A. R. GIORGI Natura morta - olio 1962 ratori del movimento, forse perchè per la sua esperienza ormai cominciava a veder chiaro in sè, forse anche per la naturale modestia e ritrosia che ancora oggi gli impediscono di mettersi in mostra, forse per tutti questi motivi ed altri che non so, Giorgi si mantiene in disparte, anche se per mezzo di Boccioni, conosce prima Marinetti e poi Carrà. Anche a Parigi sarà assillato dalle ristrettezze economiche e per superarle farà persino il facchino. Ciò pure contribuirà a staccarlo dalla brillante colonia futurista italiana in cui dominava, con larghezza di mezzi, Marinetti. Tornerà in Italia allo scoppio della guerra, sì che sarà arruolato e parteciperà al conflitto, inquadrato nella terza armata sul Carso, mentre negli ultimi quattro mesi fu aggregato al 19° battaglione d'assalto, ove fu proposto per una decorazione al valore militare. Alla fine del conflitto è congedato e subito riprende la sua attività artistica. La sua pittura, malgrado la pausa bellica, appare arricchita. La sua sensibilità poetica è stata scossa dalla violenza del conflitto e il pittore possiede ancora qualche opera in cui esprime con rara efficacia gli orrori della guerra. Nel 1919 è a Brusatasso ove i suoi si sono trasferiti dalla originaria Reggiolo. Badando solo alla sua arte e a se stesso, l’artista rimane estraneo ai movimenti politici del periodo turbolento del dopoguerra, sicché, a un certo punto, non aderendo al movimento fascista, sarà da questo otteggiato. Intanto la sua famiglia è caduta nella più squallida miseria dopo la morte di tutte le bestie nella stalla. Il pittore dovrà perciò dedicarsi al lavoro dei campi per sopperire alle più urgenti necessità familiari. La sua attività artistica pertanto sarà ridotta, il che non impedisce che la sua opera cominci ad affermarsi fuori dell’ambiente provinciale: nel 1924 l’editore Ratta di Bologna, pubblicherà, in varie riprese, opere dell’artista, che così viene conosciuto in una cerchia più ampia. Verrà invitato a collaborare a « Il Selvaggio », la rivista diretta dal pittore Mino Maccari. Allraverso tale collaborazione viene in contatto con i pittori Rosai e Solfici con i quali sarà in corrispondenza per un certo tempo. Intanto attorno a lui, a Brusatasso, si forma una cerchia di amici artisti, fra cui Gorni che, pure lui, collabo-rerà a « Il Selvaggio» e Villani, della sui attività ho già parlato in occasione della sua personale al Mantegna. In questi attivi, anche se travagliati anni, riapparirà l’amico boemo, suo compagno a Monaco e a Parigi. Da lui invitato, Giorgi si recherà a Praga, ove viene in contatto diretto con la pittura francese da Corot a Rousseau, attraverso una grande mostra colà allestita. A Praga l’amico boemo organizzerà, nella primavera del 1929, una mostra collettiva di Giorgi e Carrà; Giorgi esporrà anche alle Biennali veneziane del 1928, 1930, 34, 36. Perciò, pur tra ristrettezze e difficoltà di vario genere, l’artista svolge la sua attività con affermazioni sempre più significative e, quel che più conta, la sua arte si snoda senza compromessi su un piano più alto e valido: appare ormai chiaro che l’artista ha trovato se stesso, il suo lin- 42 guaggio è maturo, e si adegua alla sua sensibilità poetica attuandosi con libertà e senza incertezze. E anche se non può, per ragioni contingenti, come le difficoltà del momento politico, mettersi in luce come dovrebbe, noi avvertiamo come la sua arte riesca, sul piano nazionale, ad imporsi con una certa continuità. Esporrà a tutte le Quadriennali, dal 1931 in poi, fino alla seconda guerra mondiale. Nel 1933 si sposa e accanto alla moglie trova, a S. Benedetto, la tranquillità che finora aveva invano cercato. E’ un artista affermato, i critici si sono accorti di lui e di lui parlano. Con questo non intendo dire che le difficoltà per l’artista siano terminate. Le responsabilità della famiglia gli impongono ora di lavorare anche su commissione; deve perciò abbandonare, almeno in parte, il soggetto dominante della sua opera; il lavoro nei campi. Farà ritratti, nature morte, paesaggi; ma questa è ,1a sola concessione che fa ad un gusto più corrente. Accanto all’allargamento dei motivi di ispirazione alla sua opera, si pone ora anche il difficile problema di un rinnovamento del linguaggio pittorico. Il lavoro dei campi, espressione costante di vigore e di forza, trovava in una materia coloristica particolarmente intensa in cui i contatti con l’impressionismo francese e l’espressionismo tedesco erano evidenti, il linguaggio più indicato; la necessità di rivolgersi ad altri oggetti, gli si pone perciò anche come problema di rinnovamento del linguaggio. Problema questo affrontato e risolto negli anni successivi, nel periodo in cui fiorisce il chiarismo lombardo. La nuova pittura che Giorgi viene elaborando è molto più luminosa e distensiva della precedente, esprime con motivi originali la sua sensibilità poetica che, resa abile da lunga esperienza, si è molto raffinata e, diventando più delicata, permette al pittore di intrecciare un nuovo linguaggio con una realtà più ampia: tale linguaggio non mi pare sia ancora oggi esaurito. Non corrisponde a questa evoluzione nella pittura un’analoga evoluzione in Giorgi incisore: le sue puntesecche si svolgono sempre nell’ambito dei suoi motivi originari con un approfondimento del linguaggio in senso espressionistico. La parentesi della seconda guerra mondiale accentua le difficoltà di vita per tutti, e anche per Giorgi che dovrà ricorrere all’insegnamento per vivere. Finita la guerra vincerà la prima edizione del premio Suzzara con l’opera « Buoi al sole ». Questo premio, ancor oggi fra i più vitali d’Italia, si può dire abbia, nel lavoro umano, motivo che Giorgi ha svolto in tutta la sua attività artistica, la sua ispirazione. Era giusto pertanto che Giorgi vincesse, anche quale atto di riconoscimento, la prima edizione del premio, che aveva avuto, fra gli organizzatori, persone già da tempo vicine a lui, come Villani e Zavattini. Sarà invitato alla Biennale Veneziana del 1948 ed esporrà alla quadriennale del 1951. Vincerà nel 1960 il premio « Mugello » e nel 1963 il premio alla mostra del « Nostro Po » col quadro « la piena del Po ». Oggi l’artista pare rinchiudersi sempre più in se stesso, e, chi lo vuol vedere, deve andare a casa sua dove, quasi solo, svolge, accanto alla sua compagna, la sua opera quotidiana. LUIGI FRACCALINI CITTA’ di MANTOVA —----------------------------------------------- hanno oollabormtoi------------ GIUSEPPE AMADEI, ALDO ANTONIOLI, VITTORIO BALESTRA, CIRO BAMBINI, CLAUDIO BASSANI, FAUSTA BETTINI, GIUSEPPE BORELLA, ANGELO CAMI, ETTORE CAMPOGALLIANI, GIULIANO CAVALIERI, WANDO DALLAMANO, GIOVANNI N. DAL-L’OGLIO, STENIO DEFENDI, MAURIZIO DELLA CASA, FRANCO FACCINCANI, SILVIO FERRARI, LUIGI FRACCALINI, ANTONIO FUCCI, MANLIO CABLIELLI, LUCIANO GEROLA, GISELLA GIRARDI, RENATO GIUSTI, DINO LANFREDI, GUIDO LA ROCCA, ERCOLANO MARANI, IVO MARETTI, RENZO MARGONARI, OTTORINO MOMOLI, FRANCESCO MORESE, UMBERTO MUSA, FRANCESCO PANELLI, ATTALO POLDI, BRUNO POLDI, ADOLFO POLTRONIERI, AURELIO V. REGGIO, TITO RIGHI, CARLA ROMANI, GILBETO ROSSETTI, GIANNI USVARDI, CARLO ZAN1NI, RINA ZANINI. 43