“E® ravano i fatti strepitosi delle Indie, di Trebi-sonda, della gran Tana. Poi gli Incantatori di serpenti, con biscie sibilanti e rabbiose al collo, alle braccia, alle gambe, al seno, delle quali si mettevano la testa In bocca, poi gli zingari che predicevano la sorte, poi i venditori di em-plastri, controveleni, bolle, moscardini, acque muschiate e perfino l'ongia della bestia, e tutto ciò per II bene dell'umanità sofferente, per lenire I mali del popolo. Vi erano anche I guerci, I ciechi, gli zoppi, gli storpiati e tutta la Infinita specie del piagati, e dei miserabili accattoni, laceri, sudici, puzzolenti, che con voci strazianti raccontavano le loro miserie, i loro dolori. La soneria delle grida era compita da quella, incessante delle campane, che la fondeva In un frastuono immenso, strano. ...sonum grossis reboando bacchiocchis Qui fit campanis in campanilibus altis. I birri del bargello si aggiravano alti e pettoruti in mezzo a tutto cotesto popolo, dispensando nervate, e calci, a coloro che non erano lesti di lasciare loro libero il passo. Costoro avevano incarico speciale di sorvegliare i banchi degli orefici e i pagamenti delle derrate. Si avevano allora le monete calanti, le tose e le false; i pagamenti si facevano colle bilance alla mano, pesando le monete e contrattando sul loro calo. Gli orefici compravano le monete difettose. Se qualcuno era sorpreso a frodare, era tosto preso, ammanettato, caricato di pugni e di spintoni, e condotto sotto il voltone, dove stavano gli strumenti di tortura, cavalletti e corde, e quivi riceveva, tanti tratti di corda, secondo ¡1 caso, ed il disgraziato se ne partiva colle ossa slogate e fatto peggiore di prima. E questo era uno del più graditi diversivi per gli uomini d'affari, poiché, o per una ragione o per un'altra, non mancava mai qualcuno che avesse le ossa scomposte, i nervi stiracchiati. Le grida disperate del paziente erano l'oggetto di risa e di scherno degli astanti. Ma lì presso, nella piazza, si offriva un altro spettacolo, non meno triste ma allora assai divertente, e che non mancava mai nel giorno di mercato. Sopra di alto impalcato sedevano incatenati degli individui. Erano condannati posti alla berlina. Ci si faceva sempre attorno una ciurma di monelli, che li deridevano. Il beffeggiavano, li insultavano In ogni maniera, gettando contro di essi ova, mele, torsoli di cavoli, e perfino dei pezzi di mattoni e di pietre. Vi era anche un altro diversivo. Ad un tratto, sulla loggia del portico di Piazza Erbe, si apriva un uscio, loggia ed uscio che si vedono ancora, ne usciva un Individuo con una tromba ornata di un drappo bianco con croce rossa, e la testa di Virgilio. Lo seguivano alcuni soldati armati di alabarde. La tromba era fatta squillare e tosto si faceva un perfetto silenzio in mezzo a quella turba, e quanti più potevano si avvicinavano al trombettiere, il quale aperta una pergameno leggeva un bando del principe, per questo o quel provvedimento, che incominciava sempre colla formula: El si fa grida e commandamento per parte dello illustrissimo et excellentissimo messer Francesco, marchese di Mantova ecc., e concludeva sempre colle mi-naccie di multa, di bando, di tratti di corda ai contravventori, e più all'arbitrio di sua Excel-lentia. Terminata la lettura, succedeva nel pubblico un sordo bisbiglio, poi ognuno ripigliava la propria occupazione, a gridare ancora e fare un baccano infernale, finche arrivava l'ora di finire, e allora era un affacendarsi a ritirare la merce non venduta, contare e pesare di nuovo i denari esatti, e portare via tutto, per ripigliare il lavorìo stesso al sabato vegnente. ATTILIO PORTIOLI (da ** Il Mendico .. - 1883) -E* ESPERIENZE IL CRES DI BOSCO VIRGILIANO Non è azzardata la frase con la quale un giornalista ha voluto intitolare il suo commento al CRES : « Una meravigliosa estate al CRES di Bosco Virgiliano ». Per i bimbi che vi hanno partecipato è stato tutto meraviglioso, tutta una sorpresa di cose nuove e soprattutto buone. L’Assessore all'Infanzia ha impostato il lavoro di preparazione sulla attività gioco-lavoro. Per questo quando mi ha chiesto di dirigere il Cres ho accettato con entusiasmo poiché ero certa dei risultati positivi. E' necessario infatti attribuire al gioco del fanciullo una giusta importanza perchè proprio attraverso il gioco si si potrà educare e preparare il fanciullo al lavoro. In ogni gioco ben organizzato ci deve essere uno sforzo di lavoro e di pensiero perchè, se il gioco viene a mancare di una partecipazione attiva, rende nullo lo scopo pedagogico. Il fanciullo deve creare da sè il gioco, deve saperlo organizzare, pur sotto la vigile guida dell’educatore. Ecco perchè al Cres si è lasciato che il fanciullo scegliesse il gioco. Alcuni infatti giocano con il pongo, con la plastilina, con la polvere Das ; altri con il mosaico, con i pennelli e i colori, altri ancora con i vari pezzi delle macchine a loro disposizione nel Campo Robinson. I fanciulli si sentivano liberi e completamente a loro agio. Non ho mai invitato le educatrici ad organizzare il gioco ma solo ad essere presenti senza che il fancitd-lo però avesse l’impressione della loro presenza. Una volta liberi di organizzare a loro piacere, trasformavano la macchina in autobus, in veliero, le coperte da riposo in capanne e il prato con i pini in un villaggio indiano. E’ questo uno dei miracoli della fantasia del fanciullo ; miracoli che non si sarebbero avuti se il fanciullo si fosse trovato a giocare in un comune campo-giochi, dove la sua fantasia rimane passiva perchè è già * tutto fatto ». L'attività è servita ai bambini, alle educatrici che hanno potuto farsi una esperienza nuova a contatto con bimbi diversi e ambiente diverso da quello della scuola. E' servita anche a me come assistente sociale perchè mi ha dato modo di completare lo studio d'ambiente iniziato, conoscere bene molti di quei bimbi che per la loro particolare natura e per il loro ambiente familiare hanno bisogno di essere seguiti ed educati con metodi diversi. 19