INDAGINE URBANISTICA Alò e vi formò un porto per l’approdo delle barche cariche di mercanzie. Da quanto si è detto risulta evidente come nella città vecchia sia sorta e si sia consolidata la potenza politica dei dominatori di Mantova. Successivamente il Comune vi affermò la propria autonomia, erigendo la propria residenza sulle rovine del Palazzo Imperiale. Ma alcuni fenomeni economici costrinsero il Comune a trasportare nella città nuova la propria sede. Questi fenomeni derivavano dal sempre maggiore benessere economico deVa cittadinanza. A prova di ciò sta il fatto che al principio del XIII secolo già esistevano la casa dei « Paratici delle arti », quella dei « Mercanti dell’arte della lana » e del « Pubblico mercato ». Naturalmente intorno a questi centri si andava sviluppando tutta la vita cittadina e le borgate adiacenti ad essi aumentavano di popolazione. Il Comune dovette seguire il nuovo sviluppo economico e quindi demografico ed urbanistico di quello che stava diventando il nuovo centro vivo della ciVà. Per questo e per meglio tutelare gli interessi dei cit'adini, fece erigere nel centro della città un Palazzo, senza però abbandonare l’antico. Ouesto palazzo figura già costruito nel 1208. Esso sorgeva nella Piazza del « Broletto » e fu distrutto nell’incendio del 1413 in cui andarono dispersi tutti i documenti antichi del Comune. Dopo la pace di Costanza (1183) il Comune assorbì i titoli e le azioni giuridiche che prima erano esercitati dall’imperatore ed in seguito a ciò iniziò una intensa attività in tutti i campi. Così l’antico palazzo Comunale, già palazzo imperiale divenne insufficiente ed il Comune dovette quindi far erigere nel 1227 un palazzo con una torre adiacente che meglio rispondesse ai nuovi disegni. Il palazzo esiste tutt’ora e fu detto palazzo del Podestà; la sua parte inferiore fu adibita a carcere. Nel 1398 Bartolomeo Aliprandi fece costruire, vicino a questo palazzo nella parte orientale, un Oratorio detto « Oratorio dei giustiziati », perchè ivi venivano portati a pregare i condannati a morte. Dopo la costruzione del Palazzo del Podestà, il Comune fece innalzare quella grandiosa Volta che ancora esiste e che fu detta « Aregherio ». Questa volta congiungendo il nuovo palazzo con quello della Masserìa a sua volta legato con l’antico palazzo di Giustizia (1208) dava alla piazza del Comune un aspetto pressoché uguale a quello di oggi. Col crescere della popolazione e dei rapporti con città vicine sorse la necessitò per il Comune di innalzare un nuovo palazzo accanto al vecchio. Fece anche erigere edifici pubblici, come quello per l’arte della lana, delle « beccarie » p°r le carni, un palazzo per il mercato e deposito delle granaglie, uno per la vendita del sale e un altro per la zecca. In questo quartiere sei erano le chiese datate ai prirn' secoli dell’era cristiano. S. Zenone: oggi usata come magazzino (Via Ginnasio); S. Stefano: sorgeva in fondo a detta via e confinava con le antiche mura della città. Sulla sua area furono fabbricate nel XVIII secolo case private oggi dei Viterbi. S. Salvatore: tolta dal culto nel 1797 stava nella Via Tubo, oggi è un magazzino di fieno. S. Lorenzo: vicino all'attuale Torre delle Ore, si protendeva nella Piazza delle Erbe; fu demolita nel 1579. Accanto alle chiese c'erano le case che La configurazione della Città di Manlova come appariva dalla caria di Gabriele Bertazzolo disegnata nel 1628 servivano da abitazioni ai sacerdoti e che unite ad altre formavano uno dei lati di una via che era compresa fra queste e gli attuali portici, che da piazza della Concordia conducono a quella di S. Andrea. La chiesa di S. Andrea era molto più circoscritta della attuale costruita sul disegno di L. B. Alberti (1472). C’è da ricordare come nel XIV secolo vi fosse presso la chiesa un vasto monastero dei Benedettini, il Palazzo Abaziale, cortili, stallaggi, ed altre case, il tutto completamente isolato e difeso dalle acque del lago di Mezzo con argine detto di S. Andrea. Oltre a queste chiese sorgevano sulla riva del lago di Mezzo il monastero e la chiesa degli Eremitani di S. Agnese. Questo monastero dava il nome alla grande Ancona formata dalle paludi del lago. Esse arrivavano circa alla metà di Via Cavour comprendendo tutto ciò che oggi forma la piazza Virgiliana. Tutta questa Ancona era circondata da mura e terrapieni per la difesa della città dalle alluvioni e dagli attacchi esterni. La bonifica cominciò soltanto al principio del XV secolo per opera degli stessi frati che interrarono la palude tutto intorno al loro convento. I Marchesi di Mantova favorirono poi quest’opera di risanamento assegnando ai frati centinaia di pertiche di terra. II Marchese Francesco e suo figlio Federico concessero in seguito larghe zone a molti cittadini i quali continuarono l'opera di bonifica tanto che l'Ancona, tanto vasta nel XIII secolo, si ridusse solo all'attuale piazza Virgiliana, che fu colmata nel XIX sec. per opera specialmente del Generale francese Miolis.