antonio ruggero giorgi pittore Giorgi vive da circa trent’anni a S. Benedetto Po in un ritiro che, neU’ultimo decennio, è diventato quasi claustrale, dedicandosi nel modo più raccolto e meno appariscente alla sua attiva ricerca artistica. Questo raccoglimento, sempre più intimo col 'passar degli anni, è tale che il pittore non partecipa quasi più alla vita artistica, rendendo pressoché completo il suo isolamento. Austero nella figura e nel carattere, chiuso in un orgoglio legato alle sue origini contadine, ha sempre trovato difficoltà a stabilire quei particolari rapporti umani, che sono alla base della società commerciale di oggi; perciò appare a noi spaesato, tanto è schivo nell’esibirsi e nell’esibire le sue opere. Credo che solo pochi amici che lo vanno a trovare a S. Benedetto con assidua fedeltà e amicizia, Io conoscano veramente. Ciò non deve far pensare a Giorgi come ad un misantropo, che si isoli dal mondo per superbia e disprezzo degli altri. Tutt’altro: Giorgi è un artista e come tale vive nel suo mondo poetico; ma è anche un uomo e come tale cerca gli altri uomini, intreccia con umiltà, come è nel suo carattere, rapporti umani, vivi, ed è da questi rapporti con gli uomini, che più gli sono vicini nel mondo in cui ha sempre vissuto, Antonio Ruggero Giorgi ha settantotto anni. Nativo di Reggiolo, Giorgi vive ora a San Benedetto Po. Fu a Milano come imbianchino, a Verona alla « Vignaroli », a Parigi studente con Braque ed amico della miseria più nera, a Monaco sotto la guida di Kokocshka, a Messina quando il terremoto rase al suolo la città, in guerra sul Carso e si coperse di valore. Fu ancora a Praga con Carrà (nel ’29) in quella che doveva essere l'unica personale della sua vita. Poi osteggiato aspramente dai fascisti, ritornò contadino. Ma all'arte non ha mai rinunziato. E sono venuti i riconoscimenti internazionali, gli inviti e le partecipazioni alle Biennali, alle Triennali, alle Quadriennali, i premi colti un po’ dappertutto. che ha tratto l’ispirazione costante al, suo lavoro. Giorgi è il poeta del mondo contadino, della campagna mantovana fertile, ricca delle sue messi, vicina al Po che come un grande padre l’abbraccia e la circonda di sè, arricchendola. I contadini, i buoi nei campi al lavoro e nella stalla, gli strumenti e i frutti della terra, sono i motivi costanti che, con poche eccezioni, riempiono l’opera dell’artista. La sua attività si viene così snodando nel tempo come costante approfondimento nella ricerca di nuovi valori, sia nell’opera pittorica, che in quella grafica. Noi oggi troviamo l’amico Giorgi a S. Benedetto, nella sua villetta, e lì è il suo mondo, con la sua gentile compagna che, all'ombra del marito veglia su di lui, sulla sua quiete, perchè possa, l’artista, vivere, con tranquillità completa, la sua esperienza. Possiamo perciò affermare che dopo il frenetico peregrinare giovanile al quale l’inquieto, interno desiderio di chiarire sè a se stesso continuamente lo spingeva, ha trovato finalmente la serenità, che gli permette ora un lavoro che lo appaga. Figlio di contadini, sente la sua terra e il lavoro che la feconda, come qualcosa di intimamente suo da cui non è capace di staccarsi. L’opera sua più lontana che ci rimane, è un disegno che, nel già sicuro segno, contiene una guizzante figura di falciatore piena di non contenuta energia: è un contadino al lavoro. In una puntasecca l’artista ripeterà lo stesso motivo, ma con maggior efficacia, perchè il segno molto incisivo della punta d’acciaio sulla lastra metallica, dà un vigore che il morbido segno della matita non era capace di esprimere. La forza del segno e la sua straordinaria efficacia espressiva, saranno le costanti caratteristiche di un’opera che il tempo e l’esperienza, renderanno sempre più raffinata ed efficace. Da allora, e cioè da quando comincia a rendersi conto di avere qualcosa da dire, l’artista si scatena, e non è esagarata l’espressione. Fino a 17 anni vive nella nativa Reggiolo la vita operosa e sicura del contadino e lo aspetterebbe una vita tranquilla, anche se faticata, nei campi, garanzia di un avvenire non incerto. Ma c’è in lui qualcosa che lo distingue dai suoi coetanei, dagli amici; avverte la inquietudine che lo spingerà a lasciare ancora adolescente, l’ambiente famigliare. Diciassettenne, è a Mantova, ospite della cugina di sua madre, la signora Scaravelli Celesta. La vita nella sconosciuta città è durissima per lui, ancora scontroso contadino; ma scopre la validità della sua vocazione: ora che è solo con se stesso, avverte nell’esatta, misura l’importanza che ha l’arte per lui. Il suo primo contatto, diremmo da professionista, con la pittura, è piuttosto dimesso: dovrà fare l’imbianchino per vivere, e solo in un secondo tempo, farà il decoratore presso Martinenghi. Nei mesi in cui Giorgi è a Mantova, frequenta la scuola d’arte sotto la guida del professor Marusi; ma ha tratto poco dal maestro: i due erano troppo diversi. Giorgi è fondamentalmente un autodidatta, perciò non è capace di adeguarsi ad una qualsiasi disciplina scolastica. Ma il giovane non lo sa e cercherà ancora nella scuola quello che questa non gli può dare; la sua formazione artistica sarà pertanto legata al suo peregrinare in tale ricerca, e a me pare che l’esperienza di vita, che i vari contatti umani gli hanno permesso nei diversi paesi ove saltuariamente ha vissuto fino all'inizio della prima guerra mondiale, abbia contribuito in maniera decisiva alla formazione della sua personalità più che la scuola, felice mezzo di contatti con altre personalità. La sua opera di allora, pur con le sue ingenuità giovanili, è talmente attuale, che regge ancora al gusto di oggi, e non si può considerare superata anche di fronte alle esperienze artistiche più recenti. E’, il suo, un lavoro sofferto: rappresenta il lavoro col peso di tutta la fatica che questo comporta; è, la sua, la rappresentazione di una fatica dolorosa nello sforzo continuo, senza tregua, in una umanità in cui il bisogno è sempre presente, e solo nel lavoro di tutti i giorni c’è la possibilità di sopravvivenza. Nella sua opera grafica ,più che in quella pittorica, questo motivo è costante e penetrato, reso con efficace linguaggio. La sofferenza della fatica appare, non solo nelle sue manifestazioni esterne, cioè con descrizione di lavoro, ma più come sofferenza interiore, sempre contenuta ed estremamente dignitosa. Ciò si avverte in modo particolare nelle puntesecche che rappresentano la madre. Sono le sue, madri di contadini, figlie di contadini e contadine esse pure, in cui la sofferenza si segna maggiormente, perchè in loro avvertiamo che al travaglio del lavoro dei campi si somma il travaglio doloroso del parto. Si aggiunge cosi sofferenza a sofferenza, in un continuo crescendo che, afferrando lo spettatore, gli fa sentire ciò che l’artista ha sofferto nell’elaborazione della sua opera. Giorgi rimane a Mantova fino al 1907 e se ne va per adempiere agli obblighi militari. In questa occasione vive la tremenda esperienza del terremoto di Messina. Ui^a sua opera di quel tempo intitolata « Macerie di caserma », ci mostra con realismo la rovina che il cataclisma ha causato nella disgraziata città. Smobilitato nel 1910, fa il decora- 39