno a decidere in via amministrativa tutti i casi in cui sorga una contestazione relativa allo « statuì civitatis » di una persona. Nel nostro Comune nelle pratiche di cittadinanza si è avvertito l'effetto dello sviluppo assunto dal movimento migratorio internazionale. Relativamente frequenti sono stati in questi ultimi anni i matrimoni di nostre concittadine con cittadini stranieri o viceversa di concittadini con straniare. Troviamo che sono rappresentate un pò tutte le nazionalità, abbiamo infatti in ordine di frequenza: svizzeri, francesi, tedeschi, inglesi, greci, bulgari e perfino un cittadino del Venezuela e una finlandese. E qui giunge opportuno ricordare che quando è la donna straniera che sposa un nostro cittadino questa diventa, senz'altro, « ope legis » cittadina italiana, mentre altrettanto non avviene quando è invece la cittadina italiana italiana che sposa uno straniero, perchè lo « status civitatis » della sposa, in questi casi, è subordinato a quanto dispone al riguardo la legislazione dello Stato cui appartiene lo sposo. Esatta disposizione questa della nostra legislazione che se fosse adottata da tutti gli Stati eviterebbe tanti casi di doppia cittadinanza. Abbiamo poi i casi di quei nostri concittadini, pochi questi, che hanno rinunciato alla cittadinanza italiana per assumere quella di unaltro Stato. Dal 1953 ad oggi sono stati complessivamente 37 così distribuiti secondo le cittadinanze per le quali hanno optato: 8 hanno acquistato la cittadinanza svizzera — 10 quella australiana — 5 quella russa — 5 l'israeliana — 4 quella francese — 3 la germanica — 1 la cittadinanza britannica e 1 la cittadinanza del Venezuela. Rarissimi invece, sempre nel nostro Comune, i casi di concessione della cittadinanza italiana, dato l'estremo rigore con cui, giustamente, lo Stato italiano concede la propria cittadinanza agli stranieri che ne fanno domanda. Infatti negli ultimi dieci anni gli stranieri residenti nel Comune che hanno acquistato o riacquistato la cittadinanza italiana sono stati 6, dei quali 5 per elezione e 1 per concessione vera e propria. Questa, in breve, è la situazione della cittadinanza nel nostro Comune e qui si potrebbe concludere, ma dopo aver così discorso, se pur brevemente, di cittadinanze e di legislazioni relative, piace concludere queste rapide note con l'augurio che in un futuro molto prossimo di tutti questi problemi non se ne parli più, e questo non già per sollevare i nostri uffici comunali da laboriose responsabilità, ma perchè vorrà dire che la tanto auspicata unificazione di tutti gli Stati in un'unica grande federazione mondiale si sarà finalmente realizzata. CARLO ZANINI Capo Ufficio Stato Civile CITTA’ di MANTOVA ----------------------------------------------- hanno collaborato : GIUSEPPE AMADEI, ALDO ANTONIOLI, VITTORIO BALESTRA, FAUSTA BETTINI, ANGELO CAMI, GIOVANNI N. DALL’OGLIO, STENIO DEFENDI, MAURIZIO DELLA CASA, FRANCO FACCINCANI, SILVIO FERRARI, LUIGI FRACCAL1NI, ANTONIO FUCCI, MANLIO GABRIELI, GISELLA GIRARDI, ERCOLANO MARANI, FRANCESCO MORESE, UMBERTO MUSA, FRANCESCO PANELLI, BRUNO POLDI, AURELIO V. REGGIO, CARLO ZANINI.