«sm ricordo del generale maurizio gonzaga ''y^eC-SusT. . ■ -1 S' « Il sole s'è fermato a Ceresara ». Il sole era nei gialli fiori dei tupinamburg, sui margini della strada. '■? Un giallo irrequieto, intenso, che si muoveva sui lunghi steli al nostro passaggio. Il sole in petali. Andavo col Generale alla « Speranzina », alla conquista del biroccio che ci portava a bighellonare per la campagna « dei nostri paesi ». Stavo, con lui, in un magico mondo di ricordi chiamati dalla sua robusta parlata militare, e dentro c'era la freschezza delle annotazioni che i suoi vividi occhi coglievano con l'estro del poeta. In uno dei tanti giorni, con la gente che si studiava d'essere sul suo passaggio per portarsi a casa la calda cordialità del suo saluto e le cose intorno che trovavano le segrete vie del suo cuore, aperto ai linguaggio della loro semplicità. « lo sono per un terzo ceresarese. un terzo è di Vescovato, il paese dei miei ascendenti, l'altro terzo è di Venezia dove sono nato... ». « E Roma? » « Lì ci stanno tutti e tre i terzi d'italiano ch'io rappresento nelle file militari, i miei figli, la mia casa, il lievito della Patria, di questa magnifica ragione di vita ». Per quel terzo che dava a noi, il discorso mi riportava dritto nella storia. Alle soglie della battaglia di Solferino e San Martino, il padre, Principe Antonio, delle guardie nobili di Francesco Giuseppe, scappava da Goito con l'aiuto di Giuseppe Bonetti, cocchiere d'un signore del luogo. Lasciava gli austriaci, acquartierati sul Mincio, oltre il ponte. Di qua, la strada amica, le poche case di Santa Maria sotto i grandi platani di Napoleone. La carrozza fidata di Bonetti era arrivata fin lì, aspettava lì, aveva superato deserta i « chi va là » delle sentinelle che il rumore infernale delle ruote sulla ghiaia traeva dai nascondigli in avamposto. Riprendeva la via col Principe a bordo. Ogni tanto, nel silenzio notturno, si avvertivano i passi e le grida di richiamo dei volontari che partivano per battersi sulle colline. Solarolo, poi, dopo infinite curve, dopo l'ultima curva della Possenta, Cortine, il sobborgo di Ceresara da cui era partito Dobelli per unirsi ai Martiri di Belfiore... Infine « La Sperita », il bel palazzo delle signore Bosio, trentine d'origine, legate al fervore del Risorgimento, ed al ramo cremonese dei Gonzaga da antica amicizia. Il Principe-Antonio aveva raggiunto il suo rifugio e così il Bonetti, che fu, per la venturosa vicenda, il capostipite dei « fattori » delle Bosio e primo anello di congiunzione fra Ceresara e l'illustre famiglia del Generale fuggitivo. « Mio padre era poi andato a battersi lassù, a fianco dei nostri e dei Francesi, e, a cose, finite, è tornato a riposarsi alla Sperita. Innamorato del sito e per essere, quando e come, desiderava, vicino alle Bosio, s'è comperato un pezzo di questa generosa terra. L'ha chiamata « La Speranzina » pensando all'unità d'Italia, ed era come la modesta porzione della grande speranza che percorreva la Penisola. Della stessa che era in lui, coi limiti all'orizzonte che ci apparteneva ». Alla cascina, Giovanni Trevini, il contadino, ci aspettava col cavalluccio attaccato al biroccio malandato e col cappello in mano. « Servo suo, Eccellenza ». 13