Qualche anno prima a Bozzolo si era tenuta una mostra nazionale di certa importanza : anche la provincia cercava di dare un contributo. Nel frattempo la Galleria Gonzaghesca, rinnovata, riapriva i battenti ad opera dei sigg. Guadagnin e Zardi ma le mostre non saranno, tolte alcune collettive e la personale di Lanfranco, dello stesso livello della prima volta. Comunque anche questo tentativo verrà presto frustrato dalla impossibilità di aprire a Mantova un redditizio commercio di quadri. La mostra dall'800 ad oggi concluse la serie di sfortunati tentativi di catalizzare l’ambiente. Nel 1963 un gruppo di artisti tenterà di nuovo l'avventura di aprire una galleria: « La saletta » che ci darà mostre di altissimo livello, ma che avrà pochi mesi di vita. Un'altra galleria d'arte assumerà lo stesso nome, diretta dai soci Prati, Stranieri, Pavesi che se ne occupano con spirito filantropico e che sino ad oggi ha imbastito una oculatissima trama di mostre, alternando sapientemente collettive a personali di pregio educativo ed esponendo, a fine stagione, opere di giovani artisti dopo aver accentrato il lavoro dell'annata prevalentemente su maestri del '900 con mostre di Tornea, Semeghini, Lilloni, Bartolini, Guidi, assieme a mostre di arte grafica e collettive di gruppi di notevole interesse. Attualmente da parte deM'Amministrazione Comunale si accenna ad un rinnovato interesse per il settore ed anche la Casa del Mantegna espone abbastanza di frequente « personali » di artisti mantovani operanti con successo « extra-muros ». Revere, piccolo centro adagiato in riva al Po, ha recentemente organizzato una esemplare manifestazione artistica che ha avuto grande risonanza : il « Premio la Padania dei Gonzaga ». Molte idee sono allo studio. Si parla vagamente di una « Mostra di Giulio Romano », che avrebbe in Mantova la sua sede ideale, nella città trovandosi praticamente esemplificato, con alcuni capolavori e con molti documenti, il geniale eclettismo deH’allievo di Raffaello. Giorni fa, incontrando alla casa del Mantegna i critici Monteverdi, Lepore e Portalupi li ho sentiti rammaricarsi che lo stabile, idealmente dislocato nella sua successione di sale, non fosse adibito ad un grande, magari internazionale, « Premio Mantegna ». Anche questa è una idea che meriterebbe di essere caldeggiata. Probabilmente si terranno presto mostre di risonanza nazionale: auspicata da molto tempo è una mostra delle opere di Giuseppe Scalarini, il massimo disegnatore satirico italiano, che a Mantova operò largamente sul periodico da lui diretto « Il Merlin Cocai ». Una mostra che a Mantova avrebbe dunque un significato particolare ; un motivo per riproporre Mantova all'attenzione della cultura nazionale. La nostra città è come una brace sotto la cenere : basta un niente a riaccendere la fiamma che non si è mai spenta. C'è una intensissima vita culturale « da tavolino ». Abbiamo de- gli esponenti altamente qualificati che godono, fuori della nostra città, di grande credito (mi piace citare i proff. Pi rei la. Baratta, Badiali, Faccioli, Giusti) nomi non certo sconosciuti a chi legge le maggiori riviste di storia, di critica e di letteratura della penisola); cosi esistono artisti degni di credito che hanno già guadagnato ambiti riconoscimenti in mostre nazionali di grande importanza. Mancano le strutture. Ma qualcosa sembra si stia muovendo in base alla nuova prospettica con la quale chi è in grado di operare, guarda alle nostre esigenze. C'è molto da fare. Tutto, si può dire. Ci vuole volontà e pazienza. RENZO MARGONARI schede illustrative sul vecchio centro storico di mantova piazza broletto piazza delle erbe Uscendo a Sud da Piazza Sordello, attraverso il voltone di S. Pietro, ove cessava anticamente il primo nucleo urbano di Mantova, si trova subito lo spazio che ospita oggi le piazze del Broletto e delle Erbe. L'ampliamento dell'antico perimetro l'incluse verso il 1190 nell’area cittadina e qui si spostò, incorniciato dalle nuove costruzioni civiche del Governo Comunale, il fulcro economico e commerciale dflla vita mantovana. Piazza Broletto: PIAZZA BROLETTO Piazza Broletto prese l’attuale configurazione nel 1472, e cioè dopo che lu completamente sgombrata dai ruderi del « PALATIUM JURIS ». Nel 1800 fu intitolata per un certo tempo a Dante e ritornò al nome primitivo quando il monumentino innalzato al Poeta fu portato dinnanzi al Palazzo del Ginnasio. Su Piazza Broletto si svolse per lunghissimi anni la vita comunale cittadina. Qui sorgevano i Palazzi del Podestà, degli Anziani, dei Massari. Qui si affacciava la Casa dell’Università dei Mercanti della Lana. I palazzi degli Anziani e dei Massari furono ridotti ad abitazioni private e uffici pubblici, perdendo cosi le caratteristiche delle costruzioni duecentesche. Rimase il Palazzo del Podestà con la Torre Comunale e l’Arengario; ma solo questo mostra ancora intatta la sua architettura romanica con due grandi finestroni a trifora sormontati dal loggiato a colonnine binate da cui forse si gridavano i bandi del Comune.