1/ •\A • J RENZO MARGONARI Gatto di campagna - 1956 zo o anche una specie ili bolgia dantesca in cui si sentiva guardato da ogni parte da questi gatti che sembravano, nella loro abbondanza, straripare dai quadri e, uscendone, partecipare alla loro stessa presentazione, fatta dal pittore con ind bbia abilità dialettica e una spigliatezza e precisione di linguaggio che stupivano non meno de'le sne opere. Stupiva vederlo così in possesso dell'oggetto (■’’e preponeva al suo pubblico un oggetto perlomeno inconsueto anche se tanto comune in s\ Il aiovane artista si muoveva a suo aai > in quelTamb'ente dove tutti gli altri si muove-v-a"n impacciati. Va se stupisce la s'ranezza dell’cgsretto. sbalordisce di più la serietà con la quale A proposto, e impone rispetto all’interlocutore. Pe' ben cinoue anni Margonari lavora, producendo con un ritmo di 7-8 quadri al giorno, e sono sempre gatti Ora si può dire che sa tutto sul simpatico felino pereti-' lo ha visto, indagato, studialo in tutti i modi dentro e fuori, dandogli un’anima e nna personalit’’1 tali che tutto un mondo, a un c^'to momento, sembra ruotare attorno all’affasci-”n-'te animale. Alla nostra indagine tuttavia inte'essa, non tanto lo studio del gatto in s-\ quanto il rilievo che assume la personalità dell’artista riflessa ne’la sua opera : è una personalità anticon ven^innale anticonformista ner eccellenza, e, in taluni momenti può far pensare a un certo compiacimento nel far stupire di s«. K’ invece uno sforzo sincero di indagine del reale, non solo sul piano fisico, e sarebbe già, !v"- un ni'tore, un impegno niente affatto trascurabile, ma direi sublimato su un piano metafisi , perciò sempre più lontano dalla realtà contingente. Si può già da ora, parlare del suo surrealismo nel “-enso che >1 rea'e è talmente penetrato oltre le semplici apparenze sensibili, da creare ■ •> nv'ndo decantato da tutto ciò che è mutevole e particolare. Con rigorosa disciplina l’artista ar--i'-i a ones'o risultato ehe si era proposto all’ini 'io. quando aveva ravvisato nel gatto un centro d'i"te-esre fc-t!le ed efficace. Cerchiamo ora di capire il perchè della scelta. Il "alto, feroce e mite, talvolta affettuoso, sa essere aggressivo e terribile nella collera, tanto da impaurire nella lotta anche animali più grossi e robusti • «a anche essere carezzevole, insinuan-V pc'uii-ivo. K* capace di flettersi, di piegarsi, ma anche di lottare con durezza e decisione, di-wiiand" feroce come un animale selvatico. Ma ci’1 che attrae di più in questa graziosa bestiola, è la sua flconnza. il suo muoversi leggero, felpato, si'en/ioso, tanto da parere misterioso e da farcene sfiiffclre il dominio. Il catto, più dì tutti gli altri animali, non è mai nostro. Non potendolo mai possedere completamente onesta bestiola è per Margonari un motivo per impostare un metodo d’indagine inesauribile, scelto per il sottile fascino che aumenta nel mistero che lo circonda, per l’interesse che suscita in una indefinita e mutevole molteplicità di aspetti. Si spiega così anche il perch° della vastità dell’indagine durata ben cinque anni, per tutti i giorni, e come mai all’indagine sia bastato un solo oggetto. Non è pertanto da ritenere tale lavoro un capriccio che possa, per la sua stranezza, essere considerato ridicolo, snobistica esibizione o preteste più o meno efficace per reclamizzarsi a buon mercato. Vargonari è un ragazzo serio, dotato di una chiara e sicura preparazione, certamente solida, anche se sotto certi aspetti un po’ rapsodica : è un autodidatta che rivendica energicamente questa sua prerogativa. Si è cercato e costruito il suo ambiente e in questo si è posto creando la sua cultura, della quale il gatto può essere stato il punte di partenza e il motivo più appariscente. Oggi egli ha superato completamente l’oggetto principe della sua indagine giovanile, anche se ne parla ancora con passione e con una certa nostalgia. \ Mantiene però, della sua attività giovanile l’entusiasmo e il metodo di studio. Scrupolo e puntiglio nella ricerca Margonari manifesta anche quando si pone il problema della tecnica dell’espres-sione, struinen'io indispensabile per dire ciò che si sente. Perciò, non solo impara tutto sul gatto, 42 RENZO MARGONARI Il dattilografo - 1956 Genesi leggendaria - 1963 ma anche il modo di dirlo. Si impossessa di tutte ’e tecniche più raffinate ed efficaci, duttili tanto che nella varietà del mezzo espressivo ogni sfumatura concettuale possa essere significata nel modo più adatto. E’ indubbiamente, oggi, la padronanza del mezzo espressivo, un’altra delle caratteristiche dell’operare dell’artista, tanto che gli si possono rimproverare talvolta compiacimenti eccessivi del mezzo, che può apparire fine a se stesso e non sempre perciò in funzione di una tematica, che l’artista si cura di porsi con chiarezza ad ogni sua opera. Comunque è necessario tener presente che la tematica surrealistica si vale di solito di 1111 mezzo espressivo eccezionale che richiede nell’esecuzione sempre una notevole abilità tecnica, tale da rasentare il virtuosismo. Le esperienze grafiche che il nostro artista affronta, sono molteplici e varie, tanto che non è possibile seguirlo nel suo complesso itinerario. Studia la materia pittorica ed esperimenta collages, smalti, tempere, vinavil, cera, olio ed emulsioni varie per ottenere tutti gli effetti che vuole ; arriva persino ad inserire nell’opera l’oggetto che vuole esprimere. Ricordiamo ora la temporanea partecipazione .»1 movimento nucleare (anni 1957-60). Frequenta a Milano gli studi dei pittori Baj, Dova, Dangelo, ficcando il naso con una certa impertinenza nel loro lavoro. Talvolta è solo tollerato, ma la passione dello studio della materia, quale mezzo espressivo, lo sostiene anche nel contrasto. Vede poi a Milano, dove abita saltuariamente, opere surrealistiche di Max Ernst, e Ma* gritte. Confessa invece di non aver mai visto Dali, dall'insegnamento del quale, comunque, rifug gè negando che nel suo surrealismo possa in qualche modo collocarsi quello del pittore spagnolo. L’eclettismo tecnico di Margonari si pone fuori della poetica di Dali il quale comunque ha una problematica che non lo interessa. Il surrealismo è poi, per il nostro pittore, un mezzo che nella lotta politica gli permette una protesta a carattere popolare, con simboli che la pi'tura di Dali non può avere nel suo convenzionalismo da salotto. Margonari quando si esprime, non usa mai vuote fantasticherie; ciò che dice, i simboli, la tecnica usata, hanno sempre un significato preciso: intrecciare un colloquio continuo con una massa sempre più ampia. La sua pertanto non è e non vuol essere un’arte ermetica per iniziati. Naturalmente non si può fare una pittura da cartoline per andare incontro alla gente. Lo scopo allora verrebbe meno perchè il compito dell’artista è di portare ove vuole, come vuole, chi vuole. Nel 1960-61, si ha un momento di intensa attività, ove i temi, specialmente politici, premono e si accavallano. La politica sociale raggiunge una particolare tensione con i fatti di Genova, la rivoluzione algerina si esaspera in forme di estrema ferocia, Cuba è un problema che minaccia di travolgere tutta l’umanità,