GIULIO PERINA - Paesaggio visto dal Cavalcavia 1950 (Biennale di Venezia 1950) « Il gazometro » del 1932 è tutto grigi e rossi tenui in spazi ancora nettamente delimitati. I grigi un po’ monotoni nelle opere precedenti, qua si coloriscono leggermente, dando una nuova vivacità, ancora sommessa e umile, al quadro. Quest’opera spiega il passaggio al Perina colorista della « Casa gialla » del 1938 in cui è evidente il riaccostamento a quegli impressionisti che poco hanno lasciato in lui dopo il primo contatto giovanile. Tale riaccostamento è fatto ora su un altro piano e con ben diversi risultati. E’ evidente, nella * Casa gialla », l’influsso di Gauguin e di Cezanne e, perchè no, anche dei « fauves », in particolare di Matisse. Continua l’Amadei nella nota già citata : «... per poi deviare verso il violento paradossale delle scuole di Matisse e di Gauguin... ». Io conosco uno solo dei 50 pastelli allora esposti, e precisamente lo studio per il quadro « La casa gialla ». In questo pastello il colore è decisamente il protagonista che domina su qualsiasi altro elemento della composizione. Maggior disciplina ed equilìbrio che nel pastello, si ha nel quadro a olio, ma è ottenuto senza mortificare la forza del colore. Perina entra ora in un periodo in cui poco per volta si attenua quella concezione che lo portava a scandire gli spazi per attingere a un lirismo coloristico sempre più accentuato. Siamo nel 1936-37 e il nostro entra in contatto con l’avanguardia milanese di * Corrente » e inizia la sua amicizia con Birolli. E' ora che si fa sentire in lui e nel suo amico Facciotto l’influsso della pittura chiarista (Semeghlni, Lilloni, Del Bon) ; in Facciotto il chiarismo diventerà la sua vera strada, in Perina sarà invece una nuova, proficua esperienza che attenuerà e affinerà le violenze coloristiche senza perdere in forza e vivacità espressiva. Si può parlare anche del suo Cezannismo, quasi una ipoteca che il pittore deve pagare al grande artista della Provenza, e dovrei ripetere un discorso autorevole di qualche anno fa (1951) dall’amico Faccioli, ma nulla ho da aggiungere. Alla vigilia della IIa guerra mondiale si crea un vuoto nella vita artistica di Perina : le preoccupazioni e le attiviti marginali impegnative per poter superare le difficoltà contingenti della vita, le malattie, contrasti politici, tutto contribuisce a distogliere l’artista dalla sua opera creando una rottura della sua attività. Perina ritroverà il suo equilibrio solo alla fine della guerra. Gli anni dell’immediato dopoguerra sono per lui di fecondo lavoro : il Premio della Liberazione e il secondo premio ex-equo con Vlorlotti al Premio Mantova, sono i risultati più significativi della ripresa che porterà l’artista a partecipare della XXVa Biennale Veneziana, nel 1950, con un risultato che sanziona degnamente una vita dedicata all’arte. GIULIO PERINA Paesaggio 1960 “Premio Città di Legnago,, La pittura di Perina è diventata più sciolta, la pennellata più larga e più libera, permettendo a un colore più intenso di esprimere una poetica sempre più valida, sicura e personale. La critica più qualificata lo segue ora parlando di lui in termini quanto mai lusinghieri, come Arcangeli nei suoi appunti pubblicati sulla « Gazzetta di Mantova »: Faccioli gli è vicino con affettuosa cura, in modo da consacrarne definitivamente la validità artistica. Nulla he da aggiungere sulla pittura di Perina in auesto decennio. Il pittore ha trovato completamente se stesso, è nel pieno possesso delle sue canacit'1 espressive che si attuano in un’arte sempre più personale, dove la sintesi raggiunge espressioni sempre più efficaci senza indulgere mai alle convenzionali compiacenze di un mestiere consumato. L’opera di Perina ha seguito i movimenti più moderni nelle posizioni più progredite e anticonformiste, ma in questi ultimi 10 anni ha usato ,,n suo linguaggio che, dopo aver pagato l’ipoteca cezaniana, diventa sempre più personale. La sua opera perori si svolge ora fuori degli ultimi movimenti, delle esperienze più azzardate e pericolose. Tutto ciò pare che non lo interessi : continua per la sua via con una pittura moderna, nuova, di un maestro che ha sempre qualcosa di dire. La sua originalità non è solo legata alla novità della sua opera, ma anche alla semplicità di espressione derivata da una tecnica che rifugge da ogni artificiosa ricerca di mezzi espressivi, eterogenei in cui l’effetto della materia, resa insolita da accorgimenti estranei alla pittura, tende a sostituirsi al vero tessuto pittorico per divenire fine a se stessa. Il quadro di Perina è dipinto con semplicità : colori impastati fino a trovare il giusto tono e distesi Col pennello sulla tela. Sembra banale ciò che dico, ma non lo è, se pensiamo ai materiali diversi in quella che, talvolta impropriamente, si chiama pittura, cioè : caolino, collages, bitume, bruciature, legno, vetro, stracci, tutto fuorché comune colore in tubetti, usato per dipingere. Anche questo è per Perina oggi, un altro aspetto della sua originalità. La personale allestita al palazzo Aldegatti a cura dell’Università popolare e il premio ■ città di Legnago », sono i due ultimi maggiori riconoscimenti della validità attuale del pittore Perina. LUIGI FRACCALINI CITTA’ di MANTOVA _____________________________________________ hanno collaborato i___________ GIUSEPPE AMADEI, ALDO ANTONIOLI, VITTORIO BALESTRA, CLAUDIO BASSANI, FAUSTA BETTINI, GIUSEPPE BORELLA, ANGELO CAMI. ETTORE CAMPOGALLIANI, GIOVANNI N. DALL’OGLIO, STENIO DEFENDI, MAURIZIO DELLA CASA, FRANCO FACCINCANI, SILVIO FERRARI, LUIGI FRACCALINI, ANTONIO FUCCI, MANLIO GABRIELI, LUCIANO GEROLA, GISELLA GIRARDI. DINO LANFREDI, ERCOLANO MARANI, IVO MARETTI, FRANCESCO MORESE, UMBERTO MUSA, FRANCESCO PANELLI, ATTALO POLDI, BRUNO POLDI, ADOLFO POLTRON IERI. AURELIO V, REGGIO, CARLO ZANINI, RINA ZANINI, 57