Un tale atto è pensabile solo come atto divino, come espressione di un tutto assoluto ed eterno. Ma l'arte è un fatto umano, è il prodotto di un mondo spirituale il quale si definisce in una personalità morale e perciò l'opera d'arte non è possibile considerarla indipendentemente da essa e dal tempo in cui è vissuta. Ora purtroppo le notizie biografiche di questo pittore la cui attività deve essere senz'altro notevole, è decisamente manchevole. Quello che si sa è vago ed impreciso e ci giunge attraverso la tradizione orale dei parenti. Giovanissimo, venne inviato all'Accademia di Brera di Milano ove ebbe condiscepolo Vespasiano Bignami insieme al quale collaborò nella esecuzione di certe incisioni per « l'Illustrazione Italiana ». Nel 1876 passò all'Accademia di S. Lucia di Roma ove apri uno studio iniziando la sua carriera d'artista. Nella capitale ottenne premi: medaglie d'argento, di bronzo; fu altresì premiato con medaglia d'oro da Vittorio Emanuele II «per una magnifica testa di uomo». Ed è evidente che a Roma ormai il suo nome godeva di una certa fama se alla morte di Vittorio Emanuele II e di Papa Pio IX venne invitato a riprodurre le loro sembianze e per Pio IX anche le scene del trapasso. (2) A 26 anni dipinse un quadro a olio intitolato « L'Odalisca » che inviò all'esposizione Universale di Parigi e fu premiata con medaglia d'oro. ( 1 ) Nel frattempo si sposò con una cugina diretta per la quale aveva nutrito una forte passione e la cui relazione era stata contrastata dai genitori. Questo amore e il dolore per la immatura scomparsa della adorata moglie morte per parto, segnarono un solco profondo nel suo animo. Dominato continuamente dallo sconforto per la morte dell'adorata compagna decise di accettare l'invito rivoltogli dalla rivista « L'Illustration » di Parigi a recarsi in quella città in qualità di disegnatore ufficiale dello stesso periodico, convinto di porre sollievo al suo profondo dolore. Nella capitale francese visse nove anni e si può dire che di quel periodo non è dato saper nulla. Sempre la stessa fonte cita due lettere provenienti da Parigi, senza indicare per altro le date, e cjie i parenti dicono non più esistere. Nella prima il pittore assicura i genitori di essersi ormai sistemato bene e di aver acquistato « molte cose occorrentegli per l'arte sua e libri di valore ...se voi vedeste come è bella la mia casetta... inizierò a fare lavori di mio capriccio... e che al suo ritorno avrebbero potuto constatare ciò che aveva saouto fare ». Nella seconda, che si riferisce all'ultimo periodo di vita parigina, avverte i parenti che si era deciso di lasciare Parigi per fare ritorno a casa sperando di guarire al clima balsamico d'Italia e che avrebbe portato con sè tutto ciò che possedeva. A Porto Maurizio, dove si era fermato durante il ritorno, il male lo colse Impetuosamente ed ivi morì In Via Nii:za il 22.2.1891 non ancora trentanovenne. Quando II padre, dopo due mesi dalla morte, giunse con la diligenza nella cittadina ligure, non riuscì a trovare nessun documento del figlio. Tutto era scomparso. Queste le poche notizie piuttosto frammentarie tramandateci oralmente dai parenti, insufficienti, indubbiamente, per ricostruire con un certo rigore la personalità del pittore. Della vita romana e dei probabili contatti con gli ambienti fiorentini, niente si sa. 32 Così dicasi di quella parigina. Ma nella capitale francese vi dimorò circa 9 anni e vengono spontanee le domande: Quale fu la sua attività? Quali circoli culturali ed artistici fre- quentò? In che misura l'ambiente parigino influì sul suo ulteriore sviluppo artistico? Quale il suo apporto? A questi interrogativi si potrebbe rispondere indagando a Roma e a Parigi. D'accordo, pon è cosa da poco, anzi direi ardua, ma possibile. Penso che in quelle biblioteche si potrebbero reperire cataloghi, giornali e riviste illu strate d'arte e di cultura dell'epoca. Il periodo parigino che va dal 1880 al 1891 non è poi lungo ed è caratterizzato da ricchi fermenti nnovatori. L'impressionismo infatti si è già imposto, ha trovato ormai la sua strade proprio come consapevole ricerca di ispirarsi alla vita in atto, non in quanto episodio e possibilità di narrazione, ma in quanto suggerimento di impressioni per mezzo di movimenti, di luci, di colori. Una vita dunque che l'artista amava ossevare con occhi nuovi, al di fuori dei modi e delle convenzioni della tradizione pittorica. Qual'è stata la reazione del Semeghini? Certamente avrà partecipato a mostre nei « Salons » allora così numerosi; avrà promosso personali e chissà che non sia stato anche ammesso al « Salon » ufficiale. Ferruccio Semeghini nipote del pittore, nato nel 1882, vivente e abitante a Virgilio, aveva circa nove anni quando Giuseppe Semeghini, padre di Defendi, ritornò da Parigi ove si era recato per visitare il figlio ammalato. Dalla viva voce del nonno e dalla narrazione di alcuni episodi, apprese come lo zio fosse stimato e conosciutissimo in quella grande città. Carolina Semeghini Mondadori, altra nipote, nata nel 1879, pure vivente e abitante a S. Benedetto Po, allora aveva 12 anni circa e si ricorda bene quando il nonno raccontava che Defendi era «ben sistemato» a Parigi: aveva una bella casa in via Principe n. 30 con due balconi pieni di fiori che teneva con molta cura, le cui pareti erano piene di quadri e alcune di esse dipinte. Penso pertanto che si potrebbero trovare pubblicazioni intorno alle mostre di quel periodo, riproduzioni di suoi quadri nei cataloghi o in riviste e giornali qualificati. Oltre a constatare appunto in quale misura l'ambiente parigino abbia influito sulla sua evoluzione spirituale, potremmo avere altresì una nuova dimensione del suo valore artistico. Nuovi dati bio-bibliografici potrebbero consentire una più completa ricostruzione della sua vita. A me pare che si debba promuovere una iniziativa del genere, sia per amore della verità e per deferenza alla memoria di questo illustre mantovano. Dobbiamo pensare che la produzione di questo pittore che a noi è data conoscere, riguarda in gran parte quella giovanile ed alcune opere del periodo romano eseguite all'età che va dai 26 ai 30 anni. E fra quest'ultime ve ne sono di veramente stupende, ccme i ritratti (moglie, cognata, bambina, l'autoritratto), «La Modella nello studio», «L'Altalena» (che rammenta «il pergolato» del Lega), «Il paesaggio invernale». Soprattutto i ritratti si presentano bene equilibrati, impostati dentro un saldo schema disegnativo che si svolge in virtù di una sicura scienza del chiaroscuro realizzando, magistralmente, la natura realistica e la struttura pittorica di ciascun soggetto. Con quello de « La Cognata », poi, indubbiamente la sua opera migliore, questo ancora giovane artista si presenta nel pieno posseso delle sue ragioni estetiche, delle sue qualità tipiche spirituali a della sua potenza espressiva. In questi e nelle altre opere citate dove il suo modo di considerare e di raffigurare con immediatezza ed assoluta sincerità la normale e perciò umana visione del reale, emerge un diffuso senso di dolcezza, d'amore e di raccoglimento, come se fosse preso da una sorta di religiosità nell'atto della sua creazione. Sia che egli rappresenti con intelligente scrupolo la 33