che riassumeva in se le doti più grandi di un uomo chiamato a dominare una macchina. Due bronzee figure a Mantova e a Castel d'Ario parlano da oggi agli uomini che 1 hanno conosciuto, ai pionieri della guida. A coloro che ne adorano 11 ricordo, che è ricordo di un'epoca, di un epopea, della loro giovinezza. L’auto, la macchina da mezzo per iniziati e per tuoriclasse ha in questi ultimi trent anni camminato alla velocità di un Nuvolari, ha bruciato le tappe, si é per-iezionata, si è potenziata. Ma il dominio su di essa è —• ancora oggi come allora — attidato all uomo, ai suoi nervi saldi, alla sua capacità di controllo di « fusione » con il mezzo meccanico. Nessuno, anche le patenti non sono più decine ma migliaia e migliaia, può pensare, nè credere di poter emulare « il mantovano volante ». Egli era e rimane un campione insuperato. Chi presuntuosamente giudica altrimenti può essere pericoloso a se e agli altri. Ci piace oggi ricordare come le più famose firme del giornalismo mondiale abbiano scritto di lui, della sua volontà divincere, della sua decisione, della sua passione e delle sua perizia, temprata in un acciaio assolutamente formidabile. Dalla moto all’auto, dalle vittorie del circuito di Belfiore alla * Mille Miglia » . dal Tourist Trophy, da Monza alla « Florio »: trionfi, non solo latti di vittoria, ma di entusiasmanti comportamenti in gara. Per Nuvolari non vi fu mai rassegnazione in corsa: ferite, macchine in avaria, grossi ritardi erano per Lui stimolanti di azione, non motivi di ritiro. E la sua leggenda è piena di episodi di « moderne gesta » che hanno riempito di eccitanti riflessioni i nostri sogni di ragazzi: « Nuvolari corre ingessato — Senza ruota —• Senza cofano — Corre con le costole rotte — Vince con lo stomaco e i polmoni invasi dai gas di scarico ». Corre Nuvolari e in ogni gara (che era accompagnata dalla sincera ansia e ammirazione di milioni di italiani e no, perchè quegli anni vedevano assegnare all’automobilismo l’attuale ruolo del calcio) al di là della vittoria dimostra la sua forza d’uomo, nato per la macchina, ma padrone di essa. Ma Nuvolari era amato istintivamente dal popolo anche per la sua semplicità. Non vi era retorica spavalda nel suo agire. Eppure i tempi e il regime cercarono di creare dall’episodica e dal suo * trionfale andare » motivo per una collocazione speculativa che era lontana dal suo stesso modo di vivere — veramente nel rischio — non in quello delle vuote parole di certi mistici. Oggi la collettività si è unita responsabilmente: dalla sua vedova, all'Auto-inobil Club, al Comune, alla Provincia per far ricordare perennemente nel bronzo un mantovano che è stato alfiere di una nuova epoca: quella della velocità. Una epoca che Tazio ha caratterizzato. Mantova non può, nè deve dimenticare quali grandi servigi di conoscenza e di popolarità Nuvolari ha reso alla sua città e al suo Paese. Il suo ricordo viva dunque nei vecchi e nuovi cuori limpido e incisivo, come limpida e incisiva sapeva essere sempre la sua corsa. OIANNI USVAROI Assessore allo Sport Testo del breve discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione del nuovo monumento a Tazio Nuvolari il 14 Giugno 1964. 6 LARTE A Tipico delle città di provincia è il disinteresse per la cultura Per quanto riguarda le arti figurative questo disinteresse si riscontra anche nelle metropoli ed è facile rapportare l'in- curia e l'abbandono al quale vanno soggette nei piccoli centri. In un certo senso, riguardo alla cultura in genere, Mantova sfugge egregiamente al luogo comune del vecchio centro che dorme sonni secolari e che non partecipa attivamente alla vita culturale nazionale (varrebbe la pena di polemizzare con le asserzioni fornite dal quotidiano «Il giorno »in una sua recente indagine sulla nostra città). Mantova non ha forse gli organismi atti ad intensificare l'attività culturale, a promuovere incontri, non ha le strutture che spetterebbero ad una città di tradizione come la nostra, ma la necessità ne è sempre stata avvertita ed oggi, con l'acquisto successo delle manifestazioni periodiche alla Sala di Cultura di Via Oberdan, pare che un discorso in questo senso sia possibile di sviluppi notevoli. Un primo segno è dato dal fiorire di iniziative. La costituzione di ben due Circoli culturali, dei quali uno ha originato una rivista la cui redazione, nel precisare meglio gli impegni estetici assunti, si è scissa in un nuovo gruppo di studio con una sua propria rivista che pare accen- trare la collaborazione dei maggiori esponenti della giovane cultura locale, molti dei quali hanno già avuto modo di porsi in evidenza anche a livello nazionale pubblicando su riviste affermatissime quali «Il menabò», «Nuova presenza», «Energie nuove» ecc. In questo panorama, se pensiamo che Mantova ha dato alcuni tra i maggiori esponenti dell'arte moderna e contemporanea ci sembra, purtroppo, che sia questo il settore più carente di iniziative e di possibilità di sviluppo. In molti casi la violazione della legge del due per cento sulle opere d'arte che devono abbellire gli stabili è tesa a scoraggiare qualsiasi sopravvivenza per il professionismo artistico locale.Ma sopratutto è la mancanza di una Galleria Stabile d'Arte Contemporanea che faccia da « test » per gli studi di quei pittori che non possono frequentare la vita artistica nazionale e goderne II beneficio d'informazione. Per di più manca loro una Galleria d'Arte Comunale che esiste ormai in tutti i più infimi centri, alla quale far capo per discutere e scambiare le rispettive esperienze. Se esaminiamo la prospettiva storica della vita artistica mantovana, dalla fine della guerra ad oggi riscontriamo un progressivo e pauroso calo di vitalità, ma con accenni negli ultimi mesi ad una efficace ripresa. Immediatamente dopo la Guerra si costituirono diversi gruppi di pittori gli uni facendo a parte al G.A.M. (Gruppo Artisti Mantovani), gli altri alla Associazione Pittori Indipendenti, 7