GIULIO ROMANO Nessun accenno al Palcoscenico viene mai fatto nelle varie descrizioni e poiché le fini-ture delle pareti vanno fino a terra, il taglio operato nelle balaustre e nei corridoi laterali (sempre nell'attuale palcoscenico) con messa in opera di gradini di legno anziché in cotto fanno logicamente dedurre che la sala fosse all'origine ad unico livello, nè altrimenti poteva essere. L'Imperatrice Maria Teresa dopo il suo munifico concorso per la ricostruzione del Teatro e dell'Accademia dotò di 8000 fiorini annui l'Accademia per lo stipendio dei maestri, per l'istituzione di premi e per le necessarie pubblicazioni. Mandò anche un notevole numero di libri per formare quella biblioteca che ancor oggi porta il suo nome, nonché tutti i marmi del palazzo Ducale e delle varie ville dei Gonzaga sparse in varie zone della Valle Padana costituendo, in allora, il quarto Museo Archeologico d'Italia. Attualmente la sala Accademica, a seguito delle varianti ad essa apportate dopo il 1803, ha l'aspetto di un Teatro a scena fissa senza altro apprestamento per cui mal si presta a qualsiasi tipo di rappresentazione appunto perchè il tutto è stato concepito come sala di conferenze, concerti e congressi. Il Teatro venne purtroppo adibito in epoche successive a magazzino di cereali e deposito di sale, ma a causa della persistente umidità ben presto venne dismesso da ogni uso. La sala non offre attualmente quel minimo di sicurezza richiesto dalle norme in vigore; ha un impianto elettrico che oltre a costituire una notevole stonatura ed avere una installazione di fortuna è anche insufficiente ad illuminare la sala come si conviene. I solai tutti che sono in legno, sono tutti pericolanti, non possono più essere sottoposti a carico dato il grado di vetustà dei materiali. Tutte le balaustre in legno dei palchi non presentano le necessarie garanzie di sicurezza perchè essendo in legno sono collegate eoo semplici lame chiodate e incastrate poi alle murature e legate ad esse in calce bianca. Costruire su fondazioni preesistenti un edificio di mole maggiore su un terreno ancor oggi melmoso ha indotto i costruttori ad alleggerire tutte le strutture, e si può dire che la sala del Bibbiena costituisca oggi forse l'unico esempio di costruzione teatrale realizzata con muri da 15 cm. e tramezze in foglio sulle quali il Bibbiena, e purtroppo con rara competenza, tra- dusse a tempera gustose scene dell'Arcadia. Per fare del teatro una cosa viva, cioè atta a sopportare quei carichi cui l'avevano destinata i tecnici del tempo, sarà necessario procedere ad un'accurata quanto difficile operazione di chirurgia edile: in altri termini si dovrà, per molte parti, spostare l'epidermide, che vale, con ogni accorgimento per non guastarla, onde inserire al posto delle attuali insufficienti e ammalorate strutture portanti nuovi elementi resistenti avendo cura particolare di non alterare l'attuale acustica, che sia per la forma stessa del Teatro quanto per i materiali che la compongono (abete bianco, cotto a mano, portine in legno e travetti sempre di abete) ha sempre costituito per i Bibbiena, gli specialisti del tempo, sicura garanzia anti-eco, per cui anche « un parlar lieve in un pubblico attento era ugualmente sentito sia nella platea che nei palchi ». L'opera di restauro che per volere del Comune di Mantova sta per essere iniziata, comporterà, oltre al già previsto onere finanziario, una titanica fatica da parte dei tecnici ai quali l'Amministrazione ha concesso la sua fiducia. Sarà per essi un lavoro improbo, ricco di imprevisti, di sorprese, paziente, che a volte potrà anche scoraggiare, ma che una volta compiuto riporterà a nuova vita una stupenda pagina di architettura teatrale che ancor oggi conserva intatta la sua calda umanità. ATTALO POLDI Capo Sezione Urbanistica dell' Ufficio Tecnico Comunale PALAZZO TE