DALL’ETÀ GIOLITTIANA ALLA COSTITUZIONE Diamo alcuni passi tratti dalla presentazione del volume edito dall’ U.C.M^ W (Dall’età giolittiana alla costituzione) fatta dal prof. Renato Giusti, la sera del 7 marzo presso la sede dell’Unione goliardica. Un discorso preliminare richiederebbe la presentazione di questo volume, per prevenire eventuali obiezioni o repliche, ed anche per giustificare qualche lacuna che sarebbe assai facile individuare sia nel complesso dell’opera che nella specifica scelta degli argomenti. Ma è da dire subito che vari conferenzieri, a suo tempo invitati, non poterono accogliere l’invito dell’U.G.M., per cui lo schema predisposto dovette subire qualche modifica nel corso medesimo delle lezioni, tra le quali mancano alcuni argomenti chiave : rapporti tra Stato e regime ; tra Stato e Chiesa; persecuzione razziale ; cultura e letteratura ; situazione economica valutata nel suo complesso ecc.; ricerche storiografiche, specie sul Risorgimento (assai importante per meglio intendere la problematica e anche certa retorica dei tempo). Ci sono però, rispetto ad altre consimili pubblicazioni, alcuni studi assai interessanti che in parte almeno equilibrano certe lacune : la ricerca letteraria compiuta da Faccioli sulla base di moltissime riviste del ventennio ; la disamina filosofico-morale intorno alla dottrina del fascismo e alla scuola da parte di Poltronieri e di Vezzani; l’analisi politico-economica avviata da Sal-vadori ecc. Non voglio ripetere malamente quanto è stato, in modo egregio, detto e scritto da tanti autorevoli relatori ; e questo volume ne offre cospicua testimonianza, che non debbo — oggi — ulteriormente rammentare, se non per onor del vero. Cosa era il fascismo ? Ai giovani e ai meno giovani hanno risposto ormai in forme assai definite e risolte storici italiani e stranieri che hanno approfondito l’argomento e trattato ogni aspetto del passato regime. Ma un elemento comune mi sembra di dover ricordare a questo punto che storici e politici hanno colto, gli uni nel farsi medesimo del regime, gli altri nel ripensamento pacato e sereno compiuto in anni più tardi: « Lo Stato totalitario fu la normalità del fascismo, e in questa normalità esso fallì. Mai come quando fu regime, scrive Venturi, esso dimostrò il suo vuoto ideologico e morale. Proprio nello stato totalitario esso rivelò quelle sue profonde incoerenze che lo portarono alla dissoluzione ». A riempire il vuoto doveva soccorrere la retorica, che fu la chiave di volta, non un espediente occasionale, del regime totalitario. Per questo vai la pena, proprio oggi, di leggere giornali, riviste e libri pubblicati nel ventennio nero — stando alla definizione del Falqui — per cogliere e giu- dicare il fascismo dal di dentro, nella sua struttura, nella propaganda come nelle formulazioni di pensiero. E ciò hanno realizzato Bobbio, Venturi nelle loro lezioni e, in particolare Franco Catalano nell’opera: L'Italia dalla dittatura alla democrazia. « Ricordare che cosa era la vita d'al-lora a chi la dimentica. Molti dimenticano, infatti, non per decisa volontà, per interesse, ma perchè sembra sia proprio dell’uomo (dell'Italiano sopra tutto?) forse una sua necessità. Rimpiangere il passato è l’eterno conlorto, dichiararsi contento del presente, o anche solo trovarlo migliore del passato, sembra di persone modeste, sprovviste di ambizione e di fantasia. E’ vero, costa un certo sforzo ricordare, ed era così strana, assurda la realtà di quindici, venti anni or sono, che noi stessi che vogliamo tenerla presente al pensiero per deprecarne il ritorno, forse non riusciamo a vederla intera: così difficilmente pensabile, incedibile se non fosse slata vera. Infatti ;:e qualcosa ci conduce per un poco a risentirla, a riviverla, ci coglie un fondo di stupore, ci accorgiamo che sì, anche noi l’avevamo dimenticata... » E che cosa sanno di questa cruda realtà i giovani d'oggi, se anche un Maestro come Vittorio Lugli, scrivendo nel 1950 queste semplici e accorate espressioni, la riconosce incredibile se non fosse stata vera? Al di là della memoria dei fatti, anche se sbiadita o velata, sta però col suo perenne ammonimento la drammatica vicenda degli uomini e delle cose di quell'età che, se non tu una « intrusione improvvisa » nella storia italiana, ebbe tuttavia qualcosa di abnorme proprio nel dispregio delle libertà, nella creazione dello stato totalitario, nella esaltazione retorica e nell'ignoranza. Quanto grande tosse il distacco da una tradizione liberale risorgimentale, si sarebbe inteso soltanto nei decenni seguenti, nel pieno insomma della « negativa » rivoluzione; attraverso l’epistolario per esempio di Adolfo Omodeo e gli scritti politici di Guido De Ruggiero, è possibile tracciare l’arco di una generazione che fece la propria auto-biografia rinchiudendosi nel silenzio dell’isolamento « operoso », ma rifiutando ad un tempo qualsiasi compromesso col regime. E non rammento, a ragion veduta, nè i docenti universitari che non giurarono, nè gli oppositori aperti o clandestini in Italia o all’estero. I documenti della lotta antifascista che Alatri ha raccolto e di recente pubblicato (L’Antifascismo italiano, Roma, 1962, voli. 2) presentano con una certa ampiezza, la prima sistemazione critica d’insieme dell’attività politica di partiti e di uomini responsabili, per il periodo della dittatura, e contemporaneamente dànno la misura delle forme di lotta messe in atto dalle opposizioni, e dal fascismo sulla via di divenire regime; basterebbe scorrere il lungo elenco delle condanne, o gli atti del processone del Tribunale speciale contro Antonio Gramsci, sulla base della ri-costruzione compiuta da Domenico Zucaro, per rivivere il dramma di quegli anni. L’azione cospirativa, l'esilio di militanti politici, le condanne e la carcerazione, gli studi e 1 isolamento morale furono il vero e definitivo rifiuto di un regime instaurato con la violenza, sorretto non dal consenso della popolazione ma dall'arbitrio e dalla sopraffazione. In tal senso vale, per esempio, il ricordo, di uomini che ancora, e fermamente, combatterono in patria e fuori (da Gobetti a Turati, a Gramsci, da Amendola a Salvemini a Rosselli ecc.) alla difesa di quel mondo libero e democratico che avevano co- 9