UNA INIZIATIVA DELL’ENTE PROVINCIALE PER IL TURISMO il primo concorso della cucina mantovana i. > ci mese di settembre dello scorso anno, l'Ente Provinciale per il Turismo lanciava un Concorso della Cucina Mantovana per tutti i ristoranti e le trattorie della provincia. La manifestazione non era intesa a ricalcare i normali concorsi gastronomici che si effettuano con periodicità in altre provincie, nè voleva essere un'azione concorrenziale ai prelibati piatti di altre regioni, bensì una ricerca più approfondita di consuetudini, di regole, di costume rilevati dalla tradizione di un’era rinascimentale, dove poeti, principi e popolo concorsero a formare con tanta magnificenza la storia di Mantova. Chi scorre i versi delle Bucoliche o le rime maccheroniche di Teofilo Folengo trova motivi ispiratori di un realismo dove la natura e l'amore campagnolo investono il canto degli armenti, la satira di un ambiente, la genuità del pensiero. L’orgoglio di Mantova non si limita al fascino della sua Reggia, delle sue torri, della sua dolce pianura, ma resta patrimonio indissolubile di quella cortesia, di quella ospitalità che avvicina il forestiero all’anima mantovana. E se il turista, scendendo nella città dei Gonzaga, scopre un faro del sapere, nella luminosa corsa di una epoca storica, fra gli affreschi della « Sala pietà », della ♦ Sala di Amore e Psiche », dove maestri ed artisti fusero nel bello e nel fasto la magia dell'arte, così nell'incanto di tante scoperte, sceglie la quiete, il riposo, il rilassamento della sua bramosia. Ed ecco presentarsi davanti a lui, come risvegliato dal sogno, il mantovano d'oggi, custode severo di tradizioni e costumi. In tale custodia vi sono un invito ed un'offerta. L'ospite lo si accompagna, forse dopo l'ultima esaltazione dell'euritmia del tempio Albertiano, a rivivere il culto delle piccole cose, componenti di stili e di forme che completano la gioia di aver soggiornato a Mantova. Questo sapore di piccole cose è stato il fine delli'niziativa dell’Ente Provinciale per il Turismo: presentare nel crisma di una tradizione, la rivelazione di un patrimonio di arte culinaria non corrotto dall'abbandono di un costume, ma ancora vivo nei custodi della mensa. Il pranzo gonzaghesco, il volume dell'Istituto Carlo d’Arco, pubblicazione sollecitata dall'Ente stesso, l'incontro della Stampa con la Cucina mantovana nel salone di Belgrado a Palazzo Sordi, il concorso ideato dall'Ente per il Turismo portano ad una risultante per chi ha voluto illustrare con mezzi più efficaci il volto di una società nelle consuetudini, nelle regole e nelle tradizioni della cucina. I saggi di una numerosa serie di piatti hanno dimostrato che nulla è stato perduto di quel ricco patrimonio: dalla tecnica di preparazione delle vivande alla scelta delle materie prime, dall'atmosfera di un ambiente, al lessico scorrere di un menù. Sr gli scopi del concorso erano il tema dell'iniziativa, lo svolgimento ha avuto una trattazione libera, libera nell'emulazione per conservare dalle fonti la tradizionale cortesia di un pranzo di tradizione. Non è stata la riesumazione di un antico ricettario, nè l'attenta e scrupolosa confezione di un piatto dai dettami storici, ma soltanto una prova, un'indagine, una statistica sidla continuità dei piatti tipici tanto apprezzati, tanto prelibati e tanto richiesti dal turista amante di curiosità, di raffinatezza e di semplicità. 13