reggeva ¡1 Ducato di Mantova per il nipote Francesco, affidò l'incarico di costruire un teatro presso la Corte all'Architetto Giovan Battista Bertani. (2) Il Teatro fu costruito per servire unicamente alla corte e si potrebbe annoverarlo, secondo la distinzione che Fabrizio Carini Motta, architetto del Serenissimo di Mantova, fa nel suo « trattato sopra la struttura dei Teatri ecc. » tra i teatri « per i principi e gran signori, nelIi quali si fanno operazioni solo per maggiormente ammirare la grandezza di quelli » (3). Non esiste alcun documento, stampa o disegno di questo primo teatro costruito proprio in seno alla corte, su una area estendentesi tra il Castello e la Cavallerizza, tranne una descrizione in ottava rima di Raffaello Toscano (4). « Ricca è la scena, ù gli Strioni intenti a le bell'opre concorreno spesso I cui superbi e nobili ornamenti Mostran quant'arte l'Arte ivi habbia messo: Di travi è fabbricata, e d'assamenti A pittura, a rilievo, e segue appresso Una città, qual par che sia ripiena Di quant'arti, e virtuti unqua hebbe Athena Contra il gran Palco che con gratia pende Mille gradi il Bertan pose architetto, ch'un mezo circol fanno, e vi s'ascende Con gran facilità sù fin'al tetto Giù resta un Campo, ove sovente accende Il fiero Marte ai suoi seguaci il petto; Tempi, Torri, Palazzi e Prospettive E figure vi son che paion vive ». Nel 1591 un incendio causato, come sembra, da malevoli, danneggiò gravemente il teatro; la scena e le gradinate costruite interamente di legno furono consunte dalle fiamme. Col teatro andò distrutta anche la armeria ducale, « ove serbavansi preziose testimonianze degli antichi fasti Mantovani o Gonzaghi. Alcuni furono processati come autori di tale incendio, ma non ne vennero convinti ». Per ordine del duca Vincenzo il Teatro fu prontamente restaurato, egli « riparò i danni del teatro e dell'armeria consunti dall'incendio del 1591, benché non potesse ristorare la perdita delle rarità in ogni genere, che l'adornavano ». (5) In questa forma il teatro esisteva ancora nel secolo XVIII ed era comunemente designato « Teatrino di Castello o della Cavallerizza ». Serviva unicamente per le recite dei figli del Governatore di Mantova, il principe Filippo Langravio D'Assia Darmstadt, organizzate per esclusivo divertimento delle nobiltà. Non sappiamo iri che anno venne demolito, nel 1722 esisteva ancora, vi recitarono, come abbiamo detto, i figli del Governatore di Mantova. 2) - Ciooan Battista Bertoni. discepolo di Giulio Pornano, cornp'1 le opere che il maestro aveva la- sciato incompiute nella nostra città. Nello stesso anno in cui edificò il primo teatro di corte, fu nominato con decreto di Francesco Gonzaga (rfr. d'Arco, delle Arti e degli Artefici di Mantova. Mantova, 1857 Voi. Il pag. 132) « Vicarimi praefectusque curiae et fabricarum Mantuae ■. Nello stesso decreto era definito * Non tantum summus architectus eccellensque pictor, sed etiam perpolitus statuarius ». Nato nel 1516. perfezionò la sua erudizione a Roma. Uomo molto dotto, scrisse trattati di architettura. Abitava in contrada Nave dove si era costruito una singolare abitazione tuttora esistente. Morì a Mantova nel 1576, dopo lunga e disperata malattia. L'opera maggiore è, senza dubbio, la Chiesa di S. Barbara. 3) - Fabrizio Carini Motta - Trattato sopra la struttura de' teatri, e scene che è nostri giorni si costumano e delle regole per far quelli secondo l’insegnamento della pratica Maestra Comune. Guastalla, 1676, Pag. 21. 4) . Itatfaello Toscano - Stanze di Raffaello Toscano ai serenissimi Vincentio Gonzaga e Leono- ra Medici, Principi di Mantova e Monferrato sopra la edificazione di Mantova, e l’origine dell’antichissima famiglia de’ Principi Gonzaghi. Torino 1586, pag. 9. 5) - S. Bettinelli - Delle lettere e delle arti mantovane, discorsi accademici. Mantova 1774. Pag. 79. Attualmente in loco non resta alcuna traccia. Nel 1608 si costruì in Corte un nuovo teatro. Il progetto deITedificio che doveva meglio corrispondere alle nuove esigenze dell'arte teatrale fu eseguito, per ordine del Duca Vincenzo Gonzaga, dall'Architetto Antonio Maria Viani, (6) che si trovava al servizio del duca già dal 1591 con la carica di architetto ducale, pittore di corte e prefetto delle fabbriche dello stato. Il Teatro fu inaugurato nello stesso anno 1608, in occasione delle nozze di Francesco Gonzaga, figlio del Duca Vincenzo, con Margherita di Savoia e vi si rappresentarono drammi del Guarini e « l'Arianna » del Ri-nuccini, posta in musica di Claudio Monteverdi. Situato in Corte Vecchia, il nuovo teatro dovette presentare molte innovazioni rispetto a quello della Cavallerizza. Ma le descrizioni che abbiamo potuto rintracciare, essendo tutte posteriori all'anno 1688 non si riferiscono all'aspetto originale del teatro, progettato dal Viani, bensì a quello assunto nel 1688, quando il Duca Ferdinando Carlo lo fece completamente riformare dal suo architetto Fabrizio Carini Motta. Della vecchia costruzione si mantennero le opere murarie, mentre l'interno del teatro, costruito in massima parte di legno, venne compieta-mente ricostruito: « S'obbliga il Conduttore d'errigere il teatro tutto a sue spese cioè il Palco con le case d'assi per le scene, Pal- 6) - 7) - Antonio Maria Viani - detto anche il Viani io, era cremonese scolaro di Giulio Campi, qual pittore ed architetto. Era nel 1591 pittore del Duca di Baviera, quando il Duca di Mantova vide in Monaco i suoi lavori e lo volle a Mantova ove ebbe la carica di pittore di corte, di architetto ducale e di prefetto delle fabbri he di Stato. Le sue opere pi loriche ed architettoniche accontentarono il gusto dei contemporanei, in seguito venne giudicato più severamente. I molti quadri che dal Viani furono eseguiti in Mantova palesano come costui ponesse sempre grande studio per sorprendere i riguardanti, nessuno per ■ commuoverli, ed usasse nella distribuzione dei personaggi dipinti i meschini artifici adoperati nelle rappresentazioni in teatro, con cui le principali figure risaltano aggruppate « nel mezzo della scena ». Il Viani lavorò molto nel Palazzo Ducale ed ideò la cripta della Basilica di S. Andrea. Mori Mantova il 1629. A. S. Ai. Gonzaga. Busta 3170. Capitoli colli quali il Ser.mo Proc. benign.te concede d’erri-gere nuovamente il Teatro de’ Comici a Sa'omon Vitta detto Meletto. Paragrafo XII chetti colli comodi di scale e corridoi per andare in essi, dentro il ristretto delle quattro muraglie, che serrano il Teatro riservandosi d'essere padrone delIi materiali e legnami tutti che presentemente sono». (7) A Salomon Vitta detto Meletto, il Serenissimo di Mantova concesse l'appalto per la ricostruzione del Teatro. Il Vitta, assumendosi il compito di rifare a sue spese tutte le riparazioni, pretese in cambio la condotta dello stesso teatro per la durata di quattordici anni. Dal già ricordato « trattato sopra la struttura de' Theatri e scene », di Fabrizio Carini, pubblicato in Guastalla nel 1676, possiamo farci un'idea delle regole generali a cui si attenne l'architetto nel riedificare il teatro destinato non solo alla nobiltà ma anche alla cittadinanza. Il Carini dice che qesti teatri « chiamati volgarmente del soldo » si costruiscono « tutti con palchetti divisi, con diversi ordini, l'uno sopra l'altro, ma non aperti e... bensì tutti tramezzati, cioè divisi l'un dall'altro, ordine, per ordine, ciascheduno dei quali habbia il suo ingresso per poterli, come si costuma affittare e dar la libertà ad ognuno, che ne piglia d'andarvi, e uscire a suo piacimento, senza alcuna soggetione, ne meno d'esser veduti non volendo ». Il Teatro fu infatti riedificato secondo questo intendimento come risulta dalla pianta eseguita nel 1755 dall'architetto Giovanni