— La Sala dai Cristalli artigiano vanazlano (Milano, Archivio di Stato, Busta 2S). luzzi si impegnava a portare a termine le necessarie riparazioni per la spesa complessiva di 2.200 lire « avvertendo che in simil detta spesa resta anche compresa quella di render più basso il Palco acciò siano anche dalle prime file de' scranni veduti i piedi de' ballerini ». Nel 1768, Il Marchese Antonio Ramesini Luzzara, coadiuvato dal Marchese Carlo Ca nossa ebbe l'incarico di far adornare sfarzosamente la Reggia in occasione dell'arrivo a Mantova della giovanissima sposa del Re delle due Sicilie, S.M. l’arciduchessa Maria Carolina d'Austria. Nel Teatro Nuovo si allestì una sontuosa « Sala di cristalli », opera di artigiani veneziani, che montata direttamente sul palconescico arricchiva la scena di splendide decorazioni di specchi e di imprevedibili giochi di luce. Questa Sala dei cristalli, opera del veneziano Antonio Codognato, non fu acquistata, ma soltanto presa in affitto in occasione del reale passaggio e fu smontata alla fine dei trattenimenti teatrali tenutisi in quell'occasione. Il 12 Maggio 1768 Antonio Ramesini Luzzara inviò a Milano al Conte Corte Carlo di Firmian, il disegno e la pianta della Sala degli specchi eseguita da Antonio Bibiena, che stava dirigendo a Mantova la fabbrica del Teatro Scientifico. Nell'Archivio di Stato di Milano (16) si trova un piccolo schizzo dell'intero complesso della Sala; i disegni invece « del plafon, della facciata ossia ingresso, colle colonne o le lesene trasparenti » che il Firmian richiese con una lettera in data 14 Maggio 1768, unitamente al già ordinato disegno del Teatro Scientifica per poterne fare di tutti la spedizione a Corte dovrebbero logicamente trovarsi nell'Archivio di Vienna. 16) - A. S. Milano. Busta n. 25. 30 Nel 1773 fu rimessa in uso la Sala dei Cristalli; Antonio Maria Romenati, che aveva in quell'anno l'appalto degli spettacoli ne informa i membri del Magistrato Camerale: « Gli specchiari veneziani travagliano dietro la sala dei Cristalli e questa sarà ridotta a tutta perfezione e risulterà assai vaga, essendosene impegnato oltremodo l'intraprendente ». La sala dei Cristalli venne definitivamente posta sul palcoscenico dove restò fino al 1779 anno in cui si decise di sistemarla nella sala da ballo adiacente al teatro. Servì fino al 1779 a rendere più splendida la scena e non era, come erroneamente pensò G. B. Intra, un palco dal quale i principi assistevano agli spettacoli. D'altra parte, dal disegno della sala eseguito in questa occasione dal suo inventore Antonio Codognato (vedi foto) è possibile constatare come sia erronea questa supposizione. Nel 1779 Antonio Ramesini Luzzara inviava a Carlo di Firmian due diversi progetti per ridipingere i palchi del Teatro Nuovo, uno dell'architetto teatrale Tartagni-ni, l'altro di Paolo Pozzo. Il Ramesini, favorevole al secondo, pregava il conte di Firmian di farlo esaminare « al celebre Sig. Piermarini ». Il progetto di Paolo Pozzo prevedeva, oltre alla nuova decorazione dei palchi, di cui si presentavano tre diverse soluzioni, la formazione, sui due lati del palcoscenico, di quattro palchi di proscenio per ciascun ordine, poiché « mediante il comandato trasporto della Sala dei Cristalli » sul palco-scenico ci sarebbe stato molto più spazio. La Corte tuttavia non approvò nè il modesto progetto del Tartagnini, nè l'originale ma costosa soluzione del Pozzo. Non è improbabile che la decisione sia stata influenzata da un giudizio poco favorevole del Piermarini i cui rapporti col Pozzo furono sempre improntati a grande rivalità. Il Piermarini fu invitato a presentare un nuovo progetto per restaurare il Teatro Nuovo di Mantova, senza tener conto dei due precedenti. L'architetto folignate, si servì della opera di due pittori, Bevagna e Gonzaga, che in breve tempo gli consegnarono due proposte diverse, l'una che si limitava alla dipintura dei soli palchi, l'altra che oltre ai palchi prevedeva il completo rinnovamento del soffitto e del proscenio. Il Piermarini si mostrò subito propenso per questa seconda soluzione osservando « il cattivissimo effetto » che avrebbe fatto il rinnovamento dei palchi senza quello del plafon. Approvato il progetto, anche considerando l'opportunità di una spesa di soli 170 zecchini, i pittori si misero all'opera ed ultimarono il teatro prima degli spettacoli di primavera. Ma non più tardi di un anno il Teatro Nuovo era destinato alla totale distruzione. La mattina del 28 Maggio 1781 un incendio, causato come sembrò in seguito, non per semplice accidente, consunse l'intero teatro. Ecco alcuni passi del racconto dell'accaduto prontamente inviato « per ista-fetta espressa » a S. M.: «Mantova 29 Magigo 1781. Tenutasi ieri « sera ad un'ora di notte Accademia di muli sica in questo R.D. Teatro grande, che « durò fino alle ore tre e mezza circa, vi « sostituì la festa da ballo che finì verso « le cinque. Il gioco però continuò nel con-« tiguo salone di ridotto oltre le sette ore. « Partitosi ognuno dal teatro, manifestossi « circa le ore nove un grande incendio par- « ticolarmente nella parte del detto ridotto « il quale è situato sulla fossa corrispon-« dente alla Porta S. Giorgio. Avvisatone il « pubblico col consueto suono della cam-« pana, accorsero tutti quei che ne restano « incaricati all'emergenza di cotali disgra-« zie... Il perito camerale Bisagni ad effetto « di evitarne la comunicazione fece eseguire « tre tagli, il primo sopra il Voltone per cui « s'entra in Castello, gli altri due lateral-« mente all'atrio che apre l'ingresso alla « Fiera dalla Porta di S. Giorgio... ma I in- 31