Questo non può dirsi della Gasparini. Facilmente lo spettatore sprovveduto non si ritrova nel difficile ed elaborato gioco formale, non riesce a penetrarlo, a leggerlo; vi vede un assieme di linee, colori, volumi senza ordine e ritiene che il caso operi sostituendosi alla cosciente creazione poetica dell’autore, per la sua incapacità a creare. Da ciò nasce il paradossale giudizio che lo spettatore formula sulla incapacità dell'artista a realizzare il quadro che invece è il risultato di una e'aboratissima indagine. Ed ha torto. L’amore per al sua terra è il motivo poetico comune delle opere della Gasparini esposte alla Biennale e si ripete con un ritmo che può sembrare monotono ed è invece sempre nuovo e approfondito nell’originalità continua delPinvenz ione formale, aderente all’ispirazione. Il guazzo, l'acquerello, la matita, inseguono, ricercano, fermano le fantasie poetiche dell’artista in opere che si richiamano a vicenda e rendono così più agevole la reciproca comprensione. Perciò bene ha fatto l’organizzazione della « Tiennale » a invitare la Gasparini con un gruppo omogeneo dei suoi lavori; come s’è visto non è un'artista facile e due o tre opere isolate non sarebbero state una presentazione sufficientemente organica. Il sottile colloquio dell’artista con lo spettatore, riesce solo così a fargli penetrare il significato della sua fatica e lo suggestiona, rive- landogli una personalità ben precisa. La Gasparini così non diventa anonima in una massa di ricercatori, molti dei quali sono giustificali solo per essere alla moda, e giunge fino al successo che l’attuale Biennale consacra. L’artista vive e lavora da anni a Venezia senza rimanere presa dal fascino di un ambiente così suggestivo; i suoi quadri rimangono l'espressione di un suo motivo che ha radici lontane nel tempo, quando a Mantova, con precoce sensibilità, godeva il fascino della terra dove ha passato la sua infanzia tra Motteggiana e Borgo forte. In questa zona la terra dopo il raccolto diventa, col suo colore intenso, la nota dominante dell’umido autunno, solo addolcita dal colore delle foglie secche che si trasformano in ricco e fertile humus e attenuano la violenza dei toni della campagna umida, arata in profondi, grossi solchi. In questo motivo poetico e suggestivo si giustifica e si spiega l’opera della nostra pittrice. Lontana da ogni convenzionalismo, non è facile accostarsi alla sua opera spoglia di qualsiasi particolare figurativo. Il sapore, il gusto, il profumo della terra sono resi con mezzi pura- mente pittorici che, badando all’essenza dei motivi poetici, non presentano alcun appiglio alla realtà contingente. Il colore della terra è il protagonista incontrastato, ma è talmente essenziale che si modula in infinite variazioni senza mai mutare. La terra è resa in un grigio caldo molto colorato, tormentata in infiniti aspetti di un colo e spezzato, ma sublimato da una costante serenità di espressione. LUIGI FRACCALINI Bruna Gasparini è nata a Mantova. Dopo aver partecipato a numerosi premi nazionali ed internazionali fra cui; XXIII i, XXIViXXVi Biennale internazionale d’arte di Venezia; V e VII Quadriennale di Roma, è presente a! premio « Graziano » nel 1953 e nel 1956. Nel 1955 tiene la sua prima personale alla Galleria « Bevilacqua La Masa » di Venezia. Nel 1955 tiene una seconda personale alla Galleria «Il Camino» di Roma. Dal 1957 partecipa a varie esposizioni in Italia e all’estero ; Nel 1958 tiene ancora una personale alla Galleria » Montenapoleone » di Milano e, nel 1959 alla Galleria « 3950 » di Venezia. Nullo stesso anno è presente a Parigi « Au 750 Salon » dove viene segnalata. Sempre nel 1959 è invitata alla Biennale di S. Marino. Nel 1960 tiene due personali : in gennaio a Torino, in ottobre alla Galleria « Il Canale» di Venezia. Partecipa in Germania a Mostre collettive di Pittori Veneziani ed è invitata alla « Mostra d’arte astratta internazionale » di Prato. Nel 1961 è invitata al premio « Giorgione-Poussin ». Nel 1952 partecipa alla mostra « Pittori e scultori italiani » di Beyrut. Nello stesso anno è presente con una personale a Bologna, e a Losanna. Partecipa alla Mostra « Pittori Veneziani » di Zagabria. Nel 1963 tiene una personale alla Galleria « L’Argentario » di Trento e nel novembre alla Galleria « Il Canale » a Venezia. Nel 1964 partecipa alla Biennale Internazionale d'arte di Venezia invitata con un gruppo di « gouaches ». Della sua attività hanno scritto i seguenti critici : Mersica, Padovani, Labò, Valeri, Breddo, Branzi, Arcangeli, Perocco, Scarpa, Borgese, Cruciani, Del Massa, Pallucchini, Guidi, Rizzi, Morucchio, Toniato, Dessy, Bernardi, Spiteris, Marchiori, Cariuccio, Galy-Carles, Peillex, Dragone, Manzari, Vaisecchi e altri. Opere sue sono conservate in parecchie collezioni private e pubbliche; fra l'altro nei Musei d’arte contemporanea di Venezia, di Roma, Teli Aviv, Eliat, Caifa. 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