me uscire da quei fatti, che dovevano da loro essere dominati. Per i giovani che ancora non sanno distinguere, nel caos, tutti hanno ragione. I colpevoli sono i grandi corruttori; ma i giovani questo non lo posso capire : da ciò gli sbandamenti che sono sempre costretti a pagare di persona, finche la vera vita si presenta senza equivoci e vanità. Il 1943, con le sue tragedie, aprendo alla realtà delle cose gli occhi dei giovani, determina una rottura col mondo nel quale stavano per entrare, distruggendolo e creando così un vuoto di fronte a loro : ecco il risultato del 25 luglio e del-l’8 Settembre 1943. Ci sono dei giovani che dopo la crisi hanno scelto di militare nella RSI; quelli che fecero la loro scelta in malafede, non meritano di essere considerati. Più interessano coloro che hanno scelto il nuovo fascismo dopo essersi accorti che il PNF non funzionava per ragioni, che ciascuno cercava di definire. Questi giovani miravano perciò ad un nuovo fascismo condannando quello vecchio e, pensando di poterlo purificare, subiscono ancora la suggestione dei vecchi fascisti che ancora li ingannano trascinandoli con le illusioni di ipotetiche riforme. Questi giovani sono così doppiamente ingannati, e servono solo da schermo col loro coraggio giovanile, a proteggere i loro corruttori. Vi sono, dalla parte avversa, i giovani che aderiscono alla Resistenza; quelli cresciuti in ambiente antifascista, non subiscono crisi e non hanno necessità di una scelta, perchè l’avevano già fatta. Ci sono anche coloro che arrivano al 25 luglio e al-l’8 settembre ancora irretiti dagli ingannevoli miti creati e imposti dal fascismo ; la crisi per loro è determinata dal contatto con la realtà, che distrugge l’inganno: lasciano il fascismo ed entrano nelle file della Resistenza, e questa ha aspetti diversi sotto l’unico denominatore antifascista: i militari scelgono di combattere contro i tedeschi o scelgono la prigionia, o si arruolano nel Corpo di liberazione con i nuovi alleati; altri aderiscono alla lotta nell’Italia occupata riunendosi ovunque in bande partigiane contro i tedeschi e i fascisti. Per tutti questi gruppi, di qualsiasi tendenza, c’è uno scopo solo: uscire presto dalla guerra, possibilmente con le proprie forze, per poter ricostruire, su basi nuove, giuste e più vere, il nostro paese onde evitare alle generazioni future, esperienze tristi come quelle passate. La nuova società avrebbe dovuto armonizzare le diverse posizioni in un ordine nuovo che fosse per ciascuno rispetto e garanzia della propria libera personalità, in un ambiente di vera giustizia sociale. Anch’io, nato nel 1917, in quel periodo ero giovane, ho avuto la mia crisi, ho fatto la mia scelta ed ho svolto questa attività. Rispondo così alla seconda domanda. Fin dall’ottobre 1943 avevo trattato con gli amici Campagna-ri, Giusti e Marradi per organizzare un’attività antifascista e antitedesca, ma fummo del parere di cercare contatti con altre formazioni già organizzate fuori di Mantova per poter svolgere una attività più proficua. Qualche mese dopo, verso la fine di gennaio 1944, venne da me il dott. Olivelli (1), mandato dal prof. Serini di Cremona (2), per chiedermi informazioni sulla situazione politica della nostra città e dintorni. Gli promisi il mio interessamento, ma non lo vidi più. Subito parlai dell'incontro con gli amici; subito ci organizzammo per dare informazioni, costituendo il primo nucleo del nostro gruppo. Nel febbraio mi recai a Cremona dal prof. Serini per avere direttive sull’azione da svolgere; ebbi allora l’ordine di adoperarmi per costituire il comitato di liberazione di Mantova. Conoscevo don Biancardi e con lui trattai per eventuali contatti col partito democristiano; l’on. Sandri (allora mio scolaro) mi fece conoscere Sedazzari del Partito Comunista; Giusti conosceva De Nicolai del Fronte della gioventù. Dopo un secondo colloquio col prof. Serini a Cremona vidi la possibilità di tentare la costituzione del CLN di Mantova. La prima settimana dopo Pasqua, in casa di Faccioli, ci fu una prima riunione cui parteciparono, oltre a me e a Faccioli per il partito Liberale, Sedazzari per il partito Comunista, De Nicolai per il F. d. g.. Il rappresentante della D.C. non venne. Era presente anche un giovane, di cui non ricordo il nome, presentato da Longfils, disposto ad organizzare e a coordinare l’attività militare. A causa della sfiducia reciproca non fu possibile organizzare un secondo convegno. Tornai piuttosto sfiduciato dal prof. Serini e da lui fui mandato a Milano dall’avv. Giustino Arpesani che mi fece avere successivamente un biglietto di presentazione per l’On. Momoli e per Don Berselli; in tal modo stabilii contatti sicuri con la D. C. di Mantova. Vestri mi presentò Cocconi del P. C. I.; con i socialisti venni in contatto per mezzo dell’amico Al-biero di Verona, che mi indirizzò dal dott. Vivenza, il quale mi presentò Camerlenghi. Stabiliti questi contatti, il giorno 7 luglio 1944, in casa di don Berselli organizzammo il CLN di Mantova, così costituito: Don Berselli rappresentante della DC.; Cocconi rappresentante del PCI; Camerlenghi rappresentante del PSI, Sedazzari rappresentante del F.d.G. e Campagnari rappresentante del PLI. Ai primi di agosto l’arresto di Don Berselli e la fuga di Cocconi mi costrinsero a cercare nuovi contatti. A rappresentare il PCI, conobbi allora Bertoni da Buscoldo detto « Terzi », l’On. Bertazzoni della D.C.. Ricostituito così, il CLN funzionò con alterne vicende fino alla liberazione della città. Accanto a questa attività prevalentemente politica, mi interessai dell’organizzazione militare e a questo scopo il prof. Serini mi presentò a un ufficiale cremonese che si faceva chiamare « S. Marco » (seppi in seguito che il suo nome (1) Il dott. Teresio Olivelli, arrestato durante la sua attivtià cospirativa, fu deportato in Germania, dove morì in un campo di concentramento. (2) 11 prof. Paolo Serini del Partito Liberale, fu tra i fondatori del Partito Radicale, docente universitario e giornalista ; è morto di recente.