Ma la Mostra del '39 fu la manifestazione artistica che rivelò al mondo dell'arte italiana la grande personalità di questo pittore. La critica presentò la sua opera come una autentica rivelazione e fu unanime nel riconoscere il valore superlativo della sua arte. Guido Piovene così scriveva nel «Corriere della Sera» del 14.5.1939: « La scoperta di Defendi Semeghini riserva una ammirata sorpresa: specialmente il ritratto della cognata ed altre teste di due donne, si devono ritenere opere stupende senza riserva... Non si capisce come abbia potuto dipingere in modo che potrebbe far parte del movimento macchiaiolo... Nelle teste ricorda Fattori e attraverso il Fattori, il Bezzuoli... ». « Carattere di rivelazione — riferiva la «Sera » di Milano del 24.6.1939 — nella retrospettiva della sindacale di Mantova ha avuto la Mostra delle opere di Defendi Semeghini... le opere stampate in un vivido slancio plastico hanno impressionato critica e intenditori ». Più che lusinghiere furono le notazioni dei corrispondenti del « Popolo d'Italia » del 13.5.1939, del «Giornale di Genova» del 16.6.1939 e «dell'Ambrosiano» del 25.5.1939. Non mancarono i tentativi di valutazione dell'opera semeghiniana in riviste qualificate. Vedasi a proposito il lavoro di Puerari in « « Mantus » n. 3 del Maggio-Giugno 1939 e quello di E. Somare in «L'Esame» artistico e letterario — n. 5-6 Die. 1939. Lo stesso Puerari riprese l'argomento successivamente, forse dopo più attenta meditazione, in « Frontespizio » n. 8 — 1949. Questo saggio, a mio avviso, rappresenta tuttora il più serio tentativo di formulare un giudizio adeguato sulla pittura di questo artista mantovano ritrovato. Per il Puerari l'espressione del nostro pittore si inserisce nel solco della pittura lombarda senza cadere nel freddo oggettivismo di quell'arte, assumendo un carattere di liricità per via del colore profondamente umano. I neri, i rossi, i bianchi danno plasticità alle figure e fanno pensare ai macchiaioli, ma l'arte del Semeghini li supera perchè le sue macchie non s'arrestano, ma continuano e accompagnano il suo animo poetico. Questa sua liricità inconfondibile che si muove fra la tradizione toscana e lombarda, questo suo colore umano che riduce la pittura ad immediatezza d'animo trovando consonanza neM'umana visione di un Fattori e di un Lega, caratterizzano dunque il suo stile di schietta Ispirazione ideale che riscatta l'800 dalle sue meschinità di fllustrativismo storico e veristico. Lo sforzo interpretativo è notevole e perciò altrettanto lodevole dato che difettavano, come mancano tutt'ora, notizie biografiche precise. Questa valutazione, pertanto, come del resto quella meno impegnativa del Somarè, si svolge sull'esclusivo piano estetico. Manca appunto l'apporto storico a giustificazione di tale validità. Se consideriamo che tutto ciò che l'uomo compie è una naturale espressione della sua personalità e della sua esperienza, è estremamente necessaria la conoscenza della biografia di un pittore la cui vitalità interiore è quanto mal sensibile alle sollecitazioni del mondo familiare, sociale, politico e culturale che lo circonda. L'opera d’arte nasce nella storia e non può essere considerata indipendentemente dalla storia. Una valutazione che prescinda da essa significa dare dell'arte un giudizio solo sulla perfezione espressiva, vale a dire semplicemente estetico. Certo un cosiffatto giudizio ha indubbiamente il suo peso, ma non è completo. Non si capisce quale significato possa avere una espressione pura, cioè in sè compiuta ed assoluta, se non ci domandiamo di che cosa è espressione. 30 1 - La moglie con mazzo di fiori 2 - La cognata 3 - La modella nello studio 4 - L’altalena