40 anni il nostro Paese. E voglio ricordarvi, non per noi che li abbiamo vissuti quegli anni, ma per le giovani generazioni, per i giovani che studiano, per i giovani che lavorano, per i giovani che saranno la generazione alla quale noi consegneremo il destino del nostro Paese, per la sua civiltà, per il suo grande orgoglio di portare il proprio contributo nel mondo, per la pace e la civiltà. Ebbene io leggo ai giovani i nomi di questi precursori che ci hanno additato la via del nostro dovere della nostra lotta: Francesco Zanardi, Pasquale Zanardi, Umberto Campana, Giovanni Zibordi, Enrico Dugoni, Tomaso Solci, Don Primo Mazzolali, Tito Zaniboni, Pietro Falchi, gli Insegnanti Guerra e Cessi; Guido Mazzali, Menotti Luppi, Arrigo Menotti, Tertulliano Lasagna, Alberto Pescarolo, Carlo Gasparini, Tomaso Borghi, Luigi Scalari, Zanini Arturo, Arturo Frizzi, Silvio Guada-gnin, Eugenio Dugoni e tanti altri. E’ a loro, è per loro, è dal loro esempio che noi abbiamo combattuto il fascismo, ma era una cosa molto difficile; gli agrari della provincia di Mantova erano i più brutali, i più malvagi, non si poteva più uscire di casa, nè di sera nè di giorno, eravamo all’indice di ogni diritto civile e questo non ci ha fatto perdere il nostro coraggio, la nostra forza d’animo perchè un ideale grande ci animava come ci anima oggi, anzi più oggi di ieri, e vorremmo che la generazione sapesse tutto quello che è accaduto in quei giorni, in quegli anni tormentati, uomini senza più casa, senza più domicilio, senza più a che lavorare, a che vivere, le nostre famiglie a carico dei nostri genitori, le nostre compagne offese brutalmente, costrette a ritornare ancora alla casa originale; noi abbiamo saputo affrontare con grande sacrificio, con silenzio, con serenità tutto questo, ma vorremmo insegnare ai giovani, agli studenti a sapere questa storia di tanti oscuri che non sono mai nominati, di tanti cittadini che non conosciamo nemmeno, quanto era grande il loro sacrificio; ce ne stato uno, un lavoratore che abitava sulla Fiera, che non sopportando più le torture, le bastonate, l’olio di ricino, l’olio di macchina, un giorno è andato vicino all’ospedale e si è svenato ed ha scritto col proprio sangue « viva il socialismo » sui gradini dell’ospedale; ebbene di fronte a questo fatto, di fronte ad un altro fatto ancora più febbrile: un giovane di Dosolo, Pietro Falchi, non può più vivere al suo paese, non può più lavorare, deve scappare, va a Milano, ma Natale era vicino e sapete il Natale si ripercuote un pò nel nostro cuore, nei nostri sentimenti; Natale vuol dire focolare unito; ebbene questo giovane affronta il rischio, torna al suo paese per salutare la madre, per vivere insieme 24 ore; i fascisti lo vengono a sapere e mentre egli saluta e abbraccia i suoi amici di infanzia e di lavoro del proprio paese in un locale pubblico viene affrontato da dieci masnadieri e viene ucciso sul colpo. Questi sono fatti che agghiacciano. Due operai di Roncoferraro, al Mulinello, dove ce un mulino, ci sono delle casette a destra, la strada va a sinistra, va verso Yillimpenta: c’è un giovane che va in un festival, si diverte, quando torna fuori dalla festa, anzi sulla festa medesima, i fascisti lo affrontano e gli dicono: « levati quella cravatta », era rossa, era scarlatta, i giovani amano i colori vivi, ma non aveva un significato simbolico per quel lagazzo; ebbene i fascisti lo aspettano fuori, ma egli si difende assieme a 4 o 5 suoi giovani amici, poi ritorna a casa come se nulla fosse accaduto; va a letto, dopo due ore arriva una squadra fascista di un altro paese chiamata telefonicamente, va alla casa di questo giovane e lo chiamano fuori, lo svegliano, svegliano i genitori; il padre era un uomo di esperienza, vede tutta questa gente attorno alla sua casa, perchè è bassa e dalle finestre si poteva vedere benissimo, e gli dice « cosa volete »: aprite, dobbiamo parlare con voi: ebbene quest’uomo non ha nulla sulla coscienza, va giù, apre la porta, il figlio sente questo trambustio, questo vocìo, si alza anche lui, vanno tutti e due verso la porta, come sono sulla porta li uccidono tutti e due. Questo è accaduto nell’Agosto del 1921; questi sono i fatti, e nella provincia di Mantova incidenti come questi ce ne sono a decine, sono 64 i caduti nelle contrade della nostra provincia. Ebbene la giovane generazione deve sapere queste cose, bisogna rievocarle non per dare a noi il merito, di aver difeso la libertà; noi non abbiamo fatto che il nostro dovere di cittadini; siamo paghi di quel che abbiamo fatto e non abbiamo mai domandato niente a nessuno; la maggior parte dei perseguitati mantovani sono poveri come erano prima e non hanno domandato, non hanno chiesto la ricono scenza della Patria, siamo paghi di aver fatto il nostro dovere perchè così ci hanno insegnato i nostri maestri e così siamo rimasti fedeli ai nostri ideali per la salvezza del nostro Paese. Non dovete dimenticare giovani; ci sono delle date storiche le quali dovete saperle, e le date storiche sono queste: il 10 Giugno 1924 Giacomo Matteotti viene ucicso alla Quarterella. Giacomo Matteotti era un deputato, era un rappresentante in Parlamento della popolazione di Rovigo, è stato ucciso dai sicari del fascismo; il 20 Marzo 1926 Giovanni Amendola muore per le torture ricevute, per le bastonate ricevute, per le violenze subite: il 27 Aprile 1937 Antonio Gramsci muore in carcere, in una clinica perchè moribondo ove era stato trasportato. Ebbene questi tre uomini hanno insegnato e insegnano alle generazioni nuove come si affronta ogni rischio, ogni pericolo pur di rimaner fedele alla propria bandiera; ma insieme a loro ci sono i fratelli Rosselli, trucidati in Francia per ordine del fascismo ; accanto a loro ce un sacerdote, il Parroco di Argenta Don Min-zoni, che non china il capo davanti ai fascisti del suo paese, ma dal pulpito dice che gli uomini non si devono uccidere per le loro idee; nessuno ha il diritto di uccidere; si muore per natura; 0