1 I perchè in questa faccenda i pareri non sono ancora tutti concordi e rassicuranti. Per cui anche un adulto che si senta minacciato dalla visita notturna d’un spettro desideroso di vendicare un affronto subito quando era qualche cosa di meglio di uno spettro, (e sia pure nel benevolo e tradizionale modo del solletico alla volta dei piedi), anche un adulto dicevo, sono certo non può restare indifferente. E c’è da aggiungere che queste storie sopranaturali, il cinema di fantascienza, la pittura informale e la musica elettronica, le hanno ampiamente rivalutate. E’ per questo che ogni tanto, laccio un esame di coscienza onde sapere quanto e da chi ho da temere. In generale non ho grandi paure ma il mio innato altruismo mi porta talvolta a condividere le paure collettive. Capita, così, che per me o per gli altri, qualche fantasma, o vero o immaginario, me lo trovo sempre d’attorno. Stavolta è di turno Monteverdi e voi capite che è un fantasma importante. Non posso lar finta di non accorgermi di Lui. E poi non è da oggi che ne avverto la presenza. E' cominciata con la Mostra del Mantegna. Da allora, ad ogni occasione, ecco il nostro Claudio, manieroso, lindo ma seccante, tenermi compagnia nelle notti d'insonnia. E brontolare. Non che capisca proprio tutto dei suoi discorsi (Lui si esprime fra mugolìi e sìbili ed io, a quell’ora, son stanco da morire) ma posso ben figurarmene il succo. « Tante leste a Messer Andrea e sta bene perchè è bravo e geniale. Ma a me, proprio niente ? Non ho io creato in questa Reggia medesima e favole in musica di cui ancor si dicon maraviglie e Messe e Madrigali e Canzoni che pur oggi riempiono il mondo e le orecchie degli uomini in letizia ? Non si afferma nei trattati e nelli fogli pubblici che sono il vero padre del melodramma ? E perchè allora pagate oro a manate certi canterini spesso fuor di tuono e di c ervello, e a me, che per loro creai il più fiorito dei linguaggi, non dedicate manco una strada, una piazza, un teatro onde perpetuare nel tempo il nome mio e la mia 24 memoria e lo stesso prestigio delli eccellentissimi Signori che mi vollero per oltre quattro lustri alla lor Corte più d’ogni altra magnifica e famosa? E se giusto è mostrare le tele di Andrea con le lor suavi Madonne e putti e festoni e Santi e Cavalieri si vaghi d’atteggiamenti e d’ornate fattezze, perchè non offrire ai cittadini di oggi, più giorni e più sere di musiche mie con esecutori acconci e stromenti veri del mio tempo, si che ognuno non solo s’abbia diletto alle dolcezze delle armonie e pianga per li accenti funesti, ma veda con qual cura e invenzione si pensava al concerto di tiorbe e chitarroni e flautini e liuti non certo inferiore per varietà e pompa sonora alle orchestre che allestite ogni anno verso le ceneri e poi sciogliete prima ancora che li suonatori si sian messi d'accordo !? Io dico che bene spendereste il nostro denaro chè, a Dio piacendo, molti sono ancora i giovani e le Dame ch’amano trovare coni orto e svago nei piaceri dello spirito, per cui anche stranieri verrebbero a soddisfare il loro udito come già con Andrea soddisfarono le loro pupille e così facendo riscattereste le colpe del vostro avo Vincenzo Principe di Mantova e Signore del Monferato, sempre restio ad aprire i suoi forzieri a mio beneficio e sempre sordo alle mie lagnanze, tal che, dopo aver visto morire mal curata e peggio assistita la mia amatissima Claudia, decisi trasferirmi a Venezia, ove quella serenissima Repubblica mi colmò di quelli onori e di quelli riconoscimenti che per la verità, mi mancarono e ancor mi mancano nella ingrata e pur indimenticabile vostra città... E tu che delli musici mantuani d’oggidì, sei il più grave d’anni e d’esperienza e sei Dure il solo che m’abbia qualche volta ricordato, tu dovresti parlare ai tuoi concittadini e renderli consapevoli, dovresti, della grave vergogna di cui si macchiano obliando il nome mio e la gloria che da esso ne venne per secoli (e che ancor dura) a Quella terra che se a me fu solo cara, è pur Madre a voi tutti, o mantovani sconoscenti ». Parola più, parola meno, auesto mi dice il mio fantasma importante. Dopo tutto un elenco dei suoi meriti e delle sue pretese fatto in quello stile minuzioso e un po’ piagnone che gli serviva per battere moneta alle casse Ducali. Ma. piagnone o no, io mi sento a disagio di fronte alla loquace e barbuta ombra del nostro rimorso. Capisco che non ha tutti i torti ecco, e d’altra parte, che fare ? Parlare ai miei concittadini, renderli consapevoli... ! Facile a dirsi ! Messer Claudio pensa, forse, ch’io possa andarmene per la città col banditore ed i trombettieri per emettere un editto ducale... ! Dove radunare gente e farmi ascoltare ? Non ai concerti rari e disertati o nei circoli culturali di cui non ho contezza o indirizzo... Alla domenica, nelle arene sportive, potrei, ma c’è il rischio di prendere un sacco di botte a parlare di cose frivole mentre gli stinchi più famosi impegnano il loro prestigio il nome della Patria... No. I,a sola cosa buona e possibile è questa di narrare la mia frasca. Può darsi che qualche altro oltre me. abbia avuto la noia della stessa visita notturna con conseguente solletico ai piedi e aneli, almeno per dormire tranquillo se non proprio per senso di giustizia, a placare quell’anima benedetta e tormentata. E poi parliamoci francamente : lo chiamavano il divino e div ino è stato veramente. Pure, soltanto da morto, ha avanzato una richiesta e per di più ragionevole. I suoi colleghi attuali, già rompono l’anima da vivi ! E se penso alla protervia dei loro atteggiamenti, ho una gran paura che da morti, non s accontenteranno di grattarci le estremità. t I * ETTORE CAMPOGALLIANI Docente al Conservatorio di Milano 25