r SFOGLIANDO CRONACHE a® 8553 Tra cittadini ricorre spesso, nelle chiacchierate, il tentativo di ricostruire fatti e cose della vita nella città ducale. Nel popolo specialmente molto è ricalcato con sincera passione, naturalmente senza guardare troppo per il sottile. Gli errori, impastati con leggende e immaginazione, fanno tut-t'uno con la convinzione più genuina. Ed è una convinzione che non si lascia intaccare nemmeno da dati di ferro. Le storie della loro città sono solo quelle che essi sanno perché tramandate da anni e quindi non vanno soggette a modifiche, al massimo a qualche aggiunta di comodo. Così si viene a conoscere che esistono sotterranei che comunicano, passando sotto i laghi, con i borghi vicini ; che i colonnati sul Rio ;on.i al vecchio livello delle strade antiche e le colonne sostenevano i portici di allora ; che la statua di Virgilio in Piazza Broletto rappresenta Manto o Mantova ; che la casa di Rigoletto e quella di Sparafucile sono le vere abitazioni di quei personaggi ; e molte altre cosucce. Ma la ricostruzione di un brano di vita cittadina che Attilio Portioli scrisse per tm numero di « Il Mendico », nel 1883, è di ben altro genere. Lo studioso e amante di storia mantovana ha creato una splendida cronaca. La vivezza delle scene, la precisione dei costumi e dell ambiente, la semplicità e la sicurezza di esposizione fanno balzare evidenti l estrema conoscenza della materia e il desiderio di divulgarla. F.' la ricostruzione di uno che di Mantova conosceva proprio « la rava e l“ Ìl‘Va STENIO DEFENDI IL GIORNO DEL MERCATO A MANTOVA QUATTRO SECOLI SONO m---------------------------------------------------- Il giorno del mercato a Mantova quattro secoli sono? E chi può saperlo? Come si fa ad immaginarlo? Per saperlo, lo si sa, e le si immagina anche facilmente, il difficile sta nel descriverlo. Noi ora siamo avvezzi a vedere un mercato tutto quieto, tutto compassato. Non un grido, uno schiamazzo; di qua di là si agglomera una grande quantità di gente, ma ciascuno fa i suoi affari tranquillamente, senza strepito, senza rumore di sorta. Più che una riunione di gente che vuole fare dei negozi, la si direbbe una grande sala di collegio. Ma una volta era ben diverso. In antico il luogo del mercato era segnato per legge, ed in esso, nel giorno fissato, chiunque poteva vendere ogni specie di mercanzia, e si stendeva dalla piazza Dante al Purgo, comprendendo la piazza S. Andrea, tutto il palazzo della Ragione, e l'isola del Ghetto, e quindi la via dei Giustiziati, del Ghetto e dei Magnani. Vi sono ancora gli stemmi della città e dei Gonzaga, e le tavolette di marmo che portano la scritta: Confines Platearum. Delineo prima la fisonomia del luogo. Nella casa d'angolo del vicolo Leon d'Oro e Portico stava l'Università maggiore dei Mercanti, la Camera di Commercio, si direbbe ora. La piaz-da Dante serviva per il mercato dei grani e poi anche per la berlina, ed era detta la piazza del Frumento. Tutta la grande mole del palazzo della Ra-igone, albergava il Podestà col bargello, i giudici, i notai di Palazzo, ed altri dicasteri della pubblica amministrazione. Gli ortolani stavano dove sono anche ora. Sotto il portico della Piazza, avevano stazione i vetturali. Presso la torre delle ore sorgeva la chiesuola di S. Lorenzo, della quale si vede ancora la rotonda, ed il santo dipinto dove prima sorgeva la facciata. La casa, ora dei Norsa, era dei Conco-reggio, mercanti, che la fecero anche fabbricare. Sull'angolo della casa Kelder eravi la rinomata spezieria del Gropelli. Il grandioso fabbricato era la Domus Mercati, la casa del mercato, nella quale I nostri industriali si riunivano per i grossi affari. In questo perimetro adunque, In giorno di sabato, ¡?-------------------------------------------------- giacche il mercato allora era in sabato, e lo dice anche Merlin Cocai: Namque die sabath Mercatum Mantua promit, si davano la posta innumerevoli venditori o spacciatori di svariatissime cose, delle quali noi non possiamo avere idea; e tutti cercavano di mettere in mostra la merce loro nel miglior modo possibile, ciascuno poi, gridandone a squarciagola, I pregi, le qualità, il prezzo, e cosi producendo una tal confusione, un tale fracasso, come di mare in tempesta. VI erano i berrattari, poiché allora non vi erano i cappelli, che sciorinavano le loro berrette, fatte a maglia, di panno, di tutti i colori, le forme e le qualità. Avevansi le rosse, le verdi le grige le nere; le spaguole, le tedesche, le francesi e le italiane. E cosi facevano gli speziali i quali distendevano, a cento le scattale dorate e inargentate delle confetture, degli alberelli di zucchero candito, del pepe, delle spezie, della canolla e di ogni sorta di droghe, di dolciumi, mentre poi i garzoni parte attendevano a cacciarne le mosche, parte a pestare nei mortai, altri a pesare le cose vendute, tutti insieme invitando i compratori. Vi erano grossi mercanti che mettevano in mostra le stoffe di argento, d'oro, i velluti, le sete cangianti, e panni fini con fregi di ogni colore, e in oro ed argento. Venivano quindi i mereiai, colle cinghie, coi cordoni, colle borse, coi guanti, colle cuffie, le taschette, le coperte, le guaine, le fibbie, le penne, i calamai, le corde, i pettini, gli specchi, le zampogne ed ogni specie di sonagli. Poi, i boccalari sciorinavano le loro robe, dai colori vivi e smaglianti; i calzolai, le scarpe, i soveri, le pianelle, gli stivali; indi i ferrai, i falegnami, i salsicciari, i pollaioli, gli ortolani, i fornai, i formaggiari. Venivano poi gli orefici, i tornitori, ecc. E quasi che tutta questa gente irrequieta, non fosse anche tròppa, per uno spazio piuttosto angusto, vi si aggiungevano gli avventurieri coi loro banchi. Qua i cerretani, ed i candenti, coi loro carri a frondi e nastri, facendo mostra di ferri, di denti, di pietre di vescica, di unguenti, di cerotti, di pomate. Là 1 cantastorie che montati su di un tavolo, nar- «1