nosciuto ed imparato ad amare. Nè i libri medesimi furono inutili. Della Storia d'Italia del Croce, che nel 1928 tenne a compiere una rigorosa rivendicazione della saldezza politieo-mora-ie di quell'Italia post-risorgimentale e giolittiana che il fascismo andava avvilendo e distruggendo nelle strutture e negli ideali, la generazione degli anni ’40 ebbe modo di cogliere il succo storico ed insieme il iervote morale che, mai disgiunto nel giudizio sereno ed equanime, offrirono ad un tempo un severo ammonimento ed una sicura base di insegnamenti etico-politici: il giudizio sul recente passato era pure condanna consapevole dell’età presente. E questa parve a molti dei giovani, negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, la prospettiva che al di là delle parole crociane offriva La crisi della civiltà di Huizinga, del quale interessava forse lo stimolo al pensare, l’esortazione ad una forma di vita, che non la visione di una civiltà in procinto di scomparire; quel libretto, che dava il senso del dramma, della tragedia incombente era una prima diagnosi e anticipava qualche significazione della catastrofe che si abbattè sull’Europa negli anni seguenti. Su un aspetto desidero soffermarmi un attimo, prima di chiudere questa breve presentazione: la letteratura della resistenza e sulla resistenza. La Resistenza, che nacque e si organizzò dopo l’8 settembre contro i tedeschi, non fu in realtà che la continuazione della lotta per la libertà condotta da lunghi anni ¡11 Italia e fuori, dai movimenti clandestini e nelle carceri e negli stessi organismi culturali e sindacali del regime, da tutti coloro che tendevano alla riconquista dei fondamentali diritti del cittadino, alla ricostruzione di una società di uomini liberi ed uguali. Accanto all’apporto militare della resistenza ed ai rapporti con gli Alleati, interessa qui rammentare da un lato il contributo alla « ribellione morale », oltre che politica, offerto dalla letteratura e dalla poesia, che il fascismo non era riuscito a corrompere (da Croce a Gobetti, da Salvemini a Gramsci a Rosselli, ed anche infine ai giovani delle riviste di cultura, e di « fronda ») e dall'altro il fatto, determinante per l'esito della lotta, del coagulo intorno ad alcuni fini comuni di tutte le forze democratiche che ridestate dalla guerra e sospinte da una sostanziale unità di intenti. Proprio gli scritti di Giaime Pin-tor (Il sangue d’Europa, Torino, 1950) possono essere una acuta introduzione della comprensione dello spirito dei giovani dell’ultima generazione, che non tendevano già ad una salvezza individuale, quanto piuttosto si volgevano ad una azione più ampia che rispondesse alle esigenze di tutto il paese, in cui essi — scrittori, ma non solitari — si riconoscevano. Si attuava così il passaggio dalla letteratura alla politica (lo scritto diveniva patriottismo in azione) in modo assai nobile, anche se non giungeva alla forza poetica dell'ungherese Attila Josef che, nel 1937, era riuscito a cogliere la sostanza intima dei movimenti reazionari e, indirettamente, del fascismo. Renato Giusti 10 Attila Jòsef Un antichissimo topo diffonde ------------il morbo Un antichissimo topo diffonde il morbo [tra noi, oscuro e involuto il pensiero va [divorando ciò che abbiamo cucinato, corre da un uomo all'altro. Per questo l'ubriaco non sa, quando annega l'umor nero nel vino, di tracannare il brodo vuoto dei diseredati che raccapricciano. E poiché la ragione non spreme dalle [nazioni più freschi diritti, allora nuova infamia va aizzando le razze luna contro l'altra. L’oppressione gracchia in schiera, sui cuori vivi piomba come su carogne — sul globo cola miseria come saliva sul mento degli idioti. Le estati infilate allo spillo lasciano pendere le ali della miseria. Nell'animo nostro le macchine penetrano come gl'insetti in chi dorme. à, — --------------------------------------- Alei più profondo di noi si nascose fla riconoscenza, la fedeltà; la lacrima scorre, di fiamma -desiderio di vendetta e coscienza gli uni contro gli altri sospingono. Urla invano il poeta, sciacallo che alle stelle vomita grida, al nostro cielo, dove risplendono i tormenti... O stelle! arrugginiti, volgari pugnali di ferro, quante volte f nell’animo mi siete penetrate — (qui solo il morire riesce). Eppure ho fiducia. Piangendo [ti chiamo nostro avvenire, non essere lento!... [Ilo fiducia: oggi ormai non si impala più l'uomo come al tempo dei nostri antenati. [Ecco, infine ci dimenticheranno sotto la quieta ombra dei pergolati. 4 __________________________________________ (trad. di Alessandro Badiali e Gilberto Finzi). 11