Don EUGENIO LEONI C22-3 - 1880 - 12-9 - 1943) Cippo eretto sul tuogo dove venne trucidalo Don Leoni Avv. LUIGI BALZO D. Della figura, della bontà, della tragica morte del mite don Eugenio Leoni. La bontà del Prof. Giusti mi ha chiamato qui, questa sera, non per narrarvi miei personali ricordi nè per dirvi che, a Mantova, nel 1919, io e l’Avv. Federico Savi fondavamo l’Unione del Lavoro prima ed il Partito Popolare poi. Mi ha chiamato perchè io dica se ho conosciuto e come Don Eugenio Leoni. Don Leoni è un nome! E’ un nome che fà riaffiorare alla mia memoria ricordi belli e tristi. Tutti i ricordi belli e tristi della mia famiglia. Di lui bisogna che vi tracci nel breve tempo concessomi, un modesto, piccolo ritratto, magari tratteggiandolo a colpi di spatola come usavano certi pittori dell’800 più o meno malfamato. Don Leoni nato a Schivenoglia, fu consacrato sacerdote insieme a Don Battaglia e, quando questi venne assegnato alla cappellanìa di S. Simone in Mantova, vi ospitò il suo caro amico Don Leoni. Allora io abitavo in Via G. Arrivabene, perciò, da bambino, ho visto nella mia casa paterna Don Leoni ed ho avuto la fortuna di conoscerlo in tenerissima età. Dirò meglio, (per essere più preciso) che ho avuto la fortuna di essere da lui conosciuto in quell’età perchè quasi ogni giorni lì si trovava con mio padre, anch’egli amatore della buona musica allorché frequentava la nostra casa anche quel Lucio Campiani che, allievo del grande Rossini, se fu uno sfortunato compositore di musica lirica, fu invece un fortunato compositore di musica sacra. Don Leoni, che gli era amico affezionato ed amante pure lui della buona musica, si era impegnato di istruirgli una piccola « schola cantorum », naturalmente a sue spese, con tanta pazienza, non poca fatica e disagio. Questa scuola s’impegnava di cantare le varie composizioni liturgiche del maestro Campiani: ad esempio le sette ultime parole di Cristo (quelle che allora venivano cantate nelle tre ore di agonia di ogni venerdì Santo nella chiesa di S. Leonardo od in quel magnifico tempio che è S. Andrea. Sin d’allora quindi si era impegnato a spendere tutta la bontà di cui era pervaso, per istruire giovani dalle voci bianche, tenori e bassi che si produssero anche per le grandi com-Dosizioni del maestro Perosi, in ispecial modo, per due solenni Messe pontificali che, dirette da Don Leoni, erano accompagnate dall’organo cui sedeva il vecchio e venerando Lucio Campiani. 13