INDAGINE URBANISTICA venne riattivato il ponte dei Mulini, il Porto di Ila Catena, gli Argini del Mincio; molti edifici notevoli, quali il teatro accademico, videro allora la luce. Un fatto importante da ricordare è l’abbattimento nel 1802 della Chiesa di S. Giacomo e la successiva costruzione del t eatro Sociale. Questo abbattimento probabilmente fu fatto per allungare la visuale di Corso Umberto I' e Corso Italia, fino a Porta Pradella. Per tutto il XIX secolo Mantova, la cui caratteristica di città fortificata si inserì nel grande quadrilatero di difesa del Lombardo-Veneto, mantiene immutate le sue caratteristiche entro le mura. Nell'anno 1919 sotto la spinta del rinnovamento edilizio che seguì la fine della grande guerra europea, e sotto l’influsso della si'iluppo dei traffici e degli interessi costituitisi nei sobborghi sorti al di fuori delle pone cittadine, la città di Mantova cercò una sua nuova espansione abbattendo il iato sud della mura che racchiudevano l'aggregato urbano. Come conseguenza di tale fatto sorsero e si svilupparono attraverso Piani parziali, studiati coi criteri dell epoca, alcuni quartieri esterni quali ad esempio la Vailetta Paiolo (1926). Inoltre ebbero sviluppo naturale e disordinato, aggregati di varie entità e caratteristica edilizia nelle zone di: Borgo Chiesanuova, Dosso del Corso, Belfiore, Beigioioso, Pompilio, Strada Spalti, Gambarara, Lunetta b. Giorgio, Frassino, Angeli, Virgiliana. Fu solo nel 1933 che si sentì la necessità di affrontare con un piano la regolamentazione dello sviluppo edilizio. Dal concorso bandito nel 1934 per un Piano Regolatore di massima, l'Ufficio Tecnico Municipale trasse gli elementi per la stesura del Piano Regolatore Generate, interessante la sola sistemazione interna della città, entro il perimetro delle vecchie mura, approvato nel 1942. Durante le ultime vicende della seconda guerra mondiale (1944-1945) Mantova subì alcune incursioni aeree che sconvolser° 1° fisionomia della testa meridionale del Ponte dei Mulini ed il sobborgo di Cittadella. A ciò si aggiunga che nell'immediato dopo-guerra l'imponente ripresa edilizia entro l'ambito delle vecchie mura e fuori ài esse, nonché l'intensificarsi delle attività commreciali, hanno proposto nuovi problemi di urgente soluzione. L'Ufficio Tecnico Municipale quindi venne incaricato nel 1955, con la consulenza dell'Arch. Piero Bottoni, dell'elaborazione di un nuovo Piano Regolatore Generale itili ressante l'intero territorio del Comune di Mantova. Il Piano è stato redatto in ossequio alla Legge 1942 ed alle successive istruzioni e tenendo conto dei più urgenti problemi proposti dalle contingenze verificatesi nell'attuale situazione economica. Adottato dal Comune con deliberazione consiliare il 29 Dicembre 1956, esso venne successivamente approvalo dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici il 16 Ottobre 1958 ed è tuttora vigente. L'esame del volto che la città va assumendo attraverso l’attuazione di questo piano, anche in relazione al rispetto delle preesistenze ambientali, porterebbe il discorso molto lontano. E' nostra intenzione riprenderlo alla conclusione della serie degli articoli che abbiamo programmato. LUCIANO QEROLA Assistente di Urbanistica presso il Politecnico di Milano con la collaborazione di ALDO 8IGNORETTI L’ACCADEMIA VIRGILIANA E' al grande educatore Vittorino da Feltre cui Mantova deve la sua prima Accademia di Lettere, alla quale partecipò attivamente non solo Gianfrancesco Gonzaga ed i suoi figli ma anche i nobili ricchi della città oltre ad una cospicua schiera di studiosi provenienti da altre zone d'Italia, perfino dall'estero. Nel 1562 si ha notizia di un'esistenza in Mantova di un'Accademia di Lettere ed Arti detta degli Argonauti. I suoi componenti avevano come argomento principale di trattazione l'arte piscatoria. Poiché anche allora era d'uso prendere nomi d'arte, per non smentire la tematica dell’Accademia, si chiamarono Arceo, Oronte, Tifi, Paimiro, Giasone ecc.. In una memoria dell'Accademia si sa che nel 1562 Don Cesare Gonzaga figlio di Don Ferrante Principe di Molfetta creò l'Accademia degli Invaghiti, assegnandole per le sue manifestazioni ed esercizi la di lui abitazione che sorgeva proprio sull'area dove oggi è costruito il Teatro Accademico. E' pertanto fuor di dubbio, come del resto lo dimostrano le vecchie murature tuttora visibili verso l'angolo fra la Via Pomponazzo e la Via Ardigò, che l'edificio ai primi del '500 già esisteva. II Teatro o sala preesistente a quella del Bibbiena venne usato non solo per le riunioni degli Accademici ma anche per recitar tragedie scritte dagli stessi componenti e molte altre di autori Greci. 35 IL SUO TEATRO IL SUO RESTAURO