'/A &//// ?/'// ponendo di servirsi soltanto della casa devoluta alla R.D. Camera per la morte della proprietaria Giovanna Benozzi Sassi e di ricavare dall'altra regolare pigione. Il Conte Cristiani rispose dichiarandosi favorevole al progetto ma differendone la esecuzione al prossimo anno poiché la « cassa dei teatri, a carico della quale rimarrà la manutenzione di detta Casa, è del tutto impotente a supplire alla prima spesa di incorporazione, considerata nella somma di L. 15.300 ». A questo punto mancano documenti fino all'anno 1761. Nel 1764 i palchetti del III ordine erano talmente deteriorati che nessuna persona rispettabile voleva più comparirvi. « Tre erano gli ordini di palchi qualificati per nobili in questo vecchio Teatro, il primo, il secondo, il terzo. Questo ultimo per non so quale trascuratezza o accidente fu avvilito a segno che le persone civili più non vi vollero comparire». (11) Furono rimessi a nuovo nello stesso anno, avendo concorso alla spesa l'appaltatore degli spettacoli. Nel 1767 il sovraintendente ai Teatri Antonio Ramesini Luzzara, comunica per l'approvazione al Conte Carlo di Firmian un progetto per l'acquisto oi una casa contigua al Teatro Vecchio per formare quindici camerini ad uso di retropalco per i palchi del piano terreno e del piano nobile. Dalla pianta possiamo vedere che i lavori progettati dal Cadioli nel 1755 erano stati eseguiti. Non furono invece costruiti i quindici camerini che si progettano in questa pianta, come risulta da un'ulteriore pianta e dall'allegata descrizione del Teatro Vecchio eseguita dall'architetto Paolo Pozzo nel 1791. Nel 1773 ebbe ad occuparsi del Teatro Vecchio anche Giuseppe Piermarini, al quale il Conte di Firmian, suo protettore, avrebbe voluto affidare il progetto della facciata del Teatro Scientifico. Ma l'opera fu portata a termine da Antonio Bibiena e il Piermarini rivolse tutta la sua attenzione al Palazzo dell'Accademia. Nel 1773, avendo Antonio Ramesini Luzzara inviato a Carlo di Firmian due progetti del Crevola che prevedevano, per rendere più sicura l'uscita dal Palco di S.A.R., la costruzione di una camera dietro il palco reale, il Firmian li sottopose all'approvazione del Piermarini. L'architetto che durante il suo soggiorno nella città di Mantova aveva visitato il Teatro, approvò il progetto ed i lavori furono eseguiti. (12) Nel 1779, con 150 fiorini, corrispondenti a 1.500 lire mantovane viene rifatto il « Tendone » del Teatro che era molto vecchio « essendo vicino ai quarant'anni che è stato fatto come pure trovasi laccero e succido, talché nell'imminente primavera sarebbe molto disdicevole il lasciarlo» (13) Paolo Pozzo compila il preventivo e la esecuzione d'ornato e di figurinista è affidata rispettivamente a Gaetano Crevola e al pittore Giorgio Anseimi. (14) Sempre nello stesso anno, prima che andasse in scena l'opera in musica della primavera, si ridipinse l'esteriore dei palchi, il soffitto, e il proscenio. 11) - 4. S. M. Gonzaga, Busta 3170 - lettera del Conte Giambattista Gherardo d'Arco, Sovrain- tendente ai H. D. Teatri, Mantova, 29 Novembre 1764. 12) - Enrico Filippini. Giuseppe Piermarini a Mantova, in: Archivio Storico Lombardo 1908, An- no XXXV Milano p. 293. Enrico Filippini. Giuseppe Piermarini nella vita e nelle opere. Foligno 1936. 13) - A. 8. Milano Busta 24, lettera di Antonio Ramesini Luzzara, Mantova 11 Febbraio 1779. 14) - Gaetano Crevola, architetto teatrale e pittore, alunno dell’accademia di Scienze e Belle Arti di Mantova. Giorgio Anseimi, ornatista, discepolo di Paolo Pozzo. Nel 1785 il Teatro Vecchio ha urgente bisogno di essere riparato, Paolo Pozzo dichiara che per ristabilire « il decaduto teatro » sono necessarie 20.000 lire mantovane. L'ultimo documento del Teatro Vecchio è la pianta alla quale abbiamo già accennato, eseguita da Paolo Pozzo nel 1791, nella quale oltre al Teatro, sono descritte tutte le costruzioni adiacenti. Tra queste, nella parte estrema del fabbricato, che termina appunto nella Piazza chiamata oggi « Piazza Arche », si trova un « Camerone ad uso dei Portatori d'acqua, detto delle Arche ». Per tutto il secolo XVIII si effettuarono nel Teatro Vecchio rappresentazioni in prosa ed in musica in numero maggiore di quelle tenute nel Teatro Nuovo, essendo minore la spesa occorrente alla sua manutenzione. Nel 1797, durante il blocco posto alla città dalle truppe Francesi, il Teatro fu distrutto per soddisfare al bisogno di legna dei cittadini assediati. La precaria situazione in cui venne a trovarsi il Ducato di Mantova nel 1706, non impedì al Duca Ferdinando Carlo di dare inizio alla fabbrica di un nuovo teatro di Corte. « Allora fu che il Duca fece metter mano ¿Ila struttura di un nuovo grandioso teatro plesso la Porta S. Giorgio, appoggiando la dilezione di questa fattura al suo architetto, Ferdinando Bibiena, bolognese, e a tutto potere, senza risparmio di spese, fece premura di vederlo ultimato». (15) L'edificio però venne portato a termine soltanto nel 1732, per ordine del Governatore austriaco di Mantova, il principe Filippo Langravio d'Assia Darmstatd, dall'architetto Andrea Galuzzi. La costruzione era stata interrotta quando la struttura generale del teatro era già stata edificata, compresa l'ossatura dei palchi, mancavano soltanto le opere di rifinitura, cioè la decorazione del soffitto, l'ornato dei palchi e dello scenario. Andrea Galuzzi seguì nel portare a termine l'edificio il disegno del suo maestro Ferdinando Galli Bibiena, cosicché l'originaria linea architettonica restò immutata, poi « per renderlo maggiormente comodo, inventò un corridoio esteriore, il quale, passando sopra la fossa del ducale Castello, conduce gli spettatori col suo ingresso dirimpetto al prospetto per la scena. Così pure, per aggio dell'uscita alla calca del popolo, aperse una nuova porta, facendola sboccare sulla strada, per fianco al teatro. Indi, per render più capace e signorile il gabinetto ad uso del Sovrano, fabbricò alcuni archi fuori del corpo del teatro e su di essi vi alzò uno spazio, capevole d'una stanza da fuoco e d'altre comodità. Anco ¡1 gabinetto fu ornato con caminiere e specchi dorati; insomma non omise nulla che contribuir potesse a rendere il nuovo teatro uno de' più belli e de' più moderni che am-mirinsi in Italia ». Il teatro venne inaugurato la sera del 27 Dicembre del 1732 con la rappresentazione del dramma per musica intitolato Caio Fabrizio. Il Teatro, che venne chiamato R.D. Teatro Nuovo di Corte, per distinguerlo dal Teatro Vecchio, essendo riuscito perfetto in ogni sua parte, non fu soggetto durante il XVIII secolo a molte riparazioni o a modifiche. Nel 1737, affinchè gli spettatori intendessero meglio le voci dei cantanti, il regolamento emesso da Darmstatd nel 1732 infatti prevedeva che nel Teatro Nuovo dovessero effettuarsi soltanto rappresentazioni di opere in musica, si provvide a far abbassare e sporgere in fuori di almeno due braccia il palcoscenico. Nel « Conto preciso di quanto sarebbe la spesa a tirar avanti il palco del Teatro ». L'Architetto Andrea Ga- 15) - F. \madei - Cronaca Universale, cit. p. 236. 29