sovrappone un’altra «li carattere generale e contingente che si fa sentire dentro e fuori i confini del nostro Paese e che porta restrizioni ed austerità. Il Governo ha parlato di restrizioni, austerità, blocco di spesa pubblica, denunziando la notevole somma dei disavanzi degli enti locali dalla quale peraltro la nostra amministrazione finora era assente. Posizione responsabile quella del Governo nei confronti dogli enti locali, poiché quando in una famiglia la situazione è difficile, è giusto chiedere a lutti i membri della famiglia un sacrificio. E’ doveroso però dire una parola, dare una sia pur breve risposta alla canea di voci che da questa discussione ha in questi mesi tratto lo spunto por una campagna denigratoria verso gli Enti Locali classificati come gli sperperatori del pubblico denaro nell’arco dei venti anni di vita democratica. Sono infatti passati venti anni dalla lotta di Liberazione; celebriamo e celebreremo degnamente quella data. Ma respingiamo nettamente la denigrazione che si è tentato di gettare sugli enti locali da parte di un settore politico ben preciso, anche se da quel settore oggi a distanza di un mese o due escono i nuovi paladini degli enti locali per assumere posizione tattica più comoda per sparare sulla politica dell’attuale governo impegnato a superare una crisi congiunturale. Apriamo per un momento il libro dei nostri conti e vediamo la situazione debitoria di oggi. La quota capitale dei debiti contratti dal Comune di Mantova è a tutt'oggi di cinque miliardi e mezzo e potrà salire a sei miliardi e novecento milioni quando saranno definiti tutti gli impegni programmatici del nostro mandato. Al primo gennaio del ’64, per capirci meglio, la quota annua di ammortamento comprensiva di capitale ed interessi corrisponde ad un peso di L. 7.500 per ogni cittadino mantovano. (Per l’esattezza L. 7.496). Come sono stati spesi questi quattrini? Diamo i dati essenziali che risultano dagli allegati al bilancio. Un miliardo e cento milioni per le case per i lavoratori. Un miliardo e cinquecento milioni per l’edilizia scolastica, 550 milioni in opere stradali, 500 milioni in opere igieniche. 150 milioni in .impianti sportivi. 200 milioni per investimenti patrimoniali. 600 milioni in impianti del servizio gas acqua. 150 milioni in agevolazioni industriali. 1 miliardo e 100 milioni in opere pubbliche varie, piccole e medie in tutti i settori. 950 milioni a copertura dei disavanzi del Comune e dell’Azienda gas acqua in tutto l’arco dei 20 anni. Questi pochi dati sono sufficienti per una chiara idea del peso del debito contratto e degli investimenti effettuati, a chiusura definitiva di una poco simpatica polemica. Oltre alle cause che abbiamo visto un'altra se ne aggiunge, senza la quale probabilmente sarebbe stato ancora possibile raggiungere il pareggio, ed è l’abbandono ili una polìtica di aree intesa come (’abbiamo intesa negli ultimi 10 anni e l’imbocco di una politica di aree fabbricabili a basso costo per l’edilizia sovvenzionata secondo lo spirito della legge 167. L’odilizia sovvenzionata e l’edilizia ad iniziativa privata, da noi in passato entrambe spinte e sollecitate, hanno avuto durante gli anni del boom economico iiii andamento divergente. La larghezza del eredito ha permesso all’iniziativa privata, dove sensibili erano i margini di guadagno, passi giganteschi mentre l’edi* 4 lizia sovvenzionata restava, al confronto, largamente in arretrato. Anche Mantova, come tutte le altre città, registra fedelmente questo fenomeno. Esiste sul mercato una notevole disponibilità di appartamenti per i ceti intermedi, ad affitti di mercato, cioè praticamente inabbordabili dai ceti più umili di lavoro, mentre si è mantenuta, nonostante il ritmo forzato, sulle mille e forse più unità la richiesta di appartamenti a così detto affitto legale. La richiesta di aree per l’edilizia privata si è affievolita mentre occorre avere a disposizione per l’edilizia sovvenzionata terreni, dove già incide fortemente per la collettività il costo di inurbamento, e dove perciò l’unico elemento che si può »■ si deve ridurre a zero è il plus valore speculativo. Il Consiglio sa che la collettività mantovana non ha lasciato negli anni passati questa grossa carta completamente all’iniziativa privata, ma nei limiti del possibile ha operato ed ha usato del plus-valore per i pareggi dei bilanci passati. Non lo abbiamo mai negato. E se non lo avessimo fatto ci troveremmo con un debito più grosso. Ma oggi è tempo di scelta. Ciò che ci è parso giusto in passato non è più possibile e non è più giusto, proprio perchè oggi occorre una energica azione per riequilibrare il divario che il boom economico ha portato fra i due tipi di edilizia e che non era certo nelle nostre possibilità impedire ma sulla quale solo una azione governativa poteva e doveva incidere. Ecco il perchè del nostro deficit. Nel bilancio dello scorso anno abbiamo previsto qualche centinaio di milioni per maggiori ricavi da vendita di aree clic assieme al 50% della imposta sulle aree fabbricabili afferente all’ultimo decennio, assommava a 410 milioni di entrata. Nel bilancio di quest’anno questa cifra è totalmente scomparsa. E se ad essa aggiungiamo la differenza fra le maggiori spese e le maggiori entrate, abbiamo il quanto del deficit. Rispetto all’anno scorso abbiamo previsto 55 milioni in più nella imposta di consumo (gettito netto), comprese le supercontribuzioni, 50 milioni in più nell’imposta di famiglia, 13 milioni in più sul plateatico e 21 milioni in più fra i proventi diversi. Per contro le spese dei servizi aumentano considerevolmente per effetto dell'aumento, parte della mano d’opera e parte del costo della vita. Ottanta milioni circa in più per il servizio della nettezza urbana. 55 milio-in in più per ricoveri e spedalità, 130 milioni in più per il personale (rivalutazione e parte conglobamento) 78 milioni in più fra interessi e ammortamento mutui e circa 220 milioni in più fra manutenzioni, adeguamenti di valori nelle singole spese e iniziative varie. ' Senza forzature nè in un senso nè nell’altro, ma su una responsabile posizione di equilibrio si sono previste le singole voci e ne scaturisce il deficit. E’ la posizione di equilibrio in cui secondo noi deve inserirsi l’autonomo operare dell’Ente Locale nella politica nazionale, rifuggendo responsabilmente nei risultati, sia dal pareggio a tutti i costi, sia dalle tentazioni di dilatare lo spese oltre lo stretto necessario. Il deficit che ne esce è di 850 milioni; assommato a quello dell’Azienda che spetta a noi coprire, arriviamo ai 900 milioni. 5