scista che fosse. Erano studenti, operai, contadini, poveri, borghesi o ricchi come il Pascoli, così si faceva chiamare quel grande e grosso diciassettenne figlio di un industriale di Firenze che vidi morire con quella sua faccia bonacciona, o come Cristian, figlio deH’industriale Pellizzari, che mentre era di guardia fischiava sempre la 5a sinfonia. E che dire allora di quelli che in identiche condizioni capitava di incontrare faccia a faccia ed erano facce note nei rastrellamenti, ma che salivano lungo i costoni del lago Maggiore con la morte sulla camicia nera ? Ma... Forse quei giovani non avevano incontrato Felice Barbano, o non lo avevano inteso... E tutti si era veramente uguali, tutti ci si trovava d’accordo in quel tentativo di riscattare l’onore perduto; bastava però che fosse catturato un fascista noto come spia e che si dovesse decidere della sua sorte, per intravedere i futuri contrasti. E allora l’intellettuale avrebbe voluto giustizia con il codice alla mano mentre gli altri, i più semplici, volevano giustizia senza aggettivi, ma purché fosse fatta. L’orgoglio per questa repubblica Ossolana, la prima creata veramente dal popolo, ebbe breve durata. La fame, la mancanza di armi resero possibile il ritorno fascista. Eppure per accogliere gli aiuti alleati era stato allestito un comodo campo di atterraggio... Con la fine della guerra tutti questi giovani, che avevano partecipato a quei movimenti spontanei e grazie ai quali la fine del conflitto potè assumere l’aspetto di una vittoria, tornati a casa rientrarono in silenzio nella normalità e in silenzio assistettero agli interminabili processi alla Resistenza mentre i fascisti riorganizzavano il proprio partito e i propri sindacati per tentare di stendere ancora tragiche trappole alle nuove generazioni. Questi nostri interventi non vogliono avere lo scopo di attribuire meriti ma soltanto vorrebbero costituire materiale, seppur scarno e confuso, per un quadro semplice ma il più possibile reale della Resistenza come vorremmo fosse portato a conoscenza dei giovani di oggi- Geom. SPARTACO SPAGGIARI D. Azioni, contatti nell'ambito del « Cruppo Barbano *. Arresto, prigionia, deportazione a Dachau. Vita nel campo. Si era nel Marzo 1944. Impiegato in una azienda di Verona, mi portavo giornalmente nella città scaligera, dal mio domicilio 28 abituale di Mantova; collega d’impiego era l’amico concittadino Geom. Franco Finetti. Mentre un giorno passeggiavo sul « Listone » incontrai l’amico Finetti in compagnia di un tizio che pur sotto il trucco dei baf-fetti, occhiali neri, capigliatura bruna, riconobbi immediatamente per il caro amico comune Felice Barbano, da tempo dato per irreperibile. In realtà il Barbano, varcate le linee, si era portato nel Sud ove aveva frequentato un corso speciale per essere paracadutato poi nel Nord ed organizzare, per conto dellTntelligence Service, l’attività di informazioni e collegamento con la Resistenza. L’incontro con l’amico Barbano, che ora si faceva chiamare Gino Brunetti, fu tra i più cordiali; lo stesso Felice mi corse incontro con quella sua classica giovialità che lo distingueva fra tutti, non nascondendo la sua veste di « ribelle », o per meglio dire di Partigiano combattente. E non fu difficile, per Lui, data la vecchia amicizia che ci legava, convincermi a collaborare all’attività che stava per intraprendere, non dimentico anche del mio pensiero in materia. In quel periodo il mio andirivieni giornaliero Mantova-Vero-na mi aveva trasformato in portatore d’ordini e documenti per conto dei C.L.N. di Mantova, di Verona e della missione « Alex » di cui Barbano era a Capo, missione che rivestiva un carattere preminentemente militare dipendendo dall'Ufficio Informazioni delle Forze Armate Alleate di stanza nellTtalia occupata del Sud. L’attività del Gruppo Barbano era molteplice; collegamento coi vari C.L.N., coi G.A.P. di Mantova e Verona, nonché la trasmissione di informazioni militari direttamente al Comando Alleato a mezzo di una radio rice-trasmittente che veniva spostata periodicamente fra Mantova e Verona. Era la famosa « radiolina » di cui tutti parlavano allora, radiolina che a mo’ di pacchetto trasportavo sul manubrio della bicicletta da una località all’altra; parecchie volte fu ospite di casa mia. In quel di Verona collaborai al confezionamento di cariche esplosive che servirono a varie azioni dimostrative, nonché alla preparazione delle armi che vennero impiegate dal G.A.P. di Verona per la liberazione dell’On. Roveda dalle Carceri degli Scalzi. Mi è cara l’occasione per ricordare i compagni caduti in quell’azione. Il 3 Agosto 1944 la radiolina venne localizzata presso la Chiesa di S. Gervasio e quasi tutto il Gruppo venne arrestato. Il radiotelegrafista Ferraiolo arrestato sul posto mentre Don Porcelli e altri amici facevano in tempo a fuggire. Immediatamente le S.S. si portavano in Via Corte, sede del C.L.N., ed arrestavano Don Berselli e Salvadori. Nella nottata si portavano a Verona, ed a Borgo S. Massimo mettevano le mani su Barbano, Finetti e Boselli. Il mattino seguente, buon ultimo, fui arrestato anch’io. Tutto il