L’incisione in testa all’articolo è tratta dal volume « Cucina Mantovana di Principi e di Popolo » a cura di G. Brunetti edito dall’Istituto Carlo d’Arco per la Storia di Mantova e patrocinato dall’E.P.T. jjj'il » L'Ente Provinciale per il Turismo è riuscito nell'intento. I concorrenti furono centododici ed i premiati trenta due. Piaccia ora all'ospite, al buongustaio la scelta. Da un « sorbir di agnoli » ad un « maltagliati alla brentatora », da un « risotto con le rane » alle « tagliatelle cun al sarsanin » dallo « stracotto » al « filetto d'anguilla » dal « pesce in salsa » al « pollo ripieno » e via via con il « risotto alla pilota », i « tortelli di zucca », i « bigoli con le sardelle », la « lepre alla cacciatora » fino alla « torta sbrisolona » intorno ad un semplice desco di questa ospitale Mantova, fra il Chiese, l'Oglio, il Po ed il Mincio. CIRO BAMBINI Direttore EPT di Mantova Il pranzo servito nel Salone di Belgrado a Palazzo Sordi durante l’incontro con la stampa UOMINI DA RICORDARE Mantova democratica, ma credo anche la intera provincia, da diciotto anni mantiene senza un ricordo alcuni illustri italiani, democratici e antifascisti, la cui opera appartiene all’intero Paese e che hanno tutti i titoli per essere tenuti presenti dalle nuove generazioni. Ed è un debito non trascurabile, non soltanto perchè come persone essi sono altamente benemeriti della riconoscenza di tutti, ma anche perchè il valore del loro pensiero e della loro azione va facendosi sempre più visibile nel suo significato e nella sua attualità, a mano a mano che il rinnovamento degli spiriti in corso si orienta verso revisioni « sociali » e « liberali » di principi e di convinzioni che mai pareva sarebbero stati scalfitti dalla storia. Ed è una dimenticanza che può apparire perfino ingiusta, se confrontata con il giusto ricordo che la Città da anni si è preoccupata di fissare di altri uomini e di altre opere non meno degni ed egualmente meritevoli. Questi italiani rispondono ai nomi di Benedetto Croce, Gaetano Salvemini, Giovanni Amendola, Piero Gobetti, Carlo e Nello Rosselli. Di essi i primi due, per tanti aspetti ispiratori morali e civili degli altri, agli altri sopravvissero, scomparendo già vecchi, quando l'Italia, tornata a nuova libertà, per prova di fatti e di ricorso storico dava piena conferma al loro punto di vista circa la vana tragicità di ogni estremismo in uno Stato libero. Gli altri tutti, discepoli ideali e originali prosecutori dei primi, scomparvero invece sul fiore degli anni e dell'opera, vittime insigni della violenza politica, martiri e preparatori di un avvenire migliore. I primi due riuscirono a svolgere opere di principio e di metodo assai più rilevante sul piano delle scienze filosofiche e letterarie, storiche e politiche, così come sul piano della testimonianza morale. I secondi invece, uomini anch'essi di alta cultura e di grande anima, per vicende di tempi e per condizione di età più dei primi dovettero impegnarsi nel cimento pratico e nella sperimentazione politica d'avanguardia, specialmente quando la salita al potere del fascismo rivelò senza pietà errori e limiti, contraddizioni insanabili e parti morte di tutti i movimenti politici dispersi, piegati od obbligati alla clandestinità dalla caduta dello Stato di libertà. E tutti furono tra loro legati dalla comune fede nell'eternità della libertà. E Insieme formarono una grande scuola di cultura critica e di politica moderna, nella quale mai furono divisi negli spiriti anche se tavolta, a causa della situazione in cui operavano, differirono per mezzi e per programmi propugnati. Ma soprattutto furono tra loro uniti perchè tesi non alla conquista di consensi comunque ottenuti, o di un potere politico incontrollato, sibbene alla scoperta del modo migliore in cui sciogliere, nella libertà e nella giustizia, in armonia con la storia e con la vita di una nuova Europa, i grandi nodi politici e morali, sociali ed economici della vita Italiana del loro 15