azione di tredici volontari bersaglieri (scusate se ci ricasco, è un vizio) che scalarono Monte Castelnuovo, rimasero cinque giorni senza mangiare, e scalarono in condizioni proibitive di tempo perchè c’era una terribile bufera di neve il monte minato; sopra cerano gli Alpenjäger, specialisti della montagna e noi gente della pianura, (personalmente non avevo mai visto una montagna in vita mia); eravamo in due mantovani, rimanemmo cinque giorni, finché fummo raggiunti da una pattuglia di arditi che conquistò tutto il Monte Castelnuovo. Questo diede la possibilità agli alpini di iniziare le operazioni che portarono alla conquista di Monte Marrone, Monte Mare sino al Monte Meta. Dovete pensare che eravamo tutti vestiti in divisa di tela cachi ; ci fu un bello spirito che al generale Clark, mi pare, disse che erano ottimi perchè impermeabili, erano due anni che non le lavavamo, forse era questa la ragione... Quest’azione sui monti del Parco Nazionale d’Abruzzo permise agli americani e alle truppe alleate di aprirsi la strada verso Roma. Le azioni continuarono perchè poi ci portarono, in un secondo tempo, assieme ai polacchi del generale Anders e ci collocarono sul litorale adriatico; il Corpo Italiano di Liberazione conquistò e liberò, esatta parola, Teramo, Aquila, Viterbo (salto i tempi), Fabriano, Tolentino, Urbino, Jesi — 10 Giugno-20 Giugno 1944 (mi ricordo la fabbrica dei fiammiferi, per poco non ci bruciai dentro...). E così finì, come dissi prima, nel Settembre del 1944 la seconda fase. Nella terza, il Corpo di Liberazione Italiano era composto da 25.000 uomini, portati di nuovo a riposo nell'Italia meridionale e precisamente a Piedimonte d’Alife; dopo di che, il Corpo Italiano di Liberazione, venne trasformato in sei gruppi di combattimento, dai quali nacquero in un secondo tempo anche la divisione Mantova e la divisione Friuli, e la Legnano. Dopo una prima tappa a Bracciano furono spostati sulla Futa, e da lì conquistarono Bologna dove entrarono per primi i bersaglieri assieme a partigiani ddl’Appennino tosco-emiliano; poi continuando nell’avanzata si disposero su varie direttrici, e praticamente per il nuovo esercito italiano la guerra finì a Bolzano al Passo dello Spluga e a Torino. Questo in poche parole è tutto quanto ha fatto l’esercito italiano in quel periodo. Man mano che noi salivamo al nord le popolazioni, al contrario della popolazione pugliese che ci aveva accettato molto bene, ma non aveva conosciuto la guerra, la popolazione del centro e del nord Italia, che aveva subito una dittatura militare da parte dei tedeschi, ci accolse sempre con entusiasmo; ricordo per esempio le scene di Chieti, quando a mezzanotte entrando con gli autocarri, le donne, benvenute, si precipitarono sui nostri autocarri in camicie da notte (una delle scene più carine che io abbia mai visto in tutta la mia vita: i lupi affamati che salivano al nord, mi ricordo). Ad ogni buon conto in ogni parte trovammo sempre desolazione e un grande entusiasmo per l’arrivo dei così 36 detti « liberatori »; eravamo liberatori nel vero senso della parola, perchè portavamo in quel momento la tranquillità; ed era l’unica cosa che tutti volevano in quel momento;più che il timore della fame volevano tranquillità, poter dormire di notte e non dover fuggire continuamente da una parte e dall’altra. Comportamento dei bersaglieri: Il 51" battaglione dei bersaglieri era una scuola di allievi ufficiali che da Marostica era stata spostata, come ho detto prima, nell’Italia meridionale, e fu sorpresa dall’armistizio a Bitonto di Bari. Erano circa 300 ragazzi con 15-16 ufficiali. Accogliemmo nelle nostre file anche degli sbandati, sbandati sotto un certo punto di vista: per esempio io mi ricordo perfettamente 9 allievi dell’Accademia navale di Livorno ed altri ragazzi che venivano dalla fanteria, e dai paracadutisti, ed un vivo ricordo era questo : che noi bersaglieri avevamo il fez rosso ed i nuovi non avevano il fez, e allora se lo fecero e se lo cucirono con le pancere che erano verdi e lo pitturarono di rosso credo coll'iride ; mi ricordo che quando pioveva ridiventava verde, allora furono battezzati da noi « pancermen »; e questo era una fonte continua di episodi divertenti prima di andare in linea. A S. Agata dei Goti, dove andammo per prepararci al primo combattimento, rimanemmo circa un 15-20 giorni dopo di che ci portarono il 6 Dicembre 1943 a Mignano di Montelungo. Il fronte lì era fermo da circa 45 giorni, e andammo a sostituire con un Btg. di Fanteria ed una compagnia di Bersaglieri la 36a divisione americana; di fronte avevamo dei buoni clienti, era il 3° battaglione Panzer-Grenadieren, reduce da Stalingrado, ed i paracadutisti della Goering. Essendo lì da circa 45 giorni avevano bloccato completamente la strada verso Cassino e si erano asse-ragliati su Monte Maggiore, Colle S. Giacomo e Montelungo. Avevano a disposizione caverne di roccia viva, putrelle di ferro, rotaie rinforzate da roccia, mortai, postazioni di armi automatiche in caverna, e col fuoco incrociato, dominavano completamente la pianura: noi eravamo allo scoperto. Arrivammo di sera e avemmo solamente un giorno a disposizione perchè il governo italiano aveva molta fretta. Due pattuglie, poi l'attacco: attaccò diretta-mente Montelungo il 67" reggimento di fanteria mentre la II" compagnia dei bersaglieri rimase sul fianco sinistro, a protezione, lungo la ferrovia, e avanzammo — mi ricordo — su colle S. Giacomo; l’attacco riuscì pienamente, però altrettanto come era ben riuscito all’inizio, all’improvviso fu seguito da un rovesciamento: i tedeschi uscirono dalle loro caverne e approfittando della nebbia, che aveva impedito all’aviazione di aiutarci in quanto la visibilità era nulla, (avevamo attaccato verso le cinque del mattino ed alle sette, quando noi aspettavamo gli americani per poter consolidare le nostre posizioni ci venne a mancare l’aiuto decisivo) determinarono un rovesciamento di fronte. Fu decisiva l’esperienza della gente che avevamo davanti (dovete tener conto che i bersaglieri del 51° erano al loro battesimo del fuoco, perciò esperienza zero; il 67° reggimento fanteria cominciò a retrocedere pri-