Nato a Mantova nel 1935. Ha frequentato i corsi di decorazione del pittore Vasco Bendini all'Istituto Statale d'Arte di Bologna e, nella stessa città, i corsi di pittura del maestro Virgilio Guidi all'Accademia di Belle Arti. Dal 1955 partecipa all'attività artistica. Vive e lavora a Mantova, insegna presso l'Istituto Statale d'Arte di Guidizzolo. Nel 1962 ha esposto una personale alla galleria « Il Canale » di Venezia, e nello stesso anno ha esposto alla galleria « 2000 » di Bologna. Premi : 1955 - 2 ’ premio « Premio G Di Capi » - Mantova 1957 - 3’ premio di pittura alla mostra nazionale dei giovani - Parma 1963 - 1° premio « Pavese di disegno » - Bologna renzo schirolli pittore Ricordo di aver conosciuto anni fa Schirolli e il suo inseparabile amico Madella, giovani pittori informali, e di averli visti insieme per anni. Era, quello, il loro periodo eroico; lavoravano tutti i giorni con impegno e serietà tanto più ammirevoli, in quanto erano soli nella ricerca, sostenuti dalla loro fede e dalPincitamento dei loro maestri: Bendini prima. Guidi e Mandelli poi. La via scelta era difficilissima in quanto, isolandoli nella ricerca, potevano contare solo su se stessi: l’informale ha poche possibilità comunicative. La mostra alla Gonzaghesca ha segnato il limite a questo periodo: l’anno dopo hanno conseguito i! diploma all’Accademia di Bologna e ognuno se ne è andato per proprio conto a cercarsi la sua strada: Madella e Milano dove tuttora lavora; Schirolli nella scuola, prima a Forlì, poi a Guidizzolo. Non voglio dire che le opere dei due giovani artisti fossero fino a questo momento una sola cosa. Madella più irruente, più violento nell’espressione, pertanto più colorista. Schirolli è più sobrio, più ponderato e razionale, lavora spesso su grigi finissimi tendendo in certi momenti a polarizzarsi sul bianco e sul nero. 58 RENZO SCHIROLLI Bea - 1058 Immagine M. P. - 1962 Ammiratore di Burri, il nostro pittore prepara su di lui il lavoro per diplomarsi all’Accademia; ciò influisce con evidenza sulla sua produzione e crea quadri neri, catramosi, rugosi, bruciati, dove la sintesi espressiva raggiunge forme di estrema esemplificazione e un colore monocromo o quasi, sulla gamma dei bruni scurissimi in cui la varietà del tono è lasciata alla varia superficie della materia la quale trattiene più o meno la luce che la sfiora. L’arte italiana, uscita dopo la guerra dall’ipoteca del Novecento, conformista e ormai anacronistica, respira, dal ’45 in poi, un’aria nuova e più libera, in contatto con le esperienze che nel ventennio avevano dominato in Europa e in America. L’esperienza informale, legata a ricerche spaziali proprie della pittura degli anni ’50 (vedi Fontana e altri) è un pò il pedaggio che deve pagare chi inizia gli studi d’arte in quel tempo. In questo ambiente Schirolli comincia il suo lavoro che si esplica come ricerca continua, assidua e appassionata nell’ambito dell’estetica informale. E’ facile raccontare un fatto in termini convenzionali, difficilissimo invece è elaborare un linguaggio per esprimere fatti e moti puramente spirituali in cui ogni visione realistica convenzionale è annullata; tutto diventa evanescente e sembra sfuggire allo artista che deve invece condensare in forme e colori convenzionali ciò che non lo è. Vi è la necessità di una continua originalità dell’espressione che tenda a identificarsi con ciò che vuole esprimere. E’ facile però in questo sforzo che l’artista diventi un abilissimo tecnico, ma fallisca nel dare un contenuto valido a quello che intende veramente dire: il mestiere raffinato ed elaboratissimo rischia di diventare fine a se stesso, con facili compiacimenti sulla materia che si riesce a realizzare. Questo lavoro permette a Schirolli di crearsi un serio e valido mestiere, che tuttavia non gli è sufficiente. 1 risultati di una ricerca possono soddisfare intimamente, ma quando rischiano di rimanere un fatto del tutto individuale, possono suscitare dei dubbi. Schirolli finora non ha cercato necessariamente un colloquio col prossimo perchè bastava a se stesso, ma ora che è più maturo, non lo soddisfa più. Può insinuarsi in lui il dubbio della sterilità di un’arte così intesa, inoltre sente la necessità di esprimere un messaggio al prossimo dal quale il suo lavoro acquisti una più valida giustificazione. Schirolli inizia questa nuova fase con una insolita semplicità di mezzi espressivi: è questa una disciplina che gli permette, con linguaggio più idoneo, una ricerca spaziale più precisa e definita. Nel 1962 inizia un ciclo di produzione nuova in cui, l’informale si può considerare ormai superato. Lo sforzo di delineare forme precise nello spazio ben definito del quadro, gli fa usare un colore sobrio; in prevalenza l’artista gioca su una vasta gamma del colore preferito: il grigio. Nasce cosi una serie di quadri chiamati « Immagini » segnati con numeri successivi secondo 1 ordine di produzione. L’affinarsi della sensibilità dell’artista gli permette di diventare sempre più elegante nell’espres-sione: con il suo atteggiamento umile realizza un’arte più comprensibile definendo volumi nello spazio. il I 59