8) - A. S. M Gonzaga - Busta 3170, descrizione del teatro di G. Cadioli allegata alla pianta. 9) - Giovanni Cadioli, eletto nel 1752 direttore della li. Accademia di Mantova, esaltato dal Coddé e dal Volta come valente pittore, venne poi molto severamente giudicato, e ci semiira con ragione, da Carlo D’Arco « i molti e sconfissimi sgorbi che col suo pennello ha ■ lasciati sui muri e sulle tele... ». Carlo D'Arco: Delle Arti e degli Artefici di Mantova, cit. Voi. I pg. 83 Tenne fino alla morte, avvenuta nel 17H7, oltre alla carica di maestro di architettura della K Accademia anche quella di architetto teatrale e non di rado gli veniva affidato l'incarico di eseguire le scene per le rappresentazioni di opere musicali. Cadioli e dalle minuziose descrizioni redatte per consegnare agli impresari delle opere o delle commedie il teatro. La platea rettangolare era circondata su tre lati da cinque ordini di palchi, di cui quelli del primo, del secondo e del terzo ordine erano riservati alla nobiltà, quelli del quarto ordine alla cittadinanza, mentre nell'ultimo ordine i palchi chiusi erano soltanto dieci, il resto era loggia aperta ad uso dei servitori. Posto sopra l'ingresso, il Palco Ducale, fiancheggiato dai due torresini era fornito di baldacchino sporgente dagli altri palchi verso la platea. Il palcoscenico, costruito originariamente con una lunghezza di ventidue braccia e una larghezza di 31, fu in seguito allargato ed allungato. L'orchestra prendeva posto tra il palcoscenico e la platea ed era da quest'ultima divisa da un parapetto in legno « fatto a sperone con le portei le a destra ove si entra». (8) In platea i posti a sedere erano in tutto 131 e parte di questi erano di proprietà, poteva accedervi tutta la cittadinanza, ad eccezione dei servitori in livrea. Durante il secolo XVIII l'edificio, pur mantenendo inalterata la sua struttura generale, venne più volte restaurato soprattutto per riparare le ingiurie del tempo ed i danni causati da qualche piccolo incendio che, essendo il teatro quasi interamente in legno, erano assai frequenti. Con l'inaugurazione del Nuovo Arciducale Teatro, avvenuta nel 1732, questo teatro venne comunemente detto « Teatro Vecchio » o Comico. Nel 1748 fu ridipinto il palco ducale, prima che iniziassero le recite delle commedie. Esegui il lavoro l'architetto teatrale Giovanni Cadioli (9), ricevendo un compenso di L. 660. Progatto per trasformare una casa contigua al Regio Ducale Teatro Vecchio in quindici camerini ad uso dei palchi del primo e secondo ordine, piano superiore. (Mantova. Archivio di Stato, Gonzaga, Busta 3170) L'inaugurazione del Teatro Nuovo, limitò l'attività del Teatro Vecchio alle rappresentazioni di commedie, perchè sia il palco-scenico troppo angusto, che le attrezzature antiquate e consunte, erano ormai insufficienti aH'allestimento delle opere musicali. Nel 1754, poiché il deficit finanziario in cui si trovava la cassa dei Teatri rendeva impossibile far rappresentare opere in musica nel Teatro Nuovo, il Questore Don Pietro de Pejrì, eletto Sovraintendente ai Teatri in quell'anno, fece eseguire nel Teatro Vecchio le riparazioni occorrenti all'allesti-mento delle opere in musica. Nell'ottobre dello stesso anno il Sovraintendente informava il Conte Cristiani, ministro plenipotenziario a Vienna, che i lavori procedevano alacremente. «• « si sta lavorando nel Teatro Vecchio per « l'alzamento del palco grande del governo « che è riuscito molto bene, come anche si « sta rifacendo ij pavimento della platea, i « scranni e il Palio del Scenario del mede-« simo teatro, ch'erano in pessimo stato, e « richiedevano pronto riparo. In ordine poi « al Scenario di cui ve n'era non poco bi-« signo, dopo tenute varie sessioni col Pit-« tore Teatrale Paglia per concertare la quan-« tità e la qualità delle scene nuove da farsi, « si è convenuto che necessitano otto scene « nuove, e per queste oltre qualche accomo-« damento nelle vecchie mi è riuscito a gran « contrasto di accordargli L. 8.500 per sua « mercede, andando a carico della cassa dei « teatri la Tela, Telari e Chioderia occor-« rente per le dette scene che incomince-« ranno a servire nel prossimo Carneva-« le ». (10) Ecco l'elenco delle scene eseguite dal pittore Gian Antonio Paglia, al servizio di S. A. S. il Duca di Modena per le opere rappresentate in Carnevale: « Per l'opera del Demetrio: Un Gabinetto Luogo magnifico con vista in prospetto del porto con Molo e Navi illuminate Un giardino Galleria che farà anche appartamenti Porto di Mare Tempio del Sole « Per l'opera della Didone: Città che si fabbrica in lontano Cortile con appartamenti Due simulacri, uno del Sole per la prima opera e l'altro di Nettuno per la seconda. Bosco da rinnovarsi ». L'anno seguente (1755), poiché i maggiori proventi dei teatri non derivavano dall'incasso degli spettacoli, le opere rappresentate nel carnevale del 1754 avevano causato alla Cassa dei teatri un'ulteriore perdita di 150 zecchini, ma dai giochi d'azzardo che si facevano nelle sale contigue al Teatro, si pensò per risarcire la Cassa dei Teatri, di ampliare le sale dei giochi. L'architetto Giovanni Cadioli esegui un dettagliato progetto per aggregare al Teatro Vecchio due case contigue di proprietà della R.D. Camera. Dalla pianta e dalla descrizione annessa appaiono chiaramente le opere che si volevano eseguire. Per allargare il palcoscenico, si proponeva di portare la scala, situata proprio sul palco, nell'adiacente giardino (dove C. = giardino). Le due case contigue sarebbero state adibite al piano terra a sale da gioco, guardaroba, ritiro per la guardia in tempo d'inverno, al piano superiore II ridotto ed i giochi avrebbero occupato le stanze n. 7, 8, 6, 14 e 15. Ma il sovraintendente de Peyrì, ritenendo troppo dispendioso sacrificare le due case, trasmise il progetto al conte Cristiani, pro- 10) - A. S. M. Gonzaga, Busta 3170 - lettera del Questore Don Pietro de Peyrì, Sovraintendente ai teatri, 28 Ottobre 1754 Mantova. 27