GIULIO ROMANO E IL PALAZZO TE Qui si apre infatti una loggia grandiosa costituita da un corpo avanzato formato da tre grandi archi sostenuti da gruppi di quattro colonne (15-16-17), e racchiuso superiormente da un frontone alquanto basso e dilatato. Ai lati di tale avancorpo una successione ritmica di finestre serliane (18) che ospitano loggette comunicanti con le sale principali. La grande loggia denuncia un equilibrio immobile. La prevalenza dei vuoti sul pieno, la qualità aspra del muro che scompare dando spazio ad una superficie liscia e continua, destano sensazioni che fanno pensare al Palladio. L’INTERNO Se si vuole avere una sensazione abbastanza viva ed immediata del gusto, della sensibilità e della cultura di Giulio Romano, occorre volgere l'attenzione agli interni di Palazzo Te. Subito si presenta l'affascinante dialettica della duplice personalità di pittore ed architetto, la possibilità integrativa nella risoluzione degli spazi, la capacità decorativa ed archi-tettonica della sua pittura, il rapporto che si stabilisce tra architettura, pittura e decorazione nella impostazione degli ambienti. In Palazzo Te le stanze si susseguono con effetti sempre diversi, si sente il desiderio di stupire, di imporre sensazioni sempre nuove. Il D'Arco osserva che Giulio « suscita nelle anime meno castigate sentimenti e desideri sconvenienti. Fa sentire la voluttà, la vendetta, il sospetto ». Capire il Pippi nella sua epoca significa capire queste sale: egli asseconda la sensualità del Duca, anche se a volte, come nel Giove che si accosta ad Olimpia (19), sembra divertirsi in una satira più o meno velata alla lussuria del Duca. Questo il contenuto edonistico, l'espressione architettonica è nei soffitti. Essi imprigionano lo spazio, lo limitano in forme piane, o lo accolgono più spesso in cavità di grande capienza, innervate da forti risalti che delimitano forme geometriche; il pavimento, che ne stilizza come proiezione il disegno, rappresenta l'elemento culturale e raffinato del Rinascimento; la parete infine misura l'altezza. Il dipinto, che vive nel colore marcato del soggetto mitologico, entra solo còme elemento decorativo, come contrappunto alla cornice architettonica che lo incastona, è un commento che ha la capacità di sottolineare le forme del soffitto e di dar loro maggiore possibilità nella resa di determinati effetti. 43