altri ancora ad altre organizzazioni. L'unica a soppravvivere di queste fu poi, salvo qualche Apparizione di poca importanza del Gruppo Artisti Indipendenti, il G.A.M. che si affiliò in blocco alla Federazione Nazionale Artisti, prendendo struttura sindacale. Vi fu quindi, in questo periodo, una fioritura di mostre di gruppo e di sindacato di differente importanza fra le quali quella che merita di essere maggiormente ricordata è il « Pre- l'tiio della Liberazione » al quale parteciparono tutti gli artisti mantovani. La giuria, esterna, era composta da Aldo Carpi e Leonardo Borgese e Raffele De Grada. Questa mostra era una ottima premessa ad un ulteriore approfondimento della conoscenza delle forze della città e della provincia, ma non diede risultati di sorta. Vi fu un lungo periodo di stasi, quindi, seguito da un avvenimento di rilievo: il « Premio Mantova », una mostra nazionale che si tenne al Palazzo della Ragione e che vide tra gli espositori le presenze di BiroIli, Viani e parecchi tra i maggiori esponenti nazionali. Nel contempo si tennero altre mostre che denunciavano in modo evidente I benefici tratti dalle esperienze precedenti e dalla meditazione sulle opere dei migliori espositori che finalmente erano diventate accessibili. Infatti il « Premio Di Capi » per i giovani, istituito per commemorare la singolare figura di un talento autentico purtroppo prematuramente scomparso, esprimeva senza equivoci il rinnovarsi e l'attualizzarsi della pittura nostrana. GIUSEPPE GUINDANI Nall' orto - 1031 Nel frattempo gli artisti mantovani cercavano di normalizzare l'attività ed è appunto di questi anni la loro confluenza nel Sindacato Nazionale Artisti. Si sollecitò di conseguenza, da parte degli esponenti eletti In quell’occasione, la costituzione della sospirata Galleria d'Arte Nazionale, ma fu una aspirazione che non doveva concretizzarsi. Non stiamo qui ad elencare i motivi, quasi sempre poco plausibili, coi quali si volle negare questa possibilità. Quanto 8 la cosa stia a cuore agli amatori d'arte e dei nostri artisti anche oggi, basterà significarlo col ribadire la costanza con la quale tutt'ora si persegue questa idea, che dovrebbe goder? miglior considerazione di quanto non le si accordi. Manca la volontà da parte degli organi tutori di non infrattemmettersl ed è mancata una maggior condiscendenza da parte del Sovrintendente alle Belle Arti che a suo tempo non accordò il permesso di usufruire di alcune sale ora abbandonate e quasi in rovina del Palazzo Te, o delle stanze da sempre inservibili e quasi perennemente vuote della casa del Mantegna. Ma altri luoghi sarebbero ideali come la galleria sovrastante le Pescherie che con poca spesa si potrebbe adattare magnificamente alla bisogna. Nasceva in quegli anni il « Premio Suzzara » e la vita artistica mantovana aveva così, per merito della cittadina che diventerà famosa per questo stesso Premio, una vera grandè mostra nazionale che attirerà presto gli artisti mantovani come l'unica la cui partecipazione arricchisse e rendesse distinto il « curriculum » artistico. Molti di loro saranno premiati nelle diverse edizioni e il fatto costituirà un incentivo notevole per il loro lavoro e le loro affermazioni. Nel 1956 si tenne poi una mostra interprovinciale di arti plastiche e figurative a Cura della Federazione Naz. Artisti cui era abbinato un premio per il paesaggio mantovano. In questa mostra erano ospitati con tre personali i pittori Vindizio Nodari Pesenti, Francesco Vaini e Alfonso Monfardini. Le mostre fecero luce sulla non trascurabile attività di questi artisti che furono tra le punte di avanguardia della pittura mantovana e che molto spesso guadagnarono anche riconoscimenti nazionali di prestigio. Nel 1958 si aprì una Galleira d'Arte : « La Gonzaghesca » che ospitò assiduamente le mostre sindacali e che, assieme a rassegne di ottimo livello (Motti, Treccani, Sassu, Zancanaro, Bartolini, ecc.), ospitò anche mostre personali dei pittori locali che esposero le loro opere per sollecitare il nascere del collezionismo. Esposero i pittori Ruberti, Dusi, Gaiusi, Zanfro-gnini, Baldassari, Bertolazzi, Penna, Schirolli e Madella. Ad opera del disinteresse del sig. Bruno Cassoli la galleria conobbe un momento di grande attrazione per la cultura figurativa mantovana. Ma poiché il collezionismo era ancora inesistente (come ora, del resto) e tardava a dare e persino a far sperare una adesione, presto la Galleria dovette cessare la sua esistenza. Nel 1961 sotto gli auspici deH'Amministrazione Provinciale e per l'interesse della Federazione Nazionale Artisti, viene allestita, in concomitanza con la Mostra del Mantegna, una importantissima mostra dell'arte Mantovana dall'800 ai giorni nostri che, appunto per la congiuntura col grande successo mondiale della mostra di Andrea Mantegna, passerà pressoché inosservata. Fu una mostra rigorosa cui furono Invitati I pittori e gli scultori già ammessi ad importanti mostre nazionali. Nella Casa del Mantegna erano allineate circa trecento opere di pittura e di scultura. Con questa rassegna si puntualizzavano le personalità del secolo scorso e si presentavano, in una sintesi ordinata, le manifestazioni più significative dell'arte mantovana. Da questo contesto emergevano grosse personalità come quelle di Domenico Pesenti, Semeghini Defendi, Girolamo Trenti, Mario Polpatelli, Giordano di Capi, lo scultore LonnTo Lorenzetti, Guido Resml, Arturo Cavicchini, Giuseppe Facciotto, Giuseppe Guindani, Angelo Del Bon, Umberto Lilloni ; personalità che testimoniavano la non conformistica aderenza da parte dei migliori artisti (specialmente nell'ultimo scorcio di tempo) alle maggiori linee avan-guardistiche dell'arte moderna. Un discorso che si sarebbe dovuto fare su questa mostra era anche quello, evidentissimo, sul « Chiarismo », che sembra avere col massimo esponente Del Bon e con altri due grandi maestri, Lilloni e Facciotto, uno dei quali ancor oggi sottovalutato, le radici nel clima mantovano portato a contatto con la frizzante aria d'avanguardia milanese. VVVIl