nel panorama dell’odierno teatro italiano un giro sui palcoscenici di casa nostra Il recente fiorire di iniziative editoriali, di convegni e di numerosi tentativi tutti volti a legare concretamente la vita teatrale al corpo sociale della nazione, ci fa pensare sia giunta l'ora del Teatro. Magari l'ora zero di Zardi, più 10 minuti. Un convegno a Venezia, alla Fondazione Cini e, sempre a Venezia, un settore del Festival Internazionale dedicato ai ragazzi ; un ampio dibattito televisivo ; gli Atti, usciti in questi giorni, di un altro Convegno tenutosi a l'Aquila, sempre ad alto livello ; il fermento intorno alla nuova legge sul Teatro che prevederà, si dice, aiuto fattivo ai Comuni per il restauro dei teatri comunali in disuso ; laggancio, già in atto, da parte del Piccolo di Milano, della platea Scolastica con le recite dell'« Arlecchino servo di due padroni »; e poi non si saprebbe più dire quanti articoli su riviste e giornali. Tutto ciò risveglia interesse e sollecita interventi. Lucio Ridenti suM'ultimo fascicolo del « Dramma » auspica che la voce teatro sia presto inserita come spesa obbligatoria nei bilanci dei Comuni. Per ora, si potrebbe dire, molti i discorsi e ancora pochi i fatti. E noi ? Dal nostro piccolo angolo di periferia abbiamo dato un'occhiata ai palcoscenici di casa nostra; nell'aria grigia e deserta, schiarita appena da una luce di servizio, abbiamo curiosato; non certo per ironizzare, ma soltanto per fare il punto sulle nostre attrezzature, oggi 1963, in attesa della ventata nuova promessa da tante voci, ma creduta ancora da pochi. E' necessraio chiarire brevemente che la situazione di disagio è pressoché generale in tutta la provincia italiana e che le cause determinanti non sono casuali, ma bensì artisticamente ed eticamente ben definite dal periodo storico testé trascorso (e non ancora concluso nei riflessi di un gusto perduto per lo spettacolo teatrale). E se i rimedi opportuni per ovviare a questo stato di fatto esistono, forse facili da risolvere episodicamente, ma difficili ed indipendenti da una volontà individuale e localizzabile se visti in un arco di vicende più complesse, giova dire che non è intenzione nè compito proporli in queste note. Quello che preme puntualizzare è la situazione di crisi in cui si trova di fatto lo spettacolo teatrale in Italia nell'insieme della sua organizzazione e dell'interesse precario suscitato su una platea vasta e popolare, alla cui ricerca ed al cui successo sono legati la risoluzione dei problemi meramente tecnici che stiamo esaminando. Per rendersi conto di come stanno le cose basta, ad un certo punto, sfogliare le pagine di « Teatro anno zero » di L. Bergonzini e F. Zardi edito da Parenti - Firenze 1961. E' un saggio statìstico di estremo interesse. 10 Vedere, ad esempio, a pag. 66 il grafico, dove è dimostrato che la spesa annua media procapite per il teatro, per ogni 100 lire di spesa per spettacoli in genere, è scesa da un 14% nel 1936 al 4% nel 1959. Ancora, a pag. 85 un indice discensionale dice che dal 1950 al 1959 lo spettacolo teatrale nel suo complesso d! spettacoli lirici, di prosa, operettistici, di rivista ecc., ha perduto 55 spettatori su 100. (Nel 1960-61 tale indice, da dati incontrovertibili della SIAE scenderà ulterior-men'te ). Al termine della propria indagine statistica il Bergonzini conclude : « In comuni dove vivono 40 milioni di italiani non c'è il segno di un'attività teatrale reale e nei restanti centri maggiori la sintesi quantitativa è abbastanza eloquente per definire un ambiente che praticamente esclude il teatro dalla gamma dei bisogni sociali dell'uomo moderno ». Abbiamo richiamato questi dati reali sulla situazione teatrale italiana, perchè non ci si debba meravigliare troppo della carenza di attrezzature nei palcoscenici vetusti, seppure frequentemente belli, del ricchissimo patrimonio architettonico-t^atrale lasciatoci dalla partecipe società borghese dell'ultimo 800. E' ovvio che un palcoscenico, come ogni meccanismo, scade quando non viene adoperato, quando invece di una stagione lirica di 2 mesi ne sopporta a malapena una di 10 giorni, quando le compagnie di prosa raggiungono la piazza due o tre volte in un anno, quando in definitiva è in crisi il gusto per il teatro. La polvere sul palcoscenico è quindi prima di tutto una « conseguenza » di fatti e di avvenimenti di più vasto significato che non sia una cattiva volontà singola. L'operare in condizioni disagevoli obbliga inoltre le poche compagnie di giro ad attrezzarsi, all'inizio della tourneè, con mano d'opera specializzata e materiali (specialmente elettrici) onerosissimi sul costo giornaliero del complesso. Con la conseguenza quindi inevitabile di alzare l'importo contrattuale con il gestore del teatro e, ovvio, il biglietto d'ingresso. Con tutto ciò il pessimismo non è di rigore : Tutto il mondo è paese, ma non in fatto di teatro per fortuna. Non è detto infine che le cose debbano andare sempre nello stesso modo. Dove esiste una tradizione cosi gloriosa e radicata nel cuore di un popolo, è presumibile che prima o poi si risvegli la passione per lo spettacolo in genere, uno spettacolo comunque proposto da persone vere, reali e presenti ad altre persone vere, reali e presenti attraverso le luci di una ribalta. I teatri con palcoscenico funzionante attualmente operanti a Mantova sono due, tenuto conto che il Cinema Aristón ha il palcoscenico, ma non è mai stato attrezzato per un qualsiasi spettacolo. II TEATRO SOCIALE conta un palcoscenico largo 18 metri e profondo 16. Il boccascena misura mt. 12,50 di larghezza e mt. 4 di altezza sino all’orlo dell'arlecchino fisso di velluto. La graticciata si innalza a mt. 15 di altezza dal pavimento e conta circa 70 tagli per altrettanti tiri. Due passerelle laterali servono per i nodi o fermi delle funi. I! sipario, in velluto rosso foderato con frangia dorata inferiore, è azionato a mano e cosi dicasi dell'impianto mobile di quinte e arlecchino di bocca d'opera. Il pavimento in assito era provvisto in origine dei tagli per la manovra degli spezzati su strade, con argani posti nel sottopalco. Il taatro è provvisto inoltre di due sipari di tela decorati, di cui uno di recente scoperta in fase di restauro. Da poco tempo sono in dotazione al palcoscenico 24 tavolati da mt. 2 x 1 e varie cavallette per praticabili da cm. 40, 60, 80, 100, 120, 150, 180, di altezza con telativi scalini.