Sala del Bibbiena Veduta da un palco del primo ordine Nel 1562 L'Accademia degli Argonauti si fuse con quella degli « Invaghiti » che godeva della speciale protezione di Guglielmo Gonzaga il quale riuscì fin dall'anno 1554 ad ottenere dal Papi Pio IV la facoltà di poter laureare in Mantova studiosi di Medicina e Poesia. Il Quazza nel suo lucido libro su Mantova attraverso i secoli scriveva che spesse volte l'Accademia si abbandonava ad esercitazioni retoriche più o meno inutili tanto che con il procedere del tempo continuava a cambiare denominazione. Si chiamò infatti dei Timidi, degli Accesi, degli Imperfetti, dei Floridi, dei Vigilanti, ecc. Quello che però è emerso in modo irrefutabile era il fatto che tutti i componenti dell'Accademia si radunavano in un Teatro che preesisteva al posto dell'Attuale sala del Bibbiena e che doveva possederne, almeno in parte, la pianta. Si ha notizia che anche la vicina Università dei Gesuiti dopo il '600 era in rapporti con l'Accademia in quanto i Maestri del tempo li troviamo citati in entrambe le Istituzioni. La parte del progetto, che spettava al Teatro, veniva in origine disegnata dall'Arch. Ferdinando Galli da Bibbiena, che aveva ottenuto dagli Accademici (dei Timidi) di costruirlo a di Lui spese sulla scorta del progetto presentato e nell'area stessa del cadente Teatro dei Timidi a condizione che gli venisse accordato per 25 anni l'usufrutto dei palchi. Il contratto venne in seguito annullato per mancanza di fondi da parte dell'Architetto e l'opera fu continuata con la contribuzione privata e col munifico aiuto di Maria Teresa (dal discorso del Conte Girolamo Murari sulla fondazione della Accademia anno 1795). Gaetano Susani nel 1831 e G. Battista Intra nel 1883 citano artefice della Sala Antonio Galli da Bibbiena, esecuzione di Paolo Pozzo e facciata, verso Accademia, del Piermarini. «Vaga è la simmetria di codesto edificio costruito interamente in cotto in figura campaniforme ed a tre piani regolari di loggie ornate ai due lati di ordine dorico, jonico e corinzio ( le colonne), con proscenio e scena stabile che partecipa dell'ordine dorico e composito. Due belle ringhiere (loggette) laterali ed una meno elevata in faccia al palcoscenico servono di ornamento a questo Teatro e di maggior comodo per l'introduzione di un più esteso numero di spettatori. Quattro statue si presentano in esso: due ai lati del proscenio (Boccascena) e due nel mezzo della scena stabile. Le prime figurano il conte Baldassarre Castiglioni, valente poeta e filosofo; Gabriele Ber-tazzolo, illustre ingegnere e matematico; le seconde l'incomparabile nostro Virgilio ed il filosofo mantovano Pietro Pomponazzo. In questo Teatro riuscito sommamente armonico, teneva le pubbliche sue accademie il gruppo filarmonici, e le loro adunanze solenni i pastori arcadi della Colonia Virgiliana. In esso parimenti avevano luogo le pubbliche sessioni scientifiche dell'Accademia (da Susani 1831 ) ».