predare. Villani coglie nella sua opera soprattutto il primo aspetto, quello generoso e buono, che fa del Po un padre, e se ne annota anche la collera pur tremenda e distruttrice ma non vi si sofferma molto; infatti l'ira del fiume passa veloce e l'anno successivo anche nelle golene devastate, la vita ritorna. Questo l'ambiente che Villani ricorda con nostalgia e al quale ama ritornare attratto dall'affetto e dai ricordi, nella sua opera di scrittore e di pittore. « Ritorno sul Po » è un volume che parla della nostalgia di Villani per il paese e per i suoi paesani; non a caso uno dei primi capitoli è intitolato « i ricordi ». Gli argomenti si fissano e si svolgono sgranandosi in motivi caratteristici come: i vec- Dino Villani chi mulini sul Po, la strada delle pioppelle, rognone trifolato, al tusel, la polenta abbrustolita, c'era un porto a Portiolo, ecc., scritti in una prosa piana, chiara, immediata nella comunicazione. Ogni capitolo è accompagnato dalle xilografie che, realizzate da trentacinque anni, nel loro facile linguaggio, sono attuali come la prosa. Le xilografie della mostra della casa del Mantegna sono queste piccole opere: bozzetti di ambiente e di costume realizzati con una tecnica completa, tale che l’artista riesce a dire quello che vuole, nel modo che vuole. Tra queste opere mi paiono significative, per ciò che Villani vuol dire, le seguenti: il vecchio ponte di barche a Motteggiano, barconi sul Po, neve nel fossato, la torre del castello di Suzzara. Ma Villani non ci presenta solo l'ambiente, ci parla dei suoi abitanti e della loro vita tranquilla, sobria, onesta. Vivono nel suo volume figure ben caratterizzate come il suo maestro Ferrari, trattato con una punta di nostalgia deamicisiana, il Moro, il non- no Vincenzo e altri che si alternano come in una vecchia favola campagnola. La sua opera opera grafica, anche se non segue fedelmente lo scritto, sempre è vicina nello spirito. Abbiamo così le xilografie: il carrettiere, il calzolaio, la fruttivendolo, la nonna, le sorelle, il sigaro. In un gruppo omogeneo si presentano le xilografie di vi>a vissuta, come: il carretto del mugnaio, all'osteria, i contadini in piazza, la raccolta della legna, colazione di boscaioli, l'unico ombrello, i vangatori, tonto per citare le più significative. -i-uU fo -/t+So \/S¿. ¿.A- f Ritengo infine necessario richiamare una particolare attenzione sul capitolo: Il gruppo de « Il Selvaggio » di Mantova. Come è noto « Il Selvaggio » è la rivista di Mino Maccari, la più anticonformista che uscisse in periodo fascista, una delle più intelligenti, aperte e spregiudicate. Maccari sceglieva i suoi collaboratori con mano felice e se ne costituì allora, a Mantova un piccolo vivacissimo gruppo. Lo personalità artistica che predomina, è quella di Giorgi, e di lui parla a lungo \ illani. A Giorgi si affianca Gorni do Nuvolato e il poeta e scrittore Giuseppe Guerra di Pegognaga. L'autore fa un cenno anche ai giovani promettenti artisti: Cavicchini e Lo-renzetti. L’amore per la sua terra porterà Villani, assieme a /avattini, altro artista che ha saputo cogliere ed esprimere la bellezza e i valori della vita di paese, a organizzare, nell’immediato dopoguerra, a Suzzara. una delle manifestazioni artistiche più riuscite, tuttora valida: il premio Suzzara, il cui slogan « Un vitello per un qua- 39