Questura. Il grande palazzo merlato al centro e l'altro vicino più piccolo, provvisti entrambi di portici ad arco acuto, sono stati edificati tra gli ultimi anni del Sec. XIII e i primi del XIV da Guido Bonacolsi. L’edificio più piccolo, la cui facciata sembra comunque essere stata aggiunta più tardi con il portico simile a quello vicino, era la sua dimora privata, ed è nominata come Magna Domus. Il più grande invece sorse come sede di rappresentanza del capitano del popolo. Al primo piano si aprono le finestre ad arco sulla lunga galleria del Passerino. Le sei finestrate-bifore gotiche superiori sono state aperte successivamente dai Gonzaga, quando divennero proprietari dei palazzi, al posto degli originali finestroni a tutto sesto. Sotto il portico, attraverso un portale gotico, si accede ai giardini di Piazza Lega Lombarda. A partire dal 1902 furono operati, e continuano ancora, importanti restauri, sia all'interno che all’esterno, della Reggia Gonzaghesca, riparando per quel che era possibile agli insulti maggiori subiti dal Palazzo nel '700, usato come abitazione ad uso di funzionari. In alcuni locali del piano terra del Palazzo del Capitano è ospitato il rinnovato museo del Risorgimento del Comune di Mantova. sulla sinistra dei due edifici Bonacolsiani si allineano costruzioni cinquecentesche facenti parte, come si è detto, della Reggia dei Gonzaga. Alla graziosa log-getta si accede dal Salone dei Fiumi (1575) costruito su ordine del Duca Guglielmo come refettorio di Corte. Più avanti v’è il porticato sotto le cui volte trovò posto la corporazione dei vinai. Sopra corre il corridoio che chiude verso la piazza il « giardino pensile » pure del 1579 e di cui si ignora l’architetto progettista. L’arco con colonne che si vede alla sinistra è detto Porta del Castello e serve da principale accesso alla Piazza Castello, opera pregiata dell’Arch. G. B. Bertani. In essa si teneva pel sec. XVIII una rinomatissima Fiera e poi, nel secolo successivo, divenne sede del Mercato dei Bozzoli, commercio oia cessato da tempo. L’ultimo edificio che svolta poi sulla Porta S. Giorgio da un lato e dall’altro prospetta sulla Piazza del Bertani, era la sede, prima di ospitare il Mercato coperto dei Bozzoli (ed oggi il Mercato della frutta e verdura), del Teatro di Corte. Già nel (iOO vi si trovava un teatro con scena, successivamente rifatto nel 1731 con più magnificenza dall'architetto veneto Antonio Codognato. Incendiatosi, forse dolosamente, nel 1781. venne ricostruito nel 1783 dall’Architetto milanese Pier Marini, che si rifece, in formato ridotto, al progetto della Scala. Abbandonato dalle Autorità, dopo la costruzione del Teatro Sociale, decadde progressivamente fino alla demolizione avvenuta nel 1898 LUCIANO OEROLA con la collaborazione di ALDO SIONORETTI Consultai Bibliogr. V. RESTOR1 - Mantova e dintorni - Ed. l’Artistica E. MARANI - Mantova - Ed. Moneta G. PACCAGNINI - Mantova - Le Arti - Ed. D’Arco. Errata corrige della l.a scheda (indagine urbanistica): a pag. 29 del n. 6-7 di « Città di Mantova » le righe 11 e 12 (contate dal fondo) vanno lette: ...dovuta all’alleanza di Rinaldo con il nuovo imperatore di Germania, Lodovico il Bavaro... 40 Renzo Margonari è nato a Mantova nel 1937. I critici più qualificati e quasi tutti i giornali e le riviste, la Radio e la Televisione si sono occupati a più riprese dell’attività di renzo margonari pittore E’ interessante parlare di questo giovane pittore e del suo itinerario artistico tuttora in atto, che si presenta coinè un processo in cui l’originalitì pare talvolta rasentare la stranezza. Margonari, ancora in giovanissima età, dopo un primo incontro con l’arte, svoltosi in modo del tutto nonnaie, (si interessa agli Impressionisti, ai Fauves, al Cubismo fino a fermare la sua attenzione in modo particolare sui due pittori Villon e Rouailt) vede la sua via con una chiarezza tale che gli dà la forza di conseguirla fino in fondo con estrema coerenza e costanza, con scrupolo e accanimento. Se consideriamo ora quanto non conformista sia stata la via da lui seguita, balzano all’occhio le difficoltà che ha dovuto superare, spe.’ialmente di ambiente, per i limiti propri della nostra bellissima ma provinciale città. Margonari non ha mezze misure nel perseguimento dei suoi propositi ; la realtà che vuole raggiungere, è una realtà completa, perciò nulla lascia di intentato nella sua ricerca, ed è estremamente sicuro di ciò che dice e fa. Ad in certo momento, credo sui 13-14 anni, si pone un centro d’interesse tanto discusso : il gatto. Ricordo di aver conosciuto Margonari a quella che credo sia stata la sua prima mostra personale, cioè alla « Galleria Gonzaghesca » a Mantova, nell’anno 1958. Esponeva allora i suoi gatti, enormi e piccoli, diabolici e mansueti, testoni che riempivano tutto il quadro con occhi giallissimi che trafiggevano. Ricordo la stranezza di tale esperienza e la meraviglia che suscitava nello sprovveduto spettatore, il quale si trovava improvvisamente immerso in ur: ambiente che poteva parere uno scher- 41