giulio perina pittore Nasce a Mantova, studia all'Accademia « Cigna-roli » di Verona. Espone a tutte le Quadriennali fino al 1940 e alla 25a Biennale veneziana. Vince numerosi premi tra cui il secondo « premio Mantova » e il premio « Città di Legnago ». E' sempre presente alle principali manifestazioni artistiche. Nello studio del pittore Perina esiste quasi nulla del periodo giovanile, tanto che sono costretto a iniziare questo breve profilo dell’artista con due citazioni, una di Sandro Bini che presenta Perina giovane pittore cattolico sul giornale « Pro famiglia » dopo la brillante affermazione alla prima Quadriennale romana (95% di esclusi) e un’altra di Amadei che presenta la mostra di 50 pastelli allestita verso il 1935-36 alla Runa. Dice Sandro Bini « ... in pochissimo tempo è passato attraverso esperienze che a molti uomini sono costate l’intera esistenza. Per enumerare dunque queste esperienze bisogna rifare la storia di mezzo ottocento, perchè ogni movimento artistico di questo turbinoso secolo, che ha gettato le fondamenta della pittura moderna, ha richiesto, ben eh:'' da lontano, la sua partecipazione. Cosi allo sperperio impressionista e per necessità di reazione alla eccessiva contegnosità cubista, attraverso la i :asperazione della ricerca luminosa per mezzo della divisione dei colori e financo alla rigidezza dell'accademismo, egli è passato instancabilmente sin qui... ». Amadei conferma qualche anno dopo questi momenti del processo di formazione del giovane artista mettendone in evidenza qualcuno « ... L’artista passa dal divisionismo segantiniano (ricordo i tronchi di due grossi salici in una luce crepuscolare) per soffermarsi un attimo sul colorismo un po’ arzigogolato del nostro ottocento minore... ». Perina ha cominciato un lavoro sistematico di studio e ricerca artistica attorno al 1925. Era allora poco più di un ragazzo e ciò spiega la varietà delle esperienze attraverso le quali passa in pochi anni ; esperienze, diciamolo subito, che nell’opera presentata nel 1931 alla prima quadriennale romana sono tutte superate in una personale e già sicura visione estetica. GIULIO PERINA Il Qazomatro - 1931 A me l’artista è apparso essenzialmente un autodidatta. La frequenza a Verona dell’Accademia Cignaroli forse può coincidere in lui con un periodo di esercitazioni che si definiscono accademiche, ma non gli lasciano niente. L’esperienza che vive, i motivi che cerca, sono suoi, e li vive fuori dell’ambiente accademico. Lo provano due opere che l’artista ancora ha di quel tempo ; nella natura morta già vivace coloristicamente e solidamente disegnata, forse del 1927-28, non vi è alcun impaccio accademico anche se è costruita con scrupolo. Colpisce la vivacità di qualche giallo e verde: è una piccola natura morta con una bottiglia e qualche libro, non ha pretese, ma prelude già al futuro colorista. Pi ù pacato, sobrio, e direi più sicuramente maturo è un paesaggio del 1930-31 che l’artista mi ha mostrato, contemporaneo e simile come soggetto e taglio all’opera presentata alla Quadriennale romana. La pittura di Perina vi si presenta costruita con estrema solidità : i volumi sono sentiti e delineati con senso plastico preciso ; qualsiasi incerte zzza giovanile o dilettantesca non esiste più, ma c’è invece una padronanza eccezionale del disegno. Più interessante è il colore, di tono sobrio, tutto modulato su una serie di grigi delicati ma decisi. La divisione degli spazi è sicura, forse un po’ rigida, tanto da farci pensare al Novecento, ma ad un Novecento alla Rosai, oppure, per lo scandire dei volumi, alla Sironi, senza però le violenze chiaroscurali di questo. Si tratta di un quadro in cui sono rappresentate case circondate dal verde, basse di tono, quasi a confondersi con i grigi delle case, sotto un cielo un po’ cupo, pesante, ma perfettamente intonato. Non è una pittura squillante, briosa, fatta pei stupire ; è una pittura solida, concreta, chiara negli intenti realizzata senza sotterfugi o sottintesi, con estrema sincerità, sobrietà e onestà. L’opera di Perina, da quando io lo conosco, si è sempre svolta sotto questo segno, con coerenza, senza mai sbandamenti, con umiltà, ma con sicurezza cosciente dei suoi mezzi espressivi. Questi, una volta individuati, e abbiamo visto che ciò avviene molto presto, mai vengono abbandonati, sono sempre più approfonditi, resi sempre più efficaci da una essenzialità espressiva che si libera dal superfluo, permettendo, col tempo, i risultati che oggi conosciamo. Le opere dell’ormai lontano 1931 sembrano molto diverse da quelle di oggi, e, sotto un certo aspetto lo sono, ma se seguiamo l’artista nel suo sviluppo, nei suoi contatti, nelle sue successive esperienze e ricerche, ci rendiamo conto della fondamentale coerenza che lega tutto il suo lavoro, dai grigi scanditi in precisi, disegnati volumi di allora, al lirismo coloristico di oggi. Nel 1932 l’ancor giovane Perina, dopo l’importante affermazione romana, collabora al « Frontespizio» di Bargellini. Questa nuova esperienza lo porta fuori dai ristretti limiti provinciali e anche la sua opera si fa più sciolta e la sua produzione più ampia. Il decennio che va lino all’inizio della seconda guerra mondiale è ancora per Perina un lungo periodo di formazione, anche se l’artista è già matuiato in lui II colore diventa sempre più predominante, e ce lo rivela un’opera storicamente molto importante : « Il gazometro » di proprietà del Comune di Mantova ; un’opera di transizione che da sola può spiegare un passaggio, che forse per sè sarebbe inesplicabile. 55