— dal punto di vista psicologico gli attori del fenomeno edilizio (committenti, progettisti, imprese ed utilizzatori) ricercavano la possibilità di costruire subito e con criteri volutamente in antitesi con l'autarchia e con la povertà di materiali caratteristica del periodo bellico. Da quell'epoca si è venuta gradualmente sviluppando una industrializzazione di carattere settoriale con sempre maggiore meccanizzazione dei processi di trasformazione dei materiali interessanti l'edilizia, attraverso episodi caratterizzati, ad esempio, dalla sempre maggiore dimensione e costanza dell'elemento laterizio per solaio sino ad arrivare al pannello, dal serramento per finestra di produzione artigiana sino ai complessi finestra prodotti in grande serie a misure normalizzate da stabilimenti industriali, dall'aumento di produttività di ogni cantiere edile con l'adozione di impianti di betonaggio ad alimentazione semi-automatica, alla adozione di impianti di sollevamento con portate e sbracci sempre maggiori, alla posa in opera di materiali sempre più leggeri e tecnologicamente affinati. Con questi graduali progressi si è compiuta la prima parte della evoluzione industriale. Nel momento attuale componenti di diversa provenienza contribuiscono a mettere in crisi la produzione edilizia, almeno nelle sue strutture tradizionali, e a darle una ulteriore spinta in senso industriale: 1 ) ampliamento di visuali della politica economica, per cui sono sempre più frequenti iniziative produttive che si spostano dai programmi di singole successive costruzioni, verso interventi di sempre maggiori dimensioni coordinati in piani. Tali interventi sono efficaci solo a condizione di poter disporre di una industria edilizia di grande efficienza, che non si accontenti più di fare bene, ma ponga anche a base del suo programma il fare presto, salvaguardando le esigenze di sicurezza, funzionalità, decoro, etc. A proposito di visuali, gli studi condotti dalla commissione della programmazione, in relazione ai vasti e complessi fenomeni migratori interni ed agli incrementi naturali di popolazione, indicano per il prossimo decennio un fabbisogno di nuovi vani superiore a 20 milioni (senza tener conto di scuole, ospedali, etc. )! 2) modificazioni dal punto di vista dall'acquisizione di manod'opera e dei mercati di consumo, per cui la sempre crescente carenza di personale edilizio qualificato non sembra essere problema di carattere congiunturale perchè è accompagnato dal contemporaneo sviluppo degli altri fattori produttivi capaci di assorbire tutte le forze di lavoro qualificate, con retribuzioni non più sostenibili concorrenzialmente dalle Imprese edilizie. Va ricordato in proposito che l'attività edilizia è lavoro scomodo che non può offrire per il suo carattere di mobilità tutte le previdenze delle industrie fisse, e che ha problemi di cicli stagionali estremamente pesanti per i datori di lavoro e per la mano d'opera, che ormai li sopporta con difficoltà in regime di pieno impiego. 3) acceleramento generale dei tempi produttivi e notevole incidenza economica dei metodi di produzione tradizionali. A questo riguardo il progredire di vasti settori della popolazione verso modi di vita più confortevoli, una diversa e sempre più ridotta composizione dei nuclei famigliari (da una ricerca dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Mantova la composizione media attuale dei nuclei famigliari nei nuovi quartieri residenziali è di 3,5 persone), la dinamica della migrazione, l'aumento dei costi pongono l'edilizia di fronte a nuovi problemi di riduzione dei tempi di lavoro tradizionali; basta pensare al problema del collegamento fra il prodotto edilizio di tipo murario con tutti gli svariati prodotti di diversa provenienza industriale, problema che rappresenta sempre il punto di maggiore attrito e scompenso sui tempi di costruzione specie oggi che l'edilizia impiega un numero sempre crescente di prodotti complementari. 22 Da queste considerazioni e dalla necessità di un rapido rinnovo in Italia di troppe abitazioni improprie, ha avuto deciso impulso il problema di studiare e produrre in senso industriale, per cui quasi ovunque si affermano sistemi di prefabbricazione parziale attraverso episodi quali la creazione di solai prefabbricati in strisele sempre più larghe, di blocchi per servizi con serie complete di apparecchi sanitari e relativi circuiti di alimentazione, di pareti alleggerite per divisori, di tamponamenti ad elementi modulari, di pilastri e travi precostruite in stabilimento, etc. La prefabbricazione pesante invece (prefabbricazione pressoché totale) è appena agli inizi in Italia, con alcuni complessi di abitazioni sperimentali affidati dagli Istituti Autonomi per le Case Popolari di Milano e Torino ad Imprese utilizzatrici di brevetti stranieri, specie francesi. Mentre quindi da noi siamo in periodo di rodaggio iniziale, all'estero già da anni la prefabbricazione pesante è un fatto tecnico riconosciuto e con soluzioni già sufficientemente collaudate. In Francia si è iniziato a studiare e costruire subito dopo la guerra per ovviare organicamente alle vaste distruzioni. I sistemi brevettati tipo Barrets, Costamagna, Camus, Balency, etc. hanno realizzato la prefabbricazione industriale in modo pressoché totale: gli elementi verticali (pareti), orizzontali (solai) e di collegamento (scale), sono prefabbricati con accorgimenti vari in impianti centrali ed il cantiere edilizio si limita alla loro posa in opera. Le facciate sono formate da pannelli modulari contenenti il telai di contorno del serramento, montati in opera ad elementi sottili autoportanti o di tamponamento (isolati termicamente ed acusticamente) e già trattati sulle « faccie viste » con materiali di finimento diversissimi che vanno dalle tesserine smaltate in riquadri, alla graniglia, ed altro. Anche le scale ed i blocchi dei servizi sono realizzati in stabilimento e montati in opera nel singolo cantiere edilizio. In Germania la necessità attuale di creare 500.000 nuove unità d'abitazione all'anno, la piena occupazione in ogni ramo d'attività, lo spirito di adattamento dei tedeschi alla produzione di serie, sta portando quasi ovunque nei grandi centri alla produzione trasferita dal cantiere all'officina. Per i grandi complessi si lavora su brevetti stranieri (sistema Camus, sistema danese Lar-sen & Nielsen, Coignet, Barets, etc.) mentre nel campo delle abitazioni individuali sono stati elaborati brevetti nazionali assai interessanti anche sul piano estetico. Esiste però a quanto pare una notevole diffidenza da parte dei professionisti, specie Architetti, educati alla concezione dell'opera come realizzazione individuale e fieri avversari della reiterazione. In Gran Bretagna esistono molte perplessità all'introduzione di metodi stranieri già affermati, perchè gli Inglesi considerano, in base alle esperienze acquisite a partire dal 1950 col notevole impulso dato all'edilizia scolastica prefabbricata in acciaio, che i costi siano pressoché identici a quelli dell'edilizia tradizionale o con risparmi massimi del 10%. Le non molte costruzioni per abitazioni realizzate in forme prefabbricate lasciano alquanto a desiderare su un piano estetico. Solo in Danimarca e sporadicamente in altre Nazioni i « designers » si sono resi conto che i complessi più grandi esigono nuove scale di valori. In Russia per diversi fattori politici ed economici e per le immani distruzioni lasciate dalla guerra, la penuria degli alloggi era fortissima e poteva essere mitigata solo attraverso una produzione di grande serie. Partendo chiaramente dalle esperienze fatte dai francesi, l'Ing. Lugatengo ha elaborato un proprio metodo consistente nella prefabbricazione di intere pareti, di gruppi scala, di solette e gruppi sanitari utilizzando cementi, inerti e materiali coibentanti vari, con assenza di laterizi. Con tale sistema sono stati realizzati blocchi di edifici di 5 piani in un solo mese. Di recente è stato 23