SELVINO SABBADINI Bianca Stella Biennale di Venezia 1956 10 ho conosciuto allora Sabbadini; mi par; che fossimo nel periodo tra il 1930 e il 1936. Ricordo di essere andato nella sua campagna da Castelletto e di aver visto qualche opera sua; ma una mi è rimasta particolarmente impressa, tanto che ancora la ricordo: il busto di suo nonno. Era somigliantissimo e la tecnica, anche se non esperta, era già efficace nella sua estrema semplicità. L'opera presentava una ingenuità che però non guastava: certe su; durezze rendevano bene il carattere del contadino di un pò legnoso. 11 vecchio contadino possedeva una spiccata personalità che si distingueva e il ritratto, che rincorreva con cura l'aspetto fisico, era valido sul piano psicologico. Mi sono soffermato un pò su quest'opera, sicuramente una delle prime del nostro scultore, perchè mi pare significativa se vista oggi, a posteriori, dopo quasi trent'anni di un'attività in cui il ritratto ha una particolare importanza. Il ritratto, per Sabbadini, è sempre somigliante; per lui non esiste astrazione dell oggetto da rappresentare: è, il nostro, un artista eminentemente figurativo, a qualsiasi oggetto rivolga ¡attenzione. Lo scultore ha seguito con diligenza e umiltà, malgrado la maturità, i corsi dell'Accademia « Cignaroli » di Verona e quella di Bologna, sotto la guida degli scultori Egidio Girelli ed Ercole Drei. Anche lui sarà travolto dalla guerra con i disagi e le distrazioni dal lavoro che questa comporta. Sabbadini parla di questo periodo come di un momento durissimo della sua vita e, sotto un certo aspetto, decisivo nella sua maturazione, per ora più come uomo che come artista. La crisi, i disagi, i contrasti, lo mettono a dura prova, tanto che solo una robusta personalità può reggere: cosi si tempra, formandosi. L'ho rivisto, finita la guerra, credo nella sua prima personale, alla sede del Sindacato Professionisti ed Artisti. Ricordo, tra le opere esposte, un bel nudo femminile, un'opera impegnativa che rivelava già un sicuro possesso dei mezzi espressivi: queir esperienza di mestiere che gli mancava prima della guerra, ora Sabbadini la possiede. Non c’erano più ingenuità di sorta, l'opera era modellata con perizia tale da fornirgli i mezzi per dire quanto la sua ispirazione gli suggeriva. Questo mi pare possa considerarsi il punto di partenza della vera attività di Sabbadini, artista ormai maturo. SELVINO SABBADINI - La spiaggia Uscito dai suo ambiente, scaraventato qua e là per anni, egli ha ora la possibilità di lavorare sistematicamente, solo, e di svolgere un'opera di ricerca e sviluppo in cui le qualità naturali, già promettenti nelle opere giovanili, potessero maturare completamente, sorretta da un adeguato mestiere. E ora eh3 viene creando quei piccoli bassorilievi in cotto nei quali si esprime come delicato poeta della vitadei campi: è la sua campagna, nella quale è cresciuto, che ora riaffiora in opere suggestive. Il linguaggio, trovando materia più varia e più adatta, si affina, facendosi sempre più personale. E' questa, credo, la stagione felice del-1 artista, in cui ritrova completamente se stesso, raggiungendo quasi di colpo un notevole livello qualitativo che si manterrà costante nella produzione successiva, e troverà la sua vera affermazione nella personale milanese del 1963 parlando della quale la rivista «Narciso» del maggio 1963 (p. 41), conclude: :t ...ce ne fossero molti ccme lui. Oggi con la sua mostra cl ha dato modo di respirare un'aria balsamica dopo tanto « smog ». Bisogna essergliene grati. ». L'arte di Sabbadini è lineare e non presenta complicati processi evolutivi. L'artista ha trovato subito la sua tematica e l'ha seguita senza più proporsene altre. Solamente in questi ultimi anni ha affrontato tecniche nuove come vetrate, terracotta smaltata, pannelli decorativi di ampio respiro e temi insoliti come il « Pinocchio » e 11 « twist ». Il Pinocchio, che è forse la sua opera più significativa fra le ultime, con la quale ha vinto il concorso nazionale indetto dal Comune di Mantova nel 1961 sulla rivista «Pensiero e arte» (ed'z. estiva 1963) diretta da Gino Spinelli, è stato definito con un'iperbole «...il più bello del mondo ». L’artista comunque ama compiacersi della sua opera di bozzettista e ritrattista. Su queste due attività conviene soffermarci.