Domenico La cacciata Bonacolsi una notevole corona di sobborghi. Il Mincio si trasformava in palude, vagando liberamente intorno ai borghi e alla città stessa. Non vi era pressoché alcuna comunicazione tra una borgata e l'altra; vi erano dislivelli e fossati nei quartieri stessi, raggruppamenti di case più che contrade; la viabilità era disagiata e malsane le abitazioni dei contadini. In seguito, per lo sviluppo dei rapporti commerciali con le città vicine e per i larghi privilegi imperiali, andò aumentando la popolazione e migliorando la condizione economica del comune e dei cittadini. Aumentarono gli edifici e migliorarono le condizioni delle abitazioni, ma l'opera che più di ogni altra valse a portare un grande vantaggio a Mantova, fu quel meraviglioso progetto idraulico ideato dall’Architetto mantovano Alberto Pitentino nel 1198 e completato nel 1230. Con questo progetto il Mincio fu trattenuto entro determinati confini, si formarono i laghi: Superiore, di Mezzo, Inferiore; si regolarono i fossati interni e quello principale che divideva la città nuova dalle borgate; si costruirono ponti, in legno dapprima, più tardi in muratura, per facilitare le comunicazioni fra i borghi e la città; sorsero i palazzi e le torri delle casate più facoltose. Fu appunto nel tredicesimo secolo che Mantova cominciò ad assumere lo aspetto e l’importanza di una vera città, quantunque non fossero risolte ancora le disagiate condizioni di viabilità interna. Per la libera forma di governo in cui il Comune si sostituì con i privilegi imperiali, i cittadini furono chiamati a rappresentare e a tutelare gli interessi della città in seno al Consiglio. Il Comune, per assegnare a quel Consiglio una regolare rappresentanza, stabilì tli dividere la città in quattro quartieri: S. Stefano (città nuova), S. Giacomo, S. Leonardo, S. Martino, (considerando come unico quartiere quello formato dalla città vecchia e dal quartiere di S. Stefano propriamente detto). Il primo documento in cui sono ricordati questi quattro (¡uartieri è del I2r0, il che fa supporre che il Comune, pochi anni dopo la sua costituzione in forma libera repubblicana (1116) abbia ordinato la divisione della città in quartieri. La città vecchia di Mantova era divisa in contrade e rioni, che prendevano il nome dalle chiese vicine, eccetto alcune, dette per la loro speciale giacitura, degli Scaglioni (Scaglionarum). La chiesa di S. Pietro era nel XIII secolo molto piccola, più di t/uanto sia oggi. Fu costruita tra il 1299 ed il 1401 dall’architetto Giaco-niello da Venezia; la facciata tutta in marmo ci è stata tramandata dal pittore Do- INDAGINE URBANISTICA menico Morone di Verona, nel suo quadro del 1494, rappresentante la battaglia fra i Gonzaga ed i Bonacolsi. Questa chiesa fu poi rifatta nel XVI secolo dall'architetto Giulio Romano. Alla estremità della vecchia città sorgeva S. Maria capo di Bove, distrutta nel 1397 quando Francesco Gonzaga fece costruire il Castello. Nel XIII secolo piazza Sordello era molto diversa da quanto appaia oggi. Nella parte inferiore sorgeva la chiesa di S. Maria Mater Domini. Vicino a questa e nel mezzo della piazza c’erano caseggiati che la dividevano in due contrade. Inoltre tutto ciò che stava fra la piazza oggi detta della Lega lombarda, e il fossato dei Buoi (Via Accademia) e tutta la parte inferiore della piazza Sordello, costituiva un vasto e popolato quartiere, intersecato da piccole strade. La vera piazza antica, detta di S. Pietro, era formata soltanto da quel largo spazio che stava sulla fronte e sul lato sinistro della chiesa stessa. I conifni della città vecchia di Mantova, probabilmente costruita in forma quadrata, si possono individuare partendo dal voltone di S. Pietro, risalendo dietro i palazzi Bonacolsiani e la Via del Vescovado, fino alle mura del lago di Mezzo ; da queste alle porte di S. Giorgio, risalendo poi dietro le chiese di S. Alessandro e S. Damiano: l’ultimo lato era formato dal Fossato dei buoi (il cui nome deriva dal fatto che i beccai vi mattavano gli animali che servivano alla pubblica alimentazione). Le porte della città, vecchia erano due: quella di S. Giorgio e quella vicina alla chiesa di S. Maria Mater Domini. Ques4o fu il periodo di massimo snlendore della Famiglia Bonacolsi che, con Pinamonte prima, (il quale acquistò la torre detta « dello zucchero » e la torre della Gabbia ed altre case vicine) e poi con Guido detto Botticella (che fece erigere la « magna domus » ed il grande palazzo che domina la piazza) riuscì, sul finire del XIII secolo, ad impossessarsi di tutta la vecchia città. Si è già detto nel mezzo dell'attuale piazza Sordello cerano dei caseggiati; dopo la costruzione di quel grande palazzo una parte di essi fu abbattuta, per formare una piazza che però ebbe la forma attuale solo dopo l'abbattimento della chiesa di S. Maria Mater Domini, avvenuta nella prima metà del secolo seguente. La gloria dei Bonacolsi aumentò ancora con Rinaldo, fratello di Guido, che ebbe dall'imperatore il titolo di Vicario Imperiale. Tanta potenza doveva suscitare però l'invidia dei suoi nemici, i quali, anche approfittando della interdizione di Mantova da parte del Papa, (dovuta all'alleanza di Rinaldo con il nuovo re dei romani, Lodovico il Bavaro, nemico della Chiesa) il 16 Agosto 1328, assalirono ed uccisero Rinaldo e sconfissero i suoi seguaci. E' sull'eccidio dei Bonacolsi che sorge il potere dei Gonzaga. Il lembo estremo di piazza Sordello assunse una precisa configurazione con la costruzione degli immensi palazzi dei Gonzaga, i quali anzitutto pensarono alla costruzione di un castello che potesse offrire sicura difesa. Il Castello, detto di S. Giorgio, fu innalzato nel posto ove era stata la Chiesa di S. Maria di Capo di Bove, dopo che i Gonzaga ebbero ottenuto da Papa Bonifacio IX (1395) il benestare all abbattimento della stessa. A completamento di quest'opera di fortificazione Francesco Gonzaga cinse di mura tutta quella parte di città che dal castello metteva all inizio del Fossato dei Buoi e lì innalzò una torre, nota oggi con il nome di Torre di S. 29